Speciale Pediatria/3. SIP: “Scelta migliore allattare al seno ed evitare cibi freschi” 

Speciale Pediatria/3. SIP: “Scelta migliore allattare al seno ed evitare cibi freschi” 

Speciale Pediatria/3. SIP: “Scelta migliore allattare al seno ed evitare cibi freschi” 
È terminata a Bologna la 69esima edizione del Congresso SIP. Nell’ultima giornata trattato l’argomento della sicurezza alimentare per i più piccoli. “Bisogna ricordare che i bambini non sono piccoli adulti”, il monito dagli esperti. Soprattutto quando si decide cosa dare loro da mangiare.

Si è concluso il 69esimo Congresso Annuale della Società Italiana di Pediatria, partito l’8 maggio a Bologna. Dopo la grande attenzione dedicata a tutti i temi che riguardano il benessere e la salute di bambini e adolescenti, dalla gestione del dolore, all’umanizzazione delle cure, dai bisogni di salute alla povertà infantile, dalle vaccinazioni, ai corretti stili di vita, ieri la giornata è stata dedicata in larga parte alla ricerca scientifica, e al bisogno di tutelare la sicurezza dei più piccoli, nonostante in un periodo di crisi sia necessario ottimizzare le risorse. In un certo senso anche da questo è partita l’ultima giornata, dedicata al tema della sicurezza alimentare: l’avvertimento degli esperti va alle mammeitaliane indotte, bilancio familiare alla mano, a risparmiare sugli acquisti per bebè e non di rado a scegliere anche per loro prodotti per adulti.
 
La preoccupazione è infatti che nell’attuare strategie anticrisi si accentui la tendenza aconsiderare il bambino come ‘un piccolo adulto’. Non è infatti un caso chela legislazione per gli alimenti destinati alla prima infanzia è molto più restrittiva, in termini di sicurezza delle materie prime, rispetto a quella generale. “Scelta saggia quella di allattare al seno il più possibile come strategia anticrisi”, spiega il Presidente della Società Italiana di Pediatria, Giovanni Corsello. “Non altrettanto vale per la  sostituzione del latte formulato con quello vaccino se ciò avviene già a sei mesi. Quest’ultimo non andrebbe mai introdotto prima dell’anno”.
Bisogna infatti mantenere alta l’attenzione sui prodotti freschi. “Senza demonizzare il fresco  – spiega Andrea Vania, responsabile del centro di dietologia e nutrizione pediatrica dell’Università  “Sapienza” di Roma – almeno fino a un anno è consigliabile evitarlo, e sino a due è preferibile. Se sceglie il fresco, in linea di massima, il biologico dà più garanzie”.
 
Come rileva il primo Rapporto sui comportamenti d’acquisto nella maternitàrealizzato da Marketing Management,  nel 2012 per la volta dal dopoguerra gli acquisti per i bimbi da 0 a 36 mesi (comparto alimentare e igiene) hanno registrato una flessione del 4,3%, pari a 89,3 milioni di euro. I tagli hanno investito soprattutto il comparto alimentare con gli scaffali ‘baby’ via via meno affollati La sostituzione con prodotti  “adult” ha consentito di risparmiare 6,5 milioni. E’ il latte artificiale (‘formulato’) il prodotto che registrato il maggiore calo di acquisto (23.7 milioni di euro in meno nel 2012 rispetto all’anno precedente) sostituito con latte materno e con quello Uht (a lunga conservazione).
 
Quello dell'adultizzazione dei più piccoli è un problema da non sottovalutare, sottolinea anche Claudio Maffeis Docente di Pediatria all’Università di Verona: “I contaminanti tossici presenti nel cibo agiscono a tutte le età ma sono ben più pericolosi nelle prime età della vita in cui l’organismo cresce rapidamente e si sta sviluppando da un punto di vista funzionale. L’azione di queste sostanze agisce sul bambino sin dalla vita intrauterina, causando conseguenze per la salute anche molto rilevanti e che solo recentemente sono state evidenziate.  In un recentissimo studio condotto in California (Cancer and non-cancer health effects from foodcontaminant exposures for children and adults in California: a risk assessment, di Rainbow Vogt, et al., Environmental Health 2012, 11:83) su bambini dai due ai sette anni di età è stata stimata l’esposizione a 11 composti tossici in base alla frequenza di assunzione di cibo riportata. “I risultati  – commenta Maffeis – hanno mostrato che i livelli di benchmark sono stati superati da tutti i bambini”.

11 Maggio 2013

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