Pensionati ‘spendaccioni’ secondo Inps? Legali C&P: il vero nodo è la legittimità del TFS a rate

Pensionati ‘spendaccioni’ secondo Inps? Legali C&P: il vero nodo è la legittimità del TFS a rate

Pensionati ‘spendaccioni’ secondo Inps? Legali C&P: il vero nodo è la legittimità del TFS a rate

Tfs a rate ai dipendenti pubblici per "evitare spese folli", dopo le affermazioni contenute nella memoria difensiva dell'Inps di fronte alla Corte Costituzionale si scatenano le proteste. C&P: "Ridurre così il dibattito è fuorviante"

“Ridurre il dibattito sul TFS (Trattamento di fine servizio) a una questione di pensionati “spendaccioni” è fuorviante. La vera questione è la legittimità costituzionale del pagamento differito e rateizzato di somme già maturate”, lo dichiarano i legali di Consulcesi & Partners (C&P), commentando il giudizio in corso davanti alla Corte Costituzionale.

Il giudizio nasce da due ordinanze di rimessione alla Consulta adottate dai TAR del Lazio e delle Marche nell’ambito di ricorsi promossi da ex dipendenti pubblici in attesa da anni della liquidazione del TFS.

La vicenda nasce da una normativa che, per esigenze di finanza pubblica, ha introdotto il differimento dell’erogazione del Trattamento di Fine Servizio rispetto alla cessazione dal servizio. Gli importi non vengono corrisposti immediatamente e, se superano certe soglie, sono pagati in più tranche.

Negli atti difensivi presentati dall’INPS, alcuni riferimenti hanno suggerito che il differimento sia giustificato dalla presunta “tendenza dei pensionati a spendere subito le somme”, insinuando un comportamento poco razionale nella gestione delle liquidazioni.

Secondo C&P, però, questa rappresentazione non coglie il punto reale: «Il TFS è salario differito maturato durante la carriera. La questione sottoposta alla Consulta riguarda la legittimità del differimento e della rateizzazione rispetto ai principi costituzionali, non le abitudini di spesa dei beneficiari».

Il nuovo giudizio davanti alla Consulta deve stabilire se la normativa sia compatibile con i principi di ragionevolezza, proporzionalità e tutela della retribuzione differita, anche alla luce del protrarsi nel tempo del meccanismo di rinvio e della frazionatura degli importi.

Sul piano economico-finanziario, osservano i legali, il differimento pluriennale e la rateizzazione hanno un impatto concreto sul valore reale della prestazione. «In presenza di inflazione, ricevere una somma dilazionata nel tempo non equivale a percepirla integralmente al momento della cessazione dal servizio. Non è questione di comportamento del pensionato, ma di tutela del potere d’acquisto e del flusso reddituale futuro».

La decisione della Corte Costituzionale chiarirà quindi i limiti di legittimità del differimento e della rateizzazione del TFS, con possibili riflessi sull’equilibrio tra esigenze di finanza pubblica e tutela dei diritti patrimoniali dei lavoratori pubblici.

18 Febbraio 2026

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