Specializzazioni. Quici (Cimo): “Borse di studio insufficienti. Eliminare i lunghi tempi di attesa tra laurea e professione sul campo”

Specializzazioni. Quici (Cimo): “Borse di studio insufficienti. Eliminare i lunghi tempi di attesa tra laurea e professione sul campo”

Specializzazioni. Quici (Cimo): “Borse di studio insufficienti. Eliminare i lunghi tempi di attesa tra laurea e professione sul campo”
“Le borse di studio a disposizione sono 6.670 e i candidati saranno più del doppio”. Un numero del tutto insufficiente per il presidente Cimo, che, a pochi giorni dalla pubblicazione dell’elenco definitivo delle scuole di specializzazione accreditate, chiede “di istituire una laurea abilitante che da subito permetta di esercitare la professione e al tempo stesso elimini i lunghi tempi di attesa, tra la laurea e l’accesso alla specializzazione”.

“Ogni volta si ripete la stessa storia: nel Ssn i medici hanno un’età media sempre più alta”. È il commento di Guido Quici, presidente Cimo, a pochi giorni dalla pubblicazione dell’elenco definitivo delle scuole di specializzazione accreditate.
 
Quici cita i dati Eurostat: “l’Italia – ha detto il presidente Cimo, riportando alcune delle cifre della ricerca – è il Paese europeo con la percentuale più alta dei medici con più di 55 anni (52%) rispetto al Regno Unito (13%), alla Germania, Francia ed Ungheria (40%-46%). I giovani medici disoccupati – ha sottolineato Quici – si stimano tra le 10/16 mila unità (fonte FNOMCeO) e tra questi ci sono anche i giovani medici laureati in attesa di specializzarsi”.
 
“Un paradosso tutto italiano – ha continuato il presidente Cimo – che vede, da un lato, la carenza dei medici nei prossimi anni ma al tempo stesso un aumento esponenziale dei medici disoccupati o sottooccupati. Le cause sono senza dubbio la mancanza di programmazione, i tagli alla sanità e il blocco del turn over. Questo fenomeno è più che conosciuto ma ancora non ci sono soluzione concrete da parte del Governo e questa mancanza sta creando un doppio imbuto, ovvero un doppio blocco all’accesso sia formativo che lavorativo”.
 
Secondo alcuni dati esposti dallo stesso presidente Cimo “si stima che circa 22 mila medici neolaureati nei prossimi 5 anni, non potranno avere accesso alle scuole di specializzazione e andranno ad aggiungersi agli oltre 10 mila specialisti precari in attesa di un lavoro stabile”.
 
Per questo, Cimo chiede “un’urgente riforma strutturale che riveda l’attuale disequilibrio tra fabbisogni formativi e mercato del lavoro, che preveda una laurea abilitante che da subito permetta di esercitare la professione e al tempo stesso elimini i lunghi tempi di attesa, tra la laurea e l’accesso alla specializzazione. In questo modo si darebbe un iniziale forte segnale ai giovani colleghi fatto di certezze e non di aspettative tradite, di regole rispettate e non aggirate, di riconoscimento di un percorso di studi lungo e difficile, senza continui rinvii legati alle esigenze della politica e finanza pubblica”.
 
“Inoltre – ha aggiunto Quici – è necessario definire periodicamente il fabbisogno di personale sanitario nel Ssn anche attraverso gli standard e, a cascata, calibrare il numero di accessi a medicina ed alle scuole di specializzazione. La richiesta sembrerebbe ovvia ma le politiche di risparmio delle regioni impediscono l’assunzione dei medici”.
 
“Cimo sostiene da sempre che anche l’ospedale può contribuire alla formazione di specialisti sul campo al di là degli insegnamenti teorici e in quest’ottica la formazione specialistica può essere supportata anche grazie a finanziamenti regionali in modo da non disperdere nessuna delle potenzialità formative. Per questo – ha concluso il presidente – non possiamo non fare nostro l’appello del Presidente OMCeO di Roma, il più grande ordine dei medici d’Europa, Giuseppe Lavra, che da tempo segnala il disagio dei medici italiani neo laureati”.

13 Novembre 2017

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