Test di accesso all’Università. Dentisti: “Servono cambiamenti, ma no a soluzioni immediate”

Test di accesso all’Università. Dentisti: “Servono cambiamenti, ma no a soluzioni immediate”

Test di accesso all’Università. Dentisti: “Servono cambiamenti, ma no a soluzioni immediate”
Per l’Aio i quiz d’accesso “non premiano le qualità vocazionali dello studente”. Chiesto un incontro con il Collegio dei Docenti in Odontoiatria. “Urge uscire dall’angolo prima della scadenza posta da Giannini" e "intraprendere un percorso virtuoso”. Da rivedere anche il percorso formativo e l'esame di abilitazione.

"L’avevamo preannunciato a gennaio: sul numero programmato a medicina ed odontoiatria era ora di cambiare registro”. Ma per l’ Associazione Italiana Odontoiatri (Aio) un provvedimento immediato come quello annunciato dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini per abolire il test d’ingresso ai corsi di laurea non è la soluzione migliore. “Aio non individua risposte immediate– spiega il presidente Pierluigi Delogu in una nota – ma sa che è il momento di intraprendere un percorso virtuoso. Il modello italiano attuale presenta criticità sia nel test d’ingresso, sia nel percorso formativo, sia nella fase di abilitazione dei laureati”.

I quiz della selezione secondo Aio “non premiano le qualità vocazionali dello studente, qualità che in questo caso sono una componente importante del ‘merito’”, dice Delogu. “Al di là dei ricorsi per i pasticci in questa o quella sede, che invalidano i test e consentono di entrare puntualmente ad altre migliaia di allievi, alla fine il numero programmato viene aggirato da percorsi formativi alternativi all’estero: anche ipotizzassimo di bloccare per un anno le lauree in Italia avremmo potenzialmente ogni anno all’esame di abilitazione 1200 giovani  laureati  in odontoiatria di ritorno dall’estero. Questo, ricordo, in un paese dove già  il rapporto è di un odontoiatra ogni mille abitanti contro il valore ideale individuato dall’Organizzazione mondiale della Sanità di un professionista ogni 2000 abitanti”.

Quanto al percorso formativo, secondo Delogu “trentasei corsi di laurea con pochi iscritti ciascuno si espongono a situazioni di eterogeneietà: al di là della qualità del corpo docente (è improbabile avere 36 eccellenze) Aio si interroga sulla capacità di sviluppare le potenzialità degli studenti. E rileva che nell’essere dentista oggi rientra anche la capacità di comunicare, di aprire uno studio, di gestire i rapporti con pazienti e collaboratori, di conciliare costi ed etica, cose che in alcuni paesi s’imparano in cinque anni ma che da noi non rientrano nei piani di studi di sei anni”.

Per il presidente dell’Aio, anche per l’accesso alla professione “serve un esame di Stato più selettivo: ma non necessariamente questo esame deve bloccare per sempre un’aspirazione. Dobbiamo immettere nel Sistema Italia professionisti valutati sulle competenze necessarie a svolgere la professione odontoiatrica in questo paese, a partire dalla lingua”.

Delogu chiede quindi un incontro con il presidente uscente del Collegio dei Docenti in Odontoiatria Antonella Polimeni e con il presidente entrante Enrico Gherlone per dibattere sui possibili percorsi. “Urge uscire dall’angolo prima della scadenza posta da Giannini: il provvedimento potrebbe avere applicazione immediata. La nostra associazione già ora offre la massima disponibilità a sostenere proposte condivise con gli Atenei italiani”, conclude il presidente Aio.

26 Maggio 2014

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