Piani di rientro. Cgil: “Rivederne la logica fatta solo di tagli, tasse e ticket”

Piani di rientro. Cgil: “Rivederne la logica fatta solo di tagli, tasse e ticket”

Piani di rientro. Cgil: “Rivederne la logica fatta solo di tagli, tasse e ticket”
Per il responsabile Salute del Sindacato Stefano Cecconi “la riduzione dei disavanzi è stata frutto di interventi (tasse, ticket e tagli quasi sempre lineari) che non hanno aggredito alla radice le cause “strutturali” che producono il disavanzo stesso”.

“Le ultime verifiche sui Piani di Rientro (PdR), rappresentate in audizione al Senato il 9 maggio 2013 dai rappresentanti del MEF (Francesco Massicci) e del Ministero della Salute (Francesco Bevere), segnalano un notevole miglioramento dei conti economici, che però è dovuto soprattutto a maggiori entrate: cioè le sanzioni a carico dei cittadini (aumento addizionali fiscali e ticket). Ma segnalano pure che rimane un grave “disavanzo” nei LEA per i cittadini. Ma se è così a cosa, e a chi soprattutto, servono i Piani di Rientro?”. Se lo chiede il responsabile della Cgil per le politiche della Salute, Stefano Ceccani che in un approfondimento traccia la rotta che si dovrebbe seguire in futuro.
 
“Abbiamo detto più volte che i PdR – spiega Cecconi  -sono stati fondamentali per evitare il default in alcune regioni. Semmai il problema, che qui non affrontiamo se non per citarlo, è il modo “anomalo” con cui sono stati attuati i poteri sostitutivi dello Stato (previsti in Costituzione articolo 120) e cioè assegnando funzioni commissariali al Presidente della Regione. Ma il vero problema e che la riduzione dei disavanzi è stata esito di interventi – tasse, ticket e tagli quasi sempre lineari – che non hanno aggredito alla radice le cause “strutturali” che producono il disavanzo stesso”.
 
“È dimostrato – continua il sindacalista – infatti che il risanamento economico è possibile solo agendo su alcuni nodi: governo rigoroso del rapporto con i privati accreditati, controllo centrale della spesa per beni, gestione appropriata della farmaceutica (ad es. più equivalenti, prezzi riferimento, distribuzione diretta) e soprattutto con una seria riorganizzazione dei servizi. Tutti questi “capitoli” sono stati scritti nei piani, ma all’atto pratico ci si è concentrati su interventi per produrre immediatamente effetti di bilancio. Così non si risana davvero, bisogna puntare a interventi strutturali e duraturi, che hanno bisogno di tempo e di investimenti iniziali (ad esempio per riconvertire un ospedale in casa della salute). Per questo devono essere allentate le sanzioni: “scongelando” la quota di riparto (cd premiale) e delle altre spettanze regionali, indispensabili per avere risorse “fresche” da vincolare allo “start up” dei processi di riorganizzazione (e per favorirli, sbloccando assunzioni e contrattazione per il personale)”.
 
“Ecco perché serve cambiare la logica degli attuali Piani di rientro – sostiene Cecconi -. I Programmi Operativi 2013 – 2015 potrebbero essere l’occasione per agire sul “disavanzo assistenziale” come leva per risanare quello economico, garantendo i LEA in modo appropriato.
 
Ma Cecconi rileva anche come “da quest’anno c’è un problema che non riguarda solo le 8 regioni: con i tagli al finanziamento del SSN quale regione riuscirà ad evitare il disavanzo? O si adegua il finanziamento o si rivedono i parametri attuali che determinano l’obbligo di avvio del PdR, altrimenti saranno coinvolte tutte le regioni, anche quelle fin qui ‘virtuose’”.
 
“E questa – conclude – sarebbe l’immeritata, e non auspicabile, fine del Servizio Sanitario Nazionale che, con mille difetti, si è dimostrato pur sempre meglio, anche in termini di conti pubblici, di ogni altro modello – di mercato, semi assicurativo o mutualistico – fin qui sperimentato. Possiamo ancora evitare il peggio – e scegliere il meglio – ma il tempo stringe”.

03 Giugno 2013

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