Primo Maggio. Anelli (Fnomceo): “Ricorrenza triste per i medici italiani, tra ‘camici grigi’, precariato e blocco dei contratti”

Primo Maggio. Anelli (Fnomceo): “Ricorrenza triste per i medici italiani, tra ‘camici grigi’, precariato e blocco dei contratti”

Primo Maggio. Anelli (Fnomceo): “Ricorrenza triste per i medici italiani, tra ‘camici grigi’, precariato e blocco dei contratti”
“A tutti loro, a tutti noi medici che ogni giorno, in condizioni anche estreme di lavoro, e sempre con dedizione e sacrificio, ci impegniamo per assicurare il diritto alla salute, dedichiamo questo Primo Maggio, rivendicando per i cittadini il diritto alle cure e per i medici il diritto di curare in condizioni di serenità e di giusto riconoscimento.” Così il presidente della Federazione in una nota.  

“Contratti di lavoro e convenzioni ferme da più di dieci anni, concorsi bloccati, 'camici grigi' intrappolati tra laurea e specializzazione, 'medici a gettone', professionisti – stranieri e non – sfruttati e sottopagati, ospedalieri costretti a non rispettare gli orari di riposo o i turni di ferie per poter assicurare il servizio, guardie mediche in condizioni di assoluta carenza di sicurezza: è un Primo Maggio triste quello che la categoria si accinge a festeggiare. Eppure noi ci crediamo, crediamo che l’Italia sia una Repubblica fondata sul lavoro. E ancor più siamo convinti che la nostra Professione, posta a garanzia del diritto alla salute, abbia un forte ruolo sociale, che deve essere riconosciuto e valorizzato.”
 
Così il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, interviene alla vigilia della Festa del Lavoro.
 
“La trattativa per il rinnovo del contratto dei Medici e dirigenti ospedalieri è nuovamente in fase di stallo, dopo il blocco di dieci anni imposto dai governi precedenti – spiega Anelli –, e così quella per la Convenzione della Medicina Generale. Un contratto di lavoro equo è invece il giusto riconoscimento per il ruolo che i medici svolgono a sostegno del nostro Servizio Sanitario Nazionale, oltre che la base per una serenità professionale e di vita: il nostro primo auspicio è dunque che queste situazioni trovino presto soluzioni condivise dalle parti.”
 
“Ma non basta – continua il presidente Fnomceo -: è necessario, in primis per la stessa stabilità del servizio sanitario pubblico, un miglioramento delle condizioni di lavoro, che oggi spingono molti medici a fuggire verso il privato o addirittura all’estero. Lo scorso Natale, abbiamo simbolicamente consegnato al Governo un assegno da 500 milioni di euro, l’equivalente delle ore (sono quindici milioni) di straordinario che i medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale effettuano ogni anno oltre il tetto massimo, e che non vengono quindi retribuite. Abbiamo anche riempito una cambiale da un miliardo, il credito che i medici vantano per il mancato investimento nel turnover. Mesi dopo, la situazione è rimasta la stessa, il credito è aumentato, i medici sono sempre di meno.”
 
“Chiediamo pertanto al Governo di sbloccare i concorsi, per dare una boccata di ossigeno al sistema e per non alimentare il fenomeno, anche questo purtroppo in crescita, del precariato – aggiunge ancora Anelli -, una ‘zona grigia’ che diventa prestesto per sfruttamenti e sottoretribuzioni. È in aumento il fenomeno dei medici e degli specialisti ‘a gettone’, chiamati, e pagati, a prestazione. Spesso a far da tramite sono cooperative che tengono per sé un grosso margine, senza tutela alcuna per i professionisti. È di ieri la denuncia dei medici stranieri, chiamati a lavorare con contratti precari di pochi mesi e per sette euro l’ora. Ancora non vede soluzione la richiesta di stabilizzazione dei medici fiscali e legali che fanno capo all’Inps.”
 
“Una menzione a parte meritano i giovani colleghi prigionieri nell’imbuto formativo, laureati, abilitati, che non trovano posto nelle Scuole di specializzazione o al Corso per la Medicina Generale, e che vengono beffati due volte, perché è quello stesso Stato che non garantisce loro la formazione che spesso li assume ‘a gettone’, per coprire le carenze – prosegue – e tutti i medici esposti, senza protezione, all’odioso fenomeno della violenza.”

“A tutti loro, a tutti noi medici che ogni giorno, in condizioni anche estreme di lavoro, e sempre con dedizione e sacrificio, ci impegniamo per assicurare il diritto alla salute, dedichiamo questo Primo Maggio – conclude -, rivendicando per i cittadini il diritto alle cure e per i medici il diritto di curare in condizioni di serenità e di giusto riconoscimento.”  

30 Aprile 2019

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