Ravera (già pres. Omceo Salerno): “Se Governo e Regioni non cambiano rotta, i medici dovrebbero paralizzare la sanità”

Ravera (già pres. Omceo Salerno): “Se Governo e Regioni non cambiano rotta, i medici dovrebbero paralizzare la sanità”

Ravera (già pres. Omceo Salerno): “Se Governo e Regioni non cambiano rotta, i medici dovrebbero paralizzare la sanità”
La proposta è messa nera su bianco in una lettera che il presidente dei medici salernitani ha inviato al presidente della Fnomceo. “Quei pochi che mi conoscono sanno che non sono né un rivoluzionario né un barricadero. Dico solo che così non si può andare avanti e bisogna ricorrere ad iniziative forti, se si vuol salvare il Ssn, e un solo giorno di sciopero non serve a nulla”, scrive Ravera.

Riceviamo dal dottor Bruno Ravera, che è stato per molti anni alla guida dell'Omceo di Salerno, e volentieri pubblichiamo questa lettera che il  Ravera ha inviato al presidente della Fnomceo Filippo Anelli.
 
Caro Presidente Anelli,
sto da tempo riflettendo sulla crisi della Sanità in Italia e credo che siamo all’ultima spiaggia o quasi.
Mai come in questo momento c’è bisogno di unità. Il detto antico “simul stabunt simul cadent” non è mai stato di attualità come adesso.
 
Vorrei che questa lettera fosse portata a conoscenza di tutti i Sindacati dell’area medica autonomi e confederali e, se lo ritieni alle Società scientifiche, per esercitare la tua fondamentale funzione di moral-suasion.
 
Va da se che io non ho alcun titolo per essere un vostro interlocutore. Sono solo un medico vecchio (ricordi Umberto Eco?) che avendo vissuto intensamente la professione medica e avendo avuto alcune responsabilità nel campo medico, osserva con grande preoccupazione quello che avviene da troppo tempo nel pianeta Sanità.
 
Aggiungo che l’iniziativa che propongo costituisce un implicito atto di accusa, sia pure di gravità differenziata, contro tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 10 anni (pongo arbitrariamente un limite temporale per non diluire eccessivamente ben precise responsabilità).
 
Io non sto a fare l’elenco di tutti gli elementi che caratterizzano questa crisi, perché non vi è giorno che Dio mandi in terra che non se ne parli con dovizia di particolari.
 
Si va dal definanziamento del SSN previsto anche per il futuro (le cifre stanziate per il 2020-2021, ancorate all’aumento del PIL, entrano a buon diritto nel libro dei sogni o delle illusioni) al blocco dei contratti e del turnover, a cui oggi si aggiunge il cosiddetto federalismo differenziato e tanto altro ancora.
 
In attesa di una Riforma complessiva, auspicata o temuta e degli Stati generali della professione medica, tentiamo almeno di tenere in vita il malato terminale, cioè il SSN che, a 40 anni dall’833 resta ancora una realtà che onora il nostro Paese.
 
Una premessa. Non vi è settore della Sanità che non sia in grave sofferenza, e questo vale sia per il mondo della dipendenza che del convenzionamento.
E allora, che senso ha proclamare qualche sciopero di 24 ore che finisce per diventare quasi una operazione clandestina di cui non molti se ne accorgono? Anche la stampa vi dedica al più qualche distratto commento nelle pagine interne.
 
Vorrei ricordare un precedente in Belgio di tanti anni fa, quando il governo voleva imporre ai medici condizionamenti inaccettabili. I medici tutti, valloni e fiamminghi, fecero blocco e dopo un lungo braccio di ferro la ebbero vinta.
 
Torniamo in Italia. Negli anni ‘50-‘60 l’Anaao, allora fondata, condusse un aspra campagna per la stabilità di carriera degli aiuti e assistenti ospedalieri e finì per ottenerla.
 
E ora la proposta.
Dato che la crisi della sanità non è settoriale e/o congiunturale ma strutturale e coinvolge tutti sarebbe necessario elaborare una piattaforma comune (che in fondo già c’è) e, rispettando le regole di un democratico confronto, dare al Governo (e alle regioni) un congruo lasso di tempo per risposte ancorate a impegni e scadenze precise, trascorso il quale dovremmo provocare la paralisi completa della sanità, tranne, manco a dirlo, l’urgenza ed emergenza e non per un solo giorno ma per un lungo periodo di tempo, che eviterei di definire “ad oltranza”.
 
Vi potrebbero essere le precettazioni? Benissimo! Sarebbero altri argomenti a favore che probabilmente provocherebbero estese solidarietà, che dovremmo oltretutto sollecitare a 360 (non 370) gradi. Sono sicuro che si otterrebbero risultati effettivi e sostanziali. Con qualche sciopero isolato continueremo ad avere le solite promesse e le solite “mollichine”.
 
Dovrebbe essere chiaro a tutti che le limitazioni di fatto imposte nella Sanità sono una palese lesione di un diritto costituzionale. Mai come adesso la lotta dei medici (forse è meglio dire di tutti gli operatori della Sanità) coincide oggettivamente con la difesa degli interessi vitali della società e, senza scadere nella retorica decadente, è di fatto una difesa della democrazia che può essere messa in crisi non solo dalle bombe di varia e incerta provenienza, ma anche e forse soprattutto dai diritti non riconosciuti dei cittadini.
 
Quei pochi che mi conoscono sanno che non sono né un rivoluzionario né un barricadero. Dico solo che così non si può andare avanti e bisogna ricorrere ad iniziative forti, se si vuol salvare il SSN.
 
E’ anche evidente che la Fnomceo, rispettando l’autonomia dei sindacati, si limiterebbe ad esercitare una azione enzimatica.
 
Cordiali saluti.
 
Bruno Ravera
Già Presidente Omceo Salerno

02 Febbraio 2019

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