“Troppo poco e troppo tardi. È questo il bilancio di quanto realizzato finora, in cinque anni di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: poche opere completate e collaudate e soprattutto con un basso livello di spese effettuate in rapporto ai finanziamenti”. Lo dichiara la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi, presentando l’Analisi dell’Area Stato sociale e Diritti della Cgil nazionale sui dati del sistema ReGiS riferiti alla Missione 6 – Salute, aggiornati al 13 giugno scorso.
I numeri della Missione 6
“La Missione prevede oltre 10mila progetti per un finanziamento di 20,2 miliardi di euro (di cui 14,9 miliardi Pnrr) — si legge nel documento —. Dai dati della piattaforma Regis, a giugno scorso risultano effettuati pagamenti per 8,9 miliardi di euro, pari al 44,2% dei fondi disponibili. Dei progetti monitorati, ne risultano completati il 53,5%”.
I ritardi maggiori
I ritardi più significativi riguardano la Componente C1 “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza territoriale”. Per quanto riguarda le Case della Comunità, segmento che prevedeva 1.436 progetti per 2,8 miliardi di euro di finanziamenti, i progetti completati sono il 34,4% e i pagamenti effettuati sono stati pari al 44,1% dei fondi. Risultano ritardi nella fase dell’esecuzione dei lavori per oltre un terzo dei progetti.
Sul capitolo “Casa primo luogo di cura e telemedicina”, i progetti erano 945 e ne sono stati completati l’80%, con finanziamenti per 6,1 miliardi di euro e il 49% di pagamenti effettuati. Mentre per gli Ospedali di Comunità, dei 437 progetti per 1,3 miliardi di finanziamenti, ne sono stati completati il 24,7% con pagamenti pari al 40,2% dei fondi. Anche in questo ambito risultano ritardi nella fase dell’esecuzione dei lavori nella metà dei progetti.
Il nodo del personale
Barbaresi sottolinea che “resta il nodo del personale, che pesa come un macigno e che deve necessariamente trovare risposte nella prossima legge di Bilancio. Per migliorare la qualità della vita delle persone e garantire il corretto funzionamento delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità non è sufficiente costruire le strutture, ma è fondamentale dotarle del personale necessario per assicurare servizi efficienti e un’adeguata assistenza sanitaria ai cittadini”.
“Il DM 77/2022 ha stabilito specifici standard di personale per queste strutture; per rispettarli è necessario assumere oltre 36mila unità di personale, senza contare i medici — spiega la segretaria confederale —. Nello specifico, occorrono 19.729 infermieri, 14.110 operatori sociosanitari, 1.436 assistenti sociali e 874 altre indispensabili figure professionali“.
Per quanto riguarda i medici, “non è certo con una disponibilità di massimo sei ore la settimana che si può pensare di garantire l’operatività delle Case della Comunità, nelle quali dovrebbe essere garantita una presenza medica 24 ore su 24, 7 giorni su 7 (per le CdC hub) e almeno 12/24 ore, 6/7 giorni (per le CdC spoke)”.
“Le porte al privato sono già spalancate”
“Senza un adeguato investimento sul personale — denuncia Barbaresi — le porte alla gestione da parte del privato sono già spalancate, tagliando comunque servizi già esistenti nel Ssn per la copertura economica delle gare d’appalto”.
“A pochi giorni dalla presentazione della prossima legge di Bilancio — sottolinea infine la dirigente sindacale — occorre rimarcare la necessità di garantire risorse adeguate al Ssn fino a raggiungere un finanziamento pari al 7,5% del Pil, una delle rivendicazioni contenute nella nostra legge di iniziativa popolare sulla sanità e alla base dello sciopero generale del prossimo 20 novembre. Risorse da destinare alle strutture pubbliche e alla valorizzazione del lavoro per garantire il personale e il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza territoriale, oltre alla copertura del turn over. Sulla garanzia delle risorse necessarie e sulla loro allocazione — conclude Barbaresi — giudicheremo la prossima legge di Bilancio. Se non saranno sufficienti, saremo di fronte all’ennesima presa in giro del Ministro Schillaci e del Governo Meloni”.