Salute mentale e Ddl riforma Ssn. “Forte preoccupazione per una delega senza garanzie”

Salute mentale e Ddl riforma Ssn. “Forte preoccupazione per una delega senza garanzie”

Salute mentale e Ddl riforma Ssn. “Forte preoccupazione per una delega senza garanzie”

“Chiediamo al Parlamento di intervenire con chiarezza, introducendo criteri direttivi stringenti, risorse adeguate e garanzie vincolanti affinché la riforma del Ssn non si traduca in un arretramento, ma in un reale rafforzamento del diritto alla salute, a partire dalla salute mentale” chiedono i rappresentanti del Collegio nazionale dei dipartimenti di salute mentale

“La lettura del disegno di legge delega sulla riforma del Servizio Sanitario Nazionale evidenzia criticità strutturali rilevanti, che configurano il rischio concreto di una ‘delega in bianco’. Il Parlamento, infatti, trasferisce al Governo ampi poteri legislativi senza definire in modo sufficientemente puntuale i principi e criteri direttivi, come invece richiesto dall’articolo 76 della Costituzione. Ciò lascia all’Esecutivo un margine di discrezionalità enorme su materie che incidono direttamente sui diritti fondamentali delle persone: anche in presenza di pareri critici delle Commissioni competenti, il Governo potrà comunque procedere all’adozione dei decreti legislativi. Una riforma strutturale del Ssn rischia così di essere sottratta a un reale confronto democratico“.

È quanto hanno evidenziato in una nota, Giuseppe Ducci, Presidente Collegio nazionale dei dipartimenti di salute mentale, il vice presidente Fabrizio Starace e il segretario Federico Durbano che chiedono al Parlamento di “intervenire con chiarezza, introducendo criteri direttivi stringenti, risorse adeguate e garanzie vincolanti affinché la riforma del Ssn non si traduca in un arretramento, ma in un reale rafforzamento del diritto alla salute, a partire dalla salute mentale”.

Allo scenario critico configurato dal Ddl, proseguono “si aggiunge il vincolo di invarianza finanziaria, che rende particolarmente fragile l’impianto complessivo della delega. Riorganizzare e dichiarare di voler ‘potenziare’ i servizi sanitari – ad esempio definendo nuovi standard di personale – senza risorse aggiuntive significa, nella pratica, spostare risorse, ridurre servizi esistenti, aumentare la compartecipazione alla spesa o favorire esternalizzazioni al privato”.

Preoccupa inoltre l’introduzione di strutture di “terzo livello” e di ospedali elettivi privi di pronto soccorso, che rischiano di accentuare una sanità a due velocità: “da un lato strutture nazionali dedicate alle prestazioni programmate e più remunerative, dall’altro i sistemi sanitari regionali, lasciati soli a gestire emergenze, complessità e cronicità.

Salute mentale: una delega pericolosamente generica

Particolarmente allarmante, denuncia Collegio nazionale dei dipartimenti di salute mentale, è il contenuto dell’articolo 2, lettera m), relativo alla salute mentale, alla neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, alle dipendenze e alla salute in carcere: “La formulazione è estremamente generica: si parla di “definire e aggiornare la disciplina” senza indicare alcuna direzione vincolante. Non vi è alcun riferimento esplicito al modello di salute mentale di comunità, alla centralità della persona, alla de-istituzionalizzazione, al budget di salute o alla presa in carico territoriale continuativa”.

In questo quadro, il rischio è che l’“aggiornamento” si traduca in un arretramento culturale e operativo, fino a legittimare modelli custodialistici, ambulatoriali o prevalentemente farmacologici.

Gravissima è inoltre l’assenza di standard minimi di personale per i servizi di salute mentale, ad oggi messi nero su bianco solo in un documento tecnico di Agenas, totalmente inapplicato. In un settore storicamente sottofinanziato e già segnato da carenze croniche di psichiatri, psicologi e operatori sanitari, questa omissione rischia di cristallizzare l’attuale inadeguatezza dei Centri di Salute Mentale, svuotando di contenuto ogni richiamo all’integrazione territoriale.

Minori, carcere e disuguaglianze regionali

La neuropsichiatria infantile, sottolineano ancora “viene citata senza alcun riferimento all’emergenza in atto: aumento dei disturbi del comportamento alimentare, disagio adolescenziale, tentativi di suicidio, autismo”. Né si fa menzione di percorsi strutturati di transizione all’età adulta, vero vulnus di un sistema integrato solo a parole.

Anche la salute mentale in carcere, tema drammatico e urgente, “viene affidata a una delega priva di indirizzi chiari, senza un necessario dibattito parlamentare approfondito, con il rischio di soluzioni meramente burocratiche e inefficaci”.

Infine, l’enfasi sul rispetto dell’autonomia regionale, in assenza di Livelli Essenziali di Prestazione vincolanti e uniformi, rischia di consolidare le disuguaglianze territoriali, già oggi profondissime nel campo della salute mentale.

Un appello al Parlamento

“In assenza di correttivi – concludono – la delega sulla salute mentale rappresenta un passaggio pericoloso: non rafforza il modello comunitario, non tutela i diritti delle persone più fragili e, in un contesto di risorse bloccate, apre la strada a tagli, privatizzazioni e riduzione dei servizi territoriali. Chiediamo al Parlamento di intervenire con chiarezza, introducendo criteri direttivi stringenti, risorse adeguate e garanzie vincolanti affinché la riforma del Ssn non si traduca in un arretramento, ma in un reale rafforzamento del diritto alla salute, a partire dalla salute mentale”.

23 Gennaio 2026

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