Veterinari convenzionati in esclusività. Uil Fp: “Basta discriminazioni previdenziali”

Veterinari convenzionati in esclusività. Uil Fp: “Basta discriminazioni previdenziali”

Veterinari convenzionati in esclusività. Uil Fp: “Basta discriminazioni previdenziali”

Il sindacato denuncia come l’aumento del contributo integrativo, previsto dalla riforma Enpav, non si applicherà ai veterinari dipendenti in esclusività, mentre continuerà a gravare sui convenzionati sottoposti agli stessi vincoli. “Stessi vincoli professionali devono significare pari tutele. L’Enpav intervenga”.

“Non è accettabile che due veterinari che operano in regime di esclusività per il Servizio sanitario nazionale siano sottoposti a trattamenti previdenziali differenti soltanto per la diversa natura del rapporto di lavoro. A parità di vincoli professionali devono corrispondere condizioni di equità contributiva”. Lo dichiarano, un una nota, Paolo Campi, coordinatore nazionale Uil Fp Area Veterinaria, e Pier Luigi Patrono, coordinatore nazionale Uil Fp della Specialistica Ambulatoriale, che spiegano: “L’aumento del contributo integrativo, che passerà al 3% dal 2027 e al 4% dal 2030, non si applicherà ai veterinari dipendenti in esclusività, mentre continuerà a gravare sui convenzionati sottoposti agli stessi vincoli. Una disparità ingiustificata, perché chi opera in esclusiva per il Ssn non può esercitare liberamente la professione né trasferire sul cliente il costo dei maggiori contributi”.

Una questione già sollevata da 14 delegati Enpav nell’Assemblea nazionale del 14 aprile 2024 e sulla quale la Uil Fp ha ora trasmesso una nuova richiesta formale, sottoscritta dalla Segretaria generale nazionale.

“La solidarietà previdenziale non può tradursi in una penalizzazione per una parte della categoria. Chiediamo all’Enpav di riconoscere la specificità dei veterinari convenzionati in esclusività, distinguendoli da chi esercita anche la libera professione, e di rivedere la disciplina contributiva, aprendo un confronto con le organizzazioni sindacali”, proseguono Campi e Patrono.

“Non vogliamo contrapporre dipendenti e convenzionati – precisano – ma affermare un principio di equità: la diversa forma contrattuale non può giustificare una disparità di trattamento a fronte degli stessi vincoli professionali. La previdenza deve tutelare il lavoro, non penalizzarlo”.

03 Novembre 2026

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