Papa Francesco ringrazia gli infermieri italiani: “Tante vite si salvano grazie a voi!”

Papa Francesco ringrazia gli infermieri italiani: “Tante vite si salvano grazie a voi!”

Papa Francesco ringrazia gli infermieri italiani: “Tante vite si salvano grazie a voi!”
Udienza privata all'Aula Paolo VI per 6.500 infermieri guidati dalla presidente Fnopi. Il Papa ha elogiato gli infermieri per la "relazione diretta e continua con i pazienti" e ha ammonito chi gestisce la sanità: "Un elemento che rende gravoso e talora insostenibile lo svolgimento della professione è la carenza di personale, che non può giovare a migliorare i servizi offerti, e che un’amministrazione saggia non può intendere in alcun modo come una fonte di risparmio". IL DISCORSO DEL PAPA, IL SALUTO DELLA PRESIDENTE FNOPI.

“Tante vite si salvano grazie a voi! Perché state tutto il giorno lì, e vedete cosa accade al malato. Grazie di tutto questo!”

Papa Francesco si è rivolto così agli infermieri che ha incontrato nell’Aula Paolo Vi in udienza privata:  6.500 guidati dal Comitato centrale della Federazione Nazionale degli Ordini e dalla Presidente, Barbara Mangiacavalli che ha offerto al Santo Padre come dono simbolico una prima edizione del 1.700 della vita del patrono degli infermieri San Camillo De Lellis.

“Sono lieto di incontrarvi e, prima di tutto, vorrei esprimervi la mia riconoscenza e la mia stima per il lavoro così prezioso che svolgete verso tante persone e per il bene di tutta la società. Grazie, grazie tante!”, ha premesso il Santo Padre.

Il Papa ha salutato la “neonata” Federazione degli Ordini, come l’ha definita e benedetto i lavori del suo primo congresso che si apre lunedì 5 marzo, ma ha sottolineato soprattutto il lavoro degli infermieri e la sua importanza per le persone che assistono.

“È davvero insostituibile – ha detto Papa Francesco – il ruolo degli infermieri nell’assistenza al malato. Al pari di nessun altro, l’infermiere ha una relazione diretta e continua con i pazienti, se ne prende cura quotidianamente, ascolta le loro necessità ed entra in contatto con il loro stesso corpo, che accudisce. È peculiare l’approccio alla cura che realizzate con la vostra azione, facendovi carico integralmente dei bisogni delle persone, con quella tipica premura che i pazienti vi riconoscono, e che rappresenta una parte fondamentale nel processo di cura e di guarigione”.

Il Papa si è rivolto agli infermieri sottolineando che “prendendovi cura di donne e di uomini, di bambini e anziani, in ogni fase della loro vita, dalla nascita alla morte, siete impegnati in un continuo ascolto, teso a comprendere quali siano le esigenze di quel malato, nella fase che sta attraversando. Davanti alla singolarità di ogni situazione, infatti – ha continuato -, non è mai abbastanza seguire un protocollo, ma si richiede un continuo – e faticoso! – sforzo di discernimento e di attenzione alla singola persona. Tutto questo fa della vostra professione una vera e propriamissione, e di voi degli “esperti in umanità”, chiamati ad assolvere un compito insostituibile di umanizzazione in una società distratta, che troppo spesso lascia ai margini le persone più deboli, interessandosi solo di chi ‘vale’, o risponde a criteri di efficienza o di guadagno”.

“Stando con i malati ed esercitando la vostra professione – ha aggiunto il Papa – , voi toccate i malati e, più di ogni altro, vi prendete cura del loro corpo. Quando lo fate, ricordate come Gesù toccò il lebbroso: in maniera non distratta, indifferente o infastidita, ma attenta e amorevole, che lo fece sentire rispettato e accudito. Facendo così, il contatto che si stabilisce con i pazienti porta loro come un riverbero della vicinanza di Dio Padre, della sua tenerezza per ognuno dei suoi figli. Proprio la tenerezza: la tenerezza è la “chiave” per capire l’ammalato. Con la durezza non si capisce l’ammalato. La tenerezza è la chiave per capirlo, ed è anche una medicina preziosa per la sua guarigione. E la tenerezza passa dal cuore alle mani, passa attraverso un ‘toccare’ le ferite pieno di rispetto e di amore”.

Ma il Papa non ha dimenticato i problemi che tutti i giorni affrontano gli infermieri nella loro professione, dando anche una tirata di orecchi a chi gestisce e programma la sanità. “Non stancatevi mai di stare vicini alle persone con questo stile umano e fraterno, trovando sempre la motivazione e la spinta per svolgere il vostro compito. Siate anche attenti, però – ha affermato con forza -, a non spendervi fino quasi a consumarvi, come accade se si è coinvolti nel rapporto coi pazienti al punto da farsi assorbire, vivendo in prima persona tutto ciò che accade loro. Quello che svolgete è un lavoro usurante, oltre che esposto a rischi, e un eccessivo coinvolgimento, unito alla durezza delle mansioni e dei turni, potrebbero farvi perdere la freschezza e la serenità che vi sono necessarie. State attenti! Un altro elemento che rende gravoso e talora insostenibile lo svolgimento della vostra professione è la carenza di personale, che non può giovare a migliorare i servizi offerti, e che un’amministrazione saggia non può intendere in alcun modo come una fonte di risparmio”.

Papa Francesco davanti ai 6.500 infermieri ha anche avuto un momento di commozione personale ricordando un episodio della sua vita: “Vorrei rendere omaggio – ha detto il papa agli infermieri – a un’infermiera che mi ha salvato la vita. Era un’infermiera suora: una suora italiana, domenicana, che è stata inviata in Grecia come professoressa, molto colta… Ma sempre come infermiera poi è arrivata in Argentina. E quando io, a vent’anni, ero in punto di morte, è stata lei a dire ai dottori, anche discutendo con loro: “No, questo non va, bisogna dare di più”. E grazie a quelle cose, io sono sopravvissuto. La ringrazio tanto! La ringrazio. E vorrei nominarla qui, davanti a voi: suor Cornelia Caraglio. Una brava donna, anche coraggiosa, al punto da discutere con i medici. Umile, ma sicura di quello che faceva. E tante vite, tante vite si salvano grazie a voi! Perché state tutto il giorno lì, e vedete cosa accade al malato. Grazie di tutto questo!”.
 

03 Marzo 2018

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