Equo compenso. Lazio approva legge, nuove tutele per i professionisti del privato accreditato

Equo compenso. Lazio approva legge, nuove tutele per i professionisti del privato accreditato

Equo compenso. Lazio approva legge, nuove tutele per i professionisti del privato accreditato

Approvate le modifiche alla legge regionale n. 6/2019 per l’adeguamento alla normativa nazionale sull’equo compenso, con l’intesa per l’estensione delle tutele al privato accreditato. Matti (Pd): “Salvata e potenziata la giusta retribuzione per i lavoratori autonomi del settore sanitario e socio-sanitario”.

Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato all’unanimità la nuova disciplina sull’equo compenso, aggiornando la legge regionale del 2019 alla normativa nazionale introdotta nel 2023. Il provvedimento punta a garantire ai professionisti compensi proporzionati alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nel rispetto dei parametri ministeriali previsti per le diverse categorie professionali.

La nuova normativa riguarda le prestazioni svolte a favore della Regione Lazio, degli enti strumentali e delle società controllate e introduce strumenti per favorire il pagamento delle spettanze. Particolare attenzione è rivolta anche all’estensione delle tutele al privato accreditato, con ricadute significative anche per il mondo della sanità.

L’obiettivo è contrastare la concorrenza al ribasso e tutelare dignità, qualità e decoro dell’attività professionale. “L’equo compenso – ha sottolineato la vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico Roberta Angelilli – rappresenta il riconoscimento di un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto”. Il Lazio, ha ricordato Angelilli, era stata la prima Regione italiana a dotarsi, nel 2019, di una legge sull’equo compenso. “La giunta Rocca ha ritenuto necessario adeguare la suddetta legge regionale in seguito all’introduzione a livello nazionale della Legge n. 49 del 2023 sull’equo compenso, un testo molto atteso ed apprezzato, con prima firmataria la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A livello regionale abbiamo deciso quindi di aggiornare il testo con la forte condivisione degli ordini professionali e della consulta dei giovani professionisti ed imprenditori della regione Lazio”.

Mattia (Pd): “Rimossi clausole e limiti previsti dalla precedente legge a causa del commissariamento”
“L’equo compenso è salvo e potenziato: con l’approvazione dell’emendamento che salvaguarda l’articolo 5 della prima legge regionale sull’equo compenso (L.R. n. 6/2019), di cui mercoledì in aula sono state discusse le modifiche rispetto del testo originario, ne viene confermata l’applicazione anche alle lavoratrici e lavoratori di tutto il sistema sanitario del privato accreditato e socio-sanitario del Lazio. La misura viene inoltre attualizzata e potenziata grazie alla rimozione di quelle clausole e quei limiti che nel 2019, all’epoca dell’introduzione della norma, eravamo stati costretti ad inserire a causa del commissariamento della sanità regionale”. Così la consigliera regionale Pd del Lazio, Eleonora Mattia, commenta, in una nota, la nuova legge sull’equo compenso approvata in aula alla Pisana e che è intervenuta con delle modifiche sulla prima legge del 2019. Proprio a firma di Mattia l’emendamento, poi riformulato, che salvaguardia e aggiorna le disposizioni a favore dei professionisti del sistema sanitario regionale nella sua interezza.

“Aver impedito la cancellazione di questo articolo ha significato salvaguardare un pilastro insostituibile per la nostra regione, visto che il Lazio ha una struttura sanitaria del tutto peculiare rispetto ad altre regioni d’Italia. – spiega Mattia – Nella nostra regione, infatti, il settore privato accreditato assorbe oltre il 51% dei posti letto complessivi e gestisce una quota pari o superiore al 50% dell’intera spesa sanitaria regionale. Non è affatto una realtà marginale”.

“È vero che la norma statale, recepita con il testo di legge approvato in aula, si applicava sì ai privati ma prevedeva una soglia di esclusione fortemente impattante, in quanto escludeva dall’equo compenso le realtà con meno di 50 dipendenti o con ricavi inferiori a 10 milioni di euro nell’anno precedente. Questo avrebbe significato togliere ogni tutela a tutti quei professionisti, per la stragrande maggioranza giovani, che prestano servizio nelle strutture private convenzionate di piccole e medie dimensioni. Bene dunque che si sia scongiurato il rischio di favorire un umiliante ‘caporalato intellettuale’ per le lavoratrici e lavoratori del Lazio”, conclude Mattia.

11 Settembre 2026

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