Riforma farmaceutica. Farmindustria: “Superare il payback o rischio dazi e fuga degli investimenti”

Riforma farmaceutica. Farmindustria: “Superare il payback o rischio dazi e fuga degli investimenti”

Riforma farmaceutica. Farmindustria: “Superare il payback o rischio dazi e fuga degli investimenti”

Farmindustria in audizione al Senato: nel 2025 il ripiano costerà alle aziende 2,3 miliardi, destinati a salire. Con le nuove politiche Usa, il meccanismo è diventato un “fattore di rischio nazionale”. La proposta: sostituirlo con una governance basata sugli esiti.

L’industria farmaceutica italiana è un’eccellenza nazionale: nel 2025 ha realizzato un export da 69 miliardi di euro, contribuendo per 15 miliardi alla crescita complessiva del Paese, e occupa 72.000 addetti, con un aumento del 10% dal 2019. Eppure, questo patrimonio industriale è oggi “più che mai esposto a rischi senza precedenti”.

A lanciare l’allarme è Farmindustria, audita oggi in Commissione Affari sociali al Senato nell’ambito dell’esame del disegno di legge delega per la riforma della legislazione farmaceutica.

Il cuore della preoccupazione è il meccanismo del payback, il sistema di ripiego della spesa farmaceutica che quest’anno peserà sulle aziende per 2,3 miliardi di euro, con una proiezione che porta il conto verso i 3 miliardi annui nel biennio 2027-2028. Valori, sottolinea la nota di Farmindustria, “insostenibili” e considerati a livello internazionale “il principale fattore negativo per la competitività”.

Ma il problema non è solo economico. Farmindustria mette in guardia sulle ricadute geopolitiche del meccanismo. Le politiche statunitensi, in particolare la clausola MFN (Most Favored Nation) che impone che il prezzo effettivo dei farmaci negli Usa sia pari o inferiore a quello più basso praticato in un gruppo di Paesi, tra cui l’Italia, trasformano il payback in un boomerang esponendo l’Italia al “rischio di dazi doganali, su tutti i settori dell’economia”.

Un rischio che si aggiunge a uno scenario già complesso. Il conflitto in Medio Oriente sta generando, secondo Farmindustria, il “terzo shock – simultaneo su energia, tutti i fattori di produzione e logistico – in quattro anni”, con proiezioni di aumenti dei costi totali per le imprese superiori al 20%, a fronte di un incremento già registrato del 30% dal 2021. Oneri che le aziende non hanno mai potuto trasferire sui prezzi, essendo questi amministrati.

A ciò si aggiunge la perdita di competitività dell’Europa: la spesa farmaceutica pubblica nell’Unione si attesta intorno all’1% del Pil, contro il 2,4% degli Stati Uniti, e il 74% dei principi attivi e intermedi più utilizzati dipendono da Cina o India. Risultato: l’Europa ha perso un quarto della quota mondiale di ricerca e sviluppo negli ultimi vent’anni.

Per questo Farmindustria accoglie con favore l’impianto del disegno di legge delega, ma chiede integrazioni decisive. La richiesta centrale è il “superamento” del payback, da sostituire con “una governance basata sulla misurazione degli esiti”, come del resto suggerito anche dal Country Health Profile 2025 dell’Ocse. In una prima fase si potrebbe bloccare il ripiano ai valori del 2023, aumentando le risorse per la farmaceutica ed escludendo i plasmaderivati dal tetto di spesa; in una seconda, si dovrebbe arrivare a un nuovo sistema che valuti i farmaci non come costo, ma come investimento.

Le altre proposte avanzate dall’associazione vanno dal rafforzamento degli investimenti in ricerca e produzione – con misure per incentivare gli studi clinici e sostenere l’intera filiera produttiva – all’uso strategico dei dati sanitari e all’intelligenza artificiale, fino al potenziamento del ruolo delle farmacie territoriali nella presa in carico attiva dei pazienti.

Non manca una contrarietà netta a possibili riduzioni dei prezzi richieste da Aifa: “A fronte dei forti aumenti dei costi – si legge – renderebbero produzioni e approvvigionamenti insostenibili, con il rischio di perdere pezzi di struttura industriale, aumentare la dipendenza strategica extra Ue, determinare carenze, compromettere la continuità delle cure”.

La conclusione della memoria è una sollecitazione al Parlamento: il disegno di legge delega è “un’occasione di riforma che l’Italia non può lasciarsi sfuggire”. Superare il payback e sostenere la competitività, ammonisce Farmindustria, “non sono solo richieste di parte, ma le condizioni necessarie affinché l’Italia resti una nazione in cui le imprese investono, ricercano, producono e i cittadini accedono tempestivamente e facilmente alle cure”.

31 Marzo 2026

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