In Italia il livello di protezione vaccinale varia da un territorio all’altro. Ci sono zone in cui la maggioranza dei bambini è stata vaccinata e altre dove la copertura resta bassa. Per colmare questo divario e rendere la prevenzione un diritto uguale per tutti, la Commissione di albo nazionale degli Assistenti sanitari della Fno Tsrm e Pstrp indica tre strade: “informare meglio le famiglie, ascoltare i dubbi e potenziare i servizi territoriali con personale specializzato”.
I dati 2025 del Ministero della salute sui nati nel 2023 continuano a evidenziare un Paese a più velocità sulle vaccinazioni, con differenze significative tra i territori. Sono 13 le Regioni e Province autonome che non raggiungono la soglia del 95% per la vaccinazione esavalente, percentuale di copertura necessaria per garantire l’immunità di gregge. Le situazioni più critiche si registrano in Sicilia (85,88%) e nella Provincia Autonoma di Bolzano (87,39%).
“Significa che, a seconda del territorio in cui si vive, un bambino ha più o meno probabilità di essere protetto da malattie infettive pericolose”, è il commento di Daniela Addis, presidente della Commissione di albo.
Secondo gli Assistenti sanitari, per rafforzare la copertura vaccinale le politiche di prevenzione devono perseguire tre direttrici specifiche.
La prima: contrastare la disinformazione, promuovendo e rafforzando la Vaccine Literacy, mettendo le famiglie nelle condizioni di cercare, comprendere e valutare criticamente le informazioni sulle vaccinazioni e di riconoscere le fonti sanitarie affidabili. Per questo, è necessario sviluppare percorsi strutturati di alfabetizzazione sanitaria e digitale sul territorio, intercettando i bisogni informativi delle diverse fasce di popolazione, con una presenza costante e competente dei servizi sanitari, sia nelle attività quotidiane che sul web.
La seconda priorità è valorizzare il colloquio pre-vaccinale, che non può essere considerato un passaggio burocratico. “È un momento nel quale si costruisce fiducia, si ascoltano le preoccupazioni e si mettono le famiglie nelle condizioni di compiere una scelta informata. È anche un’occasione di educazione alla salute e di intercettazione dei bisogni. Per questo deve avere tempi, spazi e riconoscimento professionale adeguati”.
La terza direttrice riguarda una condizione indispensabile per rendere attuabili le prime due: la disponibilità di personale competente e adeguato ai bisogni della popolazione. Gli ambulatori dei Dipartimenti di prevenzione devono poter contare su risorse professionali commisurate ai bisogni della popolazione e ai carichi di lavoro. Il potenziamento degli organici con Assistenti sanitari può contribuire ad aumentare la capacità dei servizi di informare, intercettare i bisogni, accompagnare le persone e garantire una maggiore capillarità delle attività di prevenzione e vaccinazione.
“La prevenzione non può essere un diritto diverso a seconda del territorio in cui si vive”, ribadiscono dalla Commissione di albo. Le tre direttrici proposte sono investimenti concreti per l’equità e per la salute pubblica. “Informare, ascoltare e rafforzare i servizi devono diventare elementi strutturali delle politiche di prevenzione vaccinale. Una strategia necessaria per ridurre i divari territoriali, consolidare la fiducia nel Ssn e tutelare la salute collettiva”, conclude la Presidente Addis.