Guardiamo con attenzione la riforma relativa alla figura dei medici di famiglia elaborata dalle Regioni nella preoccupazione che non vada incontro ai bisogni dei cittadini, ma abbia come unico obiettivo quello di ‘”eliminarne” ruolo e funzioni.
Le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) dei Medici di Medicina Generale che perseguono obiettivi di salute in maniera coordinata, efficace, di prossimità e di vera assistenza territoriale, tutti i giorni e per l’intera giornata svolgendo esami di primo livello ed assistenza domiciliare, sono del tutto ignorate.
La “relazione” tra medici convenzionati e Servizi sanitari regionali, laddove non ha funzionato, è stata complessa non certo per colpa dei MMG (come si vuole affermare), ma per inefficienze dovute agli stessi sistemi regionali. Alcune previsioni inserite nel testo lasciano basiti.
Lasciare alle Regioni la facoltà di decidere se reclutare dirigenti medici o ricorrere al convenzionamento in base alle esigenze territoriali significa che le Regioni adesso potranno inserire, nelle cure primarie, Dirigenti Medici a prescindere dalle specializzazioni (mentre i MMG non possono fare il contrario perché hanno formazione specifica e non specializzazione).
Introdurre obblighi normativi vincolanti per i MMG, sottraendoli alla contrattazione nazionale lascia, ulteriormente, perplessi se si considera la normativa in materia di lavoro.
La verità su questo ennesimo colpo al SSN sta nel fatto che la situazione attuale relativa allo stato di avanzamento della riforma dell’assistenza territoriale, basata interamente sul PNRR , ha mostrato tantissime ‘debolezze’ e tanti ritardi per la costituzione e il funzionamento delle case di comunità (non certo per responsabilità dei MMG, ma proprio a causa, ab origine, della ‘dimenticanza’ da parte del Legislatore dei Medici di Medicina Generale). La collocazione ‘coatta’ e forzata di Medici nelle strutture previste nella riforma, e finanziate dal PNRR, rappresenta una scelta, adesso, riparatoria.
Si auspica che l’attuale compagine parlamentare (maggioranza ed opposizione) non si ‘macchi’ di avere assestato il colpo finale alla figura del Medico di famiglia.
Come spesso è accaduto nel nostro Paese si fanno ‘riforme’ sulla base di ‘mode’ transitorie, con poca competenza e tanta improvvisazione, ma stavolta si rischia di eliminare una figura fondamentale per le cure primarie che è presente in tutti i Sistemi sanitari europei e che rappresenta il fulcro delle cure primarie e del SSN.
L’attuale sistema garantisce un rapporto di “uno a uno”, ovvero un medico per ogni cittadino. Forse non abbiamo mai percepito fino in fondo la valenza e la portata in termini ‘centralità della persona’, ‘prossimità’ e di innovazione insita nell’atto di istituzione del SSN, nel 1978. La rottura di questo legame comporterà ancora di più il bisogno di cure e la ricerca di una assistenza specialistica ospedaliera, intasando ulteriormente il sistema. In questo contesto, un elemento di ulteriore preoccupazione è quello dell’assistenza nelle aree interne del Paese, dove non sono presenti le Case di Comunità.
Eliminare il medico di famiglia, il medico di fiducia non è migliorare il sistema, non è venire incontro ai cittadini. Si tratta di una scelta che aumenterà la disaffezione e forse sistemerà solo qualche ‘carta’ di rendicontazione del PNRR, assolutamente sottofinanziato nelle strutture previste se si considerano i costi del personale sanitario.
Allora viene da chiedersi se il passaggio alla dipendenza non sia finalizzato ad usare nelle Case di Comunità i medici per le più svariate funzioni, anche non cliniche, sottoponendoli, ad ordini di servizio, per coprire qui e là presunte carenze di personale sanitario.
Giovanni Iacono
Presidente Federsanità Anci Sicilia