Rinnovo del Ccnl delle farmacie private. Federfarma rilancia il dialogo, ma lo scontro con i sindacati resta aperto

Rinnovo del Ccnl delle farmacie private. Federfarma rilancia il dialogo, ma lo scontro con i sindacati resta aperto

Rinnovo del Ccnl delle farmacie private. Federfarma rilancia il dialogo, ma lo scontro con i sindacati resta aperto
Il rinnovo del Ccnl delle farmacie private è fermo per il mancato accordo tra Federfarma e sindacati. Al centro dello scontro, le divergenze sull’aumento salariale. Federfarma ha rilanciato con una proposta migliorata, ma nuovi scioperi hanno bloccato il dialogo. L’associazione resta aperta al confronto, in attesa di segnali dalle controparti. A far chiarezza è Alfredo Procaccini, vicepresidente di Federfarma e capodelegazione nei negoziati.

Il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei dipendenti delle farmacie private continua a essere uno dei temi più caldi nel settore. Dopo mesi di trattative e tensioni, la situazione resta in bilico. A fare chiarezza è Alfredo Procaccini, vicepresidente di Federfarma e capodelegazione nei negoziati con i sindacati, che in una recente intervista proprio a Federfarma ha spiegato la posizione dell’associazione e i motivi del momentaneo stop al confronto.

Fin dalla scadenza del precedente contratto, Federfarma ha cercato di avviare un dialogo costruttivo con i rappresentanti dei lavoratori. L’obiettivo? Trovare un accordo che fosse in linea con le aspettative dei dipendenti, fondamentali per il funzionamento delle farmacie, ma anche compatibile con i vincoli economici delle imprese. Un equilibrio non facile da raggiungere, soprattutto in un contesto in cui il ruolo delle farmacie è cresciuto, così come gli investimenti richiesti per offrire servizi sempre più completi alla collettività.

La proposta iniziale di Federfarma non si è limitata a un aumento salariale — pari a 120 euro mensili — ma includeva anche una serie di interventi pensati per migliorare la qualità della vita lavorativa: dal welfare aziendale alla formazione, dalla carriera al congedo di maternità. Un pacchetto articolato, insomma, che però non ha convinto i sindacati, fortemente focalizzati sulla questione salariale.

È proprio su questo fronte che si è creata la frattura principale. I sindacati hanno avanzato una richiesta di aumento pari a 360 euro lordi mensili, una cifra che, secondo Federfarma, è insostenibile per le farmacie private. Il rifiuto della proposta di Federfarma ha portato, lo scorso 1° luglio, a uno sciopero regionale nel Lazio. Nonostante questo, l’associazione ha deciso di rilanciare: il 5 agosto ha formulato una nuova proposta, portando l’aumento a 180 euro — un incremento del 50% rispetto alla prima offerta — e ribadendo la propria disponibilità a discutere ulteriormente degli aspetti normativi.

Sembrava che le trattative potessero riprendere, con due incontri già fissati per ottobre. Ma poi è arrivato un nuovo sciopero, stavolta proclamato in Sardegna per il 26 settembre, che ha spinto Federfarma a sospendere — non annullare — gli incontri previsti. Per Procaccini, questa mobilitazione ha rimesso in discussione il percorso di confronto che si era faticosamente riaperto, creando ulteriore incertezza.

E adesso? Federfarma non ha chiuso la porta: è pronta a tornare al tavolo delle trattative, ma attende un segnale dai sindacati. Sui tempi, però, non si sbilancia: fare previsioni è difficile. Quel che è certo è che, da entrambe le parti, serve la volontà di trovare un compromesso che riconosca il valore del lavoro in farmacia senza compromettere l’equilibrio economico del sistema.

Il rischio, altrimenti, è che la trattativa resti bloccata, con conseguenze non solo per chi lavora nelle farmacie, ma anche per i cittadini che ogni giorno vi si rivolgono. E in un momento storico in cui la farmacia è diventata sempre più un punto di riferimento sanitario sul territorio, questa è una prospettiva che nessuno può permettersi di ignorare.

24 Settembre 2025

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