Patto Salute. Aim: “Bene Grillo su clausola salvaguardia. Ma occorre realizzare in tutte le Regioni un pieno sviluppo del territorio”

Patto Salute. Aim: “Bene Grillo su clausola salvaguardia. Ma occorre realizzare in tutte le Regioni un pieno sviluppo del territorio”

Patto Salute. Aim: “Bene Grillo su clausola salvaguardia. Ma occorre realizzare in tutte le Regioni un pieno sviluppo del territorio”
"Se le aree di emergenza degli ospedali sono sovraccaricate da accessi è perché il territorio non fa un filtro adeguato! È venuto il momento che la politica si assuma le proprie responsabilità in ottica di sistema. Occorre inoltre stabilire quale sia il disegno complessivo dell’organizzazione delle cure che si vuole dispiegare. Ed è sulla base di questo che si dorvranno calcolare i fabbisogni di personale". Questo il commento dell'Associazione italiana medici.

"Bene la presa di posizione del Ministro Grillo nei confronti del Mef sulla clausola di salvaguardia inserita nel Patto della Salute. Ma non basta! Occorre andare oltre, dando seguito alla piena applicazione, e senza più deroghe, di quanto previsto dal DM 70/2015, e realizzando in tutte le Regioni un pieno sviluppo del territorio: al crescente e progressivo invecchiamento della popolazione conseguono sempre più crescenti bisogni assistenziali di una popolazione caratterizzata da un esponenziale ed inarrestabile incremento delle cronicità e delle disabilità e, quindi, del carico di malattia e della frequenza di erogazione delle prestazioni socio-sanitarie richieste dai cittadini".
 
Queste le dichiarazioni dell’Associazione Italiana Medici (Aim) sulla bozza di Patto per la Salute circolata la scorsa settimana.
 
"Ed atteso che per ragioni macroeconomiche le risorse saranno sempre più limitate in futuro, non si può pensare di continuare a mantenere un assetto sbilanciato a favore delle cure ospedaliere, come ancora avviene in molte Regioni. Se le aree di emergenza degli ospedali, in molte realtà, sono sovraccaricate da accessi è perché il territorio non fa un filtro adeguato! È venuto il momento che la politica, tutta ed a ogni livello, si assuma le proprie responsabilità in ottica di sistema".

Per l’Aim questi aspetti sono strettamente legati alla carenza di medici disponibili a lavorare in Medicina e chirurgia d’accettazione e urgenza (MCAU) o negli ambiti assistenziali “non attrattivi”, poiché caratterizzati da ritmi massacranti, rischi e responsabilità eccessivi rispetto ai riconoscimenti, mentre i medici sono più attratti da ambiti più “safe” o “smart”, come quelli che si rinvengono nel privato.
 
"Si metta in campo un programma straordinario di riconversione delle professionalità specialistiche in esubero esistenti, nonchè di formazione complementare di quei medici che, seppur in assenza di un diploma di specializzazione, hanno sopperito alle lacune del sistema, ammettendoli in sovrannumero alle scuole di specializzazione e scomputando loro parte del percorso a seguito del riconoscimento delle competenze acquisite – propone l’Aim – . Le Regioni censiscano annualmente gli ambiti critici per insufficiente dotazione di personale medico strutturato, nonché i medici non strutturati da riconvertire o da formare. Un siffatto sistema consentirebbe, da un lato, di evidenziare il variegato quadro di differenze tra Regioni e per ambito specialistico e, dall’altro, favorirebbe una migliore comunicazione e la mobilità interregionale dei medici strutturati e non. A tal fine, il Ministero della Salute realizzi una piattaforma informatica per favorire e monitorare i flussi di professionisti all’interno del Paese: tale sistema consentirebbe di ridistribuire le risorse umane nei vari territori e di garantire la necessaria trasparenza nelle procedure di mobilità del personale strutturato".
 
"Tutte queste proposte – prosegue l'Aim – erano già state avanzate nelle sedi istituzionali, ma rimangono inascoltate. Le emergenze vanno affrontate a partire dall’ottimizzazione delle risorse esistenti, nel rispetto dei principi di appropriatezza (clinica ed organizzativa) e non mantenendo in vita ospedali periferici (ad esempio quelli con punti nascita sotto in 500 parti) al mero scopo di coltivare un consenso politico locale, realizzando di contro una coraggiosa azione di riconversione verso un sistema efficiente di cure primarie ed intermedie (Case della Salute, Ospedali di Comunità, ecc.). Parte delle risorse liberate, a seguito del riordino, potrebbe essere quindi utilizzata dalle Regioni per incentivare il lavoro nelle realtà disagiate o usuranti".
 
Inoltre, per l’Aim, "ben venga una riforma organica della formazione pre e post-lauream dei medici, sia specialistica che specifica di medicina generale, consentendo un ingresso in tempi più brevi nel mondo del lavoro e garantendo adeguati standard qualitativi di formazione, nonché i giusti riconoscimenti ai giovani medici. Tuttavia, occorre prima stabilire quale sia il disegno complessivo dell’organizzazione delle cure che si vuole dispiegare da qui ai prossimi due lustri. Ed è sulla base degli scenari futuri e dei nuovi assetti organizzativi che si dovrà esitare una adeguata pianificazione del fabbisogno di medici e specialisti, alle cui fondamenta dovrebbero esserci l’accesso programmato e variabili ineludibili quali l’innovazione tecnologica ed il task shifting, e non le velleità della politica, delle lobbies professionali o di chi gestisce la formazione. In ultimo, e non da ultimo, la valorizzazione delle competenze e della qualità delle performance degli operatori sanitari sia al centro di una riforma di sistema del nostro Ssn pubblico, che sia finalmente scevro da influenze politiche clientelari e sempre più competitivo in Europa".

10 Giugno 2019

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