Rsa e assistenza agli anziani. Confcooperative: “In Italia servizi totalmente insufficienti e gli italiani costretti a ricorrere a soluzioni non professionali”

Rsa e assistenza agli anziani. Confcooperative: “In Italia servizi totalmente insufficienti e gli italiani costretti a ricorrere a soluzioni non professionali”

Rsa e assistenza agli anziani. Confcooperative: “In Italia servizi totalmente insufficienti e gli italiani costretti a ricorrere a soluzioni non professionali”
”Le famiglie reagiscono al vuoto assistenziale alimentando un mercato sommerso e poco qualificato sul piano professionale come quello del badantato, sostenuto anche da fondi pubblici, quando invece sono necessari investimenti che consentirebbero di infrastrutturare le reti assistenziali, con evidenti convenienza per lo Stato in termini di sviluppo occupazionale e di gettito di ritorno.”. Così i rappresentanti di seimila enti del settore welfare in audizione alla Commissione del ministero della Salute presieduta da Monsignor Paglia.

“L’emergenza Covid si è innestata sulle criticità irrisolte del nostro sistema sanitario, prima fra tutte il sottodimensionamento dell’offerta di servizi territoriali rispetto ai bisogni.” Lo ha detto il Presidente di Confcooperative Sanità Giuseppe Milanese, nel corso di una audizione presso la Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, istituita al Ministero della Salute e presieduta da Monsignor Vincenzo Paglia. Confcooperative Sanità riunisce oltre seimila enti del settore welfare e rappresenta più di 263mila addetti a servizi sociali, sanitari e sociosanitari per oltre 4,5milioni di italiani, nel corso dell'audizione al Ministero della Salute.

“L’invecchiamento della popolazione – ha proseguito Milanese – ha comportato un incremento della diffusione delle patologie cronico-degenerative: le cronicità interessano infatti 24 milioni di italiani (il 40% della popolazione) di cui circa la metà (12,5 milioni) si trova in condizioni di multi-cronicità. Sul versante della domiciliarità (dati 2018), ha ricevuto interventi in Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) il 2,9% della popolazione anziana (in aumento di appena lo 0,2% sul 2017) rispetto ad un obiettivo fissato dal Ministero della Salute del 6,7%”.
 
“In più – continua Confcooperative – la media nazionale di assistenza domiciliare dedicata al singolo caso trattato, per i pazienti anziani, è di circa 17 ore, che sono del tutto insufficienti a garantire una presa in carico efficace, (stimata da riferimenti internazionali a circa 20 ore mensili). Le famiglie reagiscono ad un simile vuoto assistenziale alimentando un mercato sommerso e poco qualificato sul piano professionale come quello del badantato, sostenuto anche da fondi pubblici, quando invece sono necessari investimenti che consentirebbero di infrastrutturare le reti assistenziali, con evidenti convenienza per lo Stato in termini di sviluppo occupazionale e di gettito di ritorno.”

“Un processo portato alle estreme conseguenze dalla pandemia: la riconversione di ampie porzioni della rete ospedaliera in strutture deputate alla gestione dei pazienti affetti dal Covid-19, pur necessaria – sottolinea una nota di Confcooperative – ha lasciato senza riferimento i cittadini e soprattutto la popolazione anziana in un frangente in cui gli ospedali sono già sotto forte stress, mentre si profila all’orizzonte il picco dell’influenza stagionale”.
 
“La soluzione c’è e si chiama assistenza primaria: un sistema – si spiega ancora nella nota – che dovrebbe assicurare la presa in carico delle patologie croniche e delle fragilità sociosanitarie, senza alcuna dicotomia tra medicina del territorio ed ospedale ma in una logica di continuità tra i due setting. Servono regole certe ed omogenee su scala nazionale sui processi di autorizzazione e accreditamento, che mettano fine al sistema delle gare di appalto. L’accreditamento è l’istituto giuridico che meglio si attaglia ad una selezione dei provider fondata su requisiti di qualità (storia imprenditoriale, pianta organica, standard professionali, tecnici ed organizzativi) che gli stessi devono possedere per garantire livelli di assistenza adeguati.”

“È inoltre necessario implementare reti di assistenza integrate e multiprofessionali; come sostiene anche l’OCSE, il futuro delle cure primarie dovrà essere infatti basato su team multiprofessionali composti da medici, infermieri, farmacisti e operatori sanitari della comunità. In questa fase, come evidenziato da più parti, la costruzione di un modello autentico di assistenza territoriale ha bisogno innanzitutto di una visione chiara e definita di riforma, poiché senza idee i fondi europei corrono il rischio di essere dispersi. L’auspicio – conclude Confcooperative Sanità – è che il prossimo futuro rappresenti un momento di palingenesi, nel quale l’assistenza primaria possa iniziare a germinare. Un fatto tuttavia è certo: la sanità pubblica non ce la può fare da sola, ha bisogno invece di mobilitare e valorizzare le risorse del privato e, in particolare, del privato sociale, incanalandole verso l’obiettivo della rigenerazione del SSN.”

18 Novembre 2020

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