Basta discriminazioni nei confronti del personale del Ssn che opera nelle strutture amministrative. Lo chiede con forza la Fedir, Federazione Dirigenti e Direttivi Pubblici, in una nota inviata alla Conferenza delle Regioni per contestare in riscontro al Documento di analisi e proposte in tema di personale del Ssn. “Ancora una volta, come sempre, il documento ignora totalmente una categoria di personale che non solo è del tutto presente nel SSN ma che – a dispetto del totale silenzio sul suo ruolo – svolge una attività senza la quale né medici, né infermieri, né tutto il restante personale sanitario potrebbe muovere un solo dito per il cittadino. Mi riferisco al personale che opera nelle strutture amministrative”, scrive il segretario generale della Fedir, Elisa Petrone.
Per “personale che opera nelle strutture amministrative” si intende “non solo la dirigenza dei ruoli Professionale, Tecnico ed Amministrativo (capi del personale, responsabili del bilancio, direttori dei lavori e dei servizi informatici, provveditori ed avvocati ed in genere tutti coloro che dirigono la tecnostruttura delle aziende sanitarie) – che questa OS rappresenta in modo assolutamente maggioritario – ma anche al personale amministrativo del comparto (assistenti e funzionari amministrativi) che di tale tecnostruttura costituiscono l’ossatura”.
Questo personale, ricorda Petrone, è stato “totalmente ignorato durante il COVID (non ha avuto alcun finanziamento aggiuntivo sotto alcuna forma né alcun rifinanziamento dei fondi contrattuali come invece operato per il personale sanitario dirigenziale e non), decimato da anni ed anni di tagli di organici mai rimpiazzati e su cui si è fatto il solo vero risparmio (visto che per la componente sanitaria si è invece sostanzialmente operata una mera partita di giro dal pubblico al privato) e che con il PNRR è interessato da una pesante migrazione verso Regioni e Ministeri – che offrono condizioni di lavoro infinitesimamente più vantaggiose – alla ricerca di condizioni di lavoro professionalmente ed economicamente più gratificanti. Fenomeno messo nero su bianco anche dal Presidente dell’Aran”.
E non va ignorato che “il conto annuale dello Stato è impietoso: la dirigenza dei ruoli PTA del SSN ha 20.000,00 euro netti di stipendio in meno rispetto agli omologhi dirigenti di Regioni e Comuni eppure nessuno si sta preoccupando di riequilibrare questo scompenso che sta portando i più “fortunati” ad abbandonare gli uffici del SSN”.
Le risorse necessarie pe riequilibrare il gap economico della dirigenza PTA rispetto agli omologhi dirigenti regionali ammontano a “117 milioni di euro (su 136 miliardi di fondo sanitario)”, spiega la Fedir che punta ad “averne almeno la metà come segnale tangibile alla dirigenza PTA a non abbandonare il Ssn”.
Da qui l’appello alla Conferenza delle Regioni “di far propria la nostra battaglia perché – a dispetto della comune opinione secondo la quale in Sanità sono essenziali solo medici ed infermieri e tutto il resto è “mero supporto”- senza dirigenza PTA e personale amministrativo non ci sono Aziende Sanitarie da far funzionare”.