Protocollo Regioni-Università, per Cisl Medici molte criticità nello schema e rischio contenzioso

Protocollo Regioni-Università, per Cisl Medici molte criticità nello schema e rischio contenzioso

Protocollo Regioni-Università, per Cisl Medici molte criticità nello schema e rischio contenzioso

Tra i punti del Protocollo nazionale ravvisati come criticità da Cisl Medici: la gerarchia delle fonti, l'introduzione di nuovi organismi e la gestione degli incarichi di direzione delle strutture complesse. Il sindacato chiede una revisione.

Il sindacato CISL Medici ha espresso forte preoccupazione per lo schema-tipo di Protocollo d’Intesa tra Regione e Università (predisposto ai sensi dell’art. 6, comma 13, della Legge 240/2010), e attualmente in fase di esame istituzionale.

Il provvedimento punta a rafforzare le strutture cliniche e di ricerca traslazionale a supporto della formazione universitaria in area sanitaria. Tuttavia, spiega il sindacato “nella formulazione attuale, il testo introduce disposizioni che incidono in modo significativo sull’assetto organizzativo delle Aziende Ospedaliero-Universitarie (AOU) e sugli equilibri tra Università e Servizio Sanitario Nazionale, con evidenti profili di criticità rispetto al D.Lgs. 517/99”.

Una delle criticità riguarda “il profilo della gerarchia delle fonti e rischia di generare un quadro normativo confuso, introducendo modelli organizzativi non previsti dalla legislazione vigente”. In particolare, a destare preoccupazione è “l’ampliamento della cosiddetta “rete formativa” anche a strutture sanitarie pubbliche e private accreditate esterne alle AOU, con possibili ricadute sulla programmazione regionale e sul principio di unitarietà strutturale e logistica dell’azienda di riferimento”.

Ancora, Cisl Medici esprime perplessità sull’introduzione di nuovi organismi e figure, tra cui una conferenza stabile di monitoraggio con poteri di indirizzo vincolante e un coordinatore scientifico di nomina universitaria. Secondo il sindacato “non previsti né dal D.Lgs. 517/99 né dalla Legge 240/2010, con il rischio di comprimere l’autonomia aziendale”.

Sugli incarichi di direzione delle strutture complesse, lo schema prevede una preferenza per lo status di professore universitario nelle procedure comparative per le UOC universitarie e introduce l’obbligo di possesso dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN) per i dirigenti ospedalieri che intendano partecipare alle selezioni.

“Tali disposizioni – prosegue il sindacato – rischiano di alterare il principio di parità nelle procedure comparative, restringendo di fatto l’accesso agli incarichi e determinando una possibile disparità di trattamento”. La quale potrebbe portare a “un incremento del contenzioso, anche alla luce delle possibili interferenze con la disciplina del CCNL dell’Area Sanità, che regola requisiti, durata, valutazione e graduazione degli incarichi”.

Dubbi anche sull’organizzazione del lavoro e sul debito orario del personale universitario impegnato in attività assistenziale, che porterebbe “potenziali ripercussioni sull’equilibrio dei carichi di lavoro e sulla gestione dei turni e delle guardie”.

“È necessario che venga garantito il pieno rispetto del D.Lgs. 517/99, della contrattazione collettiva e del principio di equità nelle procedure comparative. Non possono essere introdotti modelli organizzativi che alterino gli equilibri tra Università e SSN o requisiti selettivi che limitino l’accesso agli incarichi in modo discriminatorio”, conclude Cisl Medici.

Il sindacato chiede “una revisione sostanziale dello schema-tipo e si riserva ogni iniziativa a tutela dei dirigenti medici, sia sul piano sindacale sia, ove necessario, su quello giuridico”.

19 Febbraio 2026

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