I medici di medicina generale del Lazio riuniti nell’intersindacale composta da Fimmg, Smi, Snami, Federazione Medici del Territorio e Cisl Medici, dichiarano lo stato di mobilitazione della categoria esprimendo “ferma e unanime condanna” nei confronti del documento emanato il 26 marzo 2026 dalla Direzione Regionale Salute, recante “Disposizioni per il monitoraggio della farmaceutica convenzionata – definizione dei criteri di operatività delle CAPI”. Il provvedimento stabilisce che le Commissioni per l’appropriatezza prescrittiva analizzino mensilmente il profilo prescrittivo di dieci medici per distretto, richiedendo controdeduzioni in merito a presunti profili di inappropriatezza rilevati dal sistema regionale di monitoraggio BIHEALTH per un totale di circa 2240 medici /anno più ‘ i 200 chiamati da settembre per un totale di 2440 medici su 3900 medici che sarebbero i 2/3 dei medici di famiglia. Secondo le OO.SS., tale misura rappresenta “un intervento ingiustificato e gravemente lesivo dell’autonomia professionale e della dignità del Medico di Medicina Generale”.
Per l’intersindacale, “l’introduzione di un meccanismo di controllo di natura ispettiva e ragionieristica rischia infatti di generare un clima di diffidenza, compromettendo il rapporto tra istituzioni e professionisti e incidendo negativamente sul rapporto fiduciario con i cittadini”.
“Il medico deve poter prescrivere in scienza e coscienza, nel rispetto delle norme di appropriatezza, ma senza pressioni o interferenze amministrative che ne condizionino l’atto clinico”, dichiarano i rappresentanti sindacali. Le Organizzazioni Sindacali denunciano inoltre la criticità della nota regionale del 15 gennaio scorso, che ha sospeso l’integrazione dei medici cessati nelle Unità di Cure Primarie e i trasferimenti. Una decisione definita unilaterale, che sta determinando difficoltà nella garanzia degli standard assistenziali nei confronti della cittadinanza, precedentemente assicurati. Su questo punto viene richiesta con urgenza una sospensiva, almeno fino alla definizione del nuovo accordo integrativo regionale”.
Le OO.SS. segnalano altresì “la forte confusione generata dall’attribuzione dei nuovi incarichi ai medici di medicina generale destinati a operare negli ambulatori delle Case della Comunità, chiamati a garantire l’assistenza territoriale di prossimità, in particolare nelle aree più critiche. I sindacati evidenziano difformità di comportamento tra le diverse aziende sanitarie e il mancato rispetto degli accordi contrattuali vigenti, elementi che stanno contribuendo a rendere la professione sempre meno attrattiva, soprattutto per i giovani medici”.
Alla luce dell’impostazione “rigidamente unilaterale” adottata dalla Regione, le OO.SS. ritengono che “non sussistano, allo stato attuale, le condizioni per un confronto costruttivo. Per tali ragioni, viene dichiarato lo stato di mobilitazione della categoria e disposto il ritiro immediato dei rappresentanti sindacali da tutte le delegazioni a ogni livello. Le organizzazioni non parteciperanno pertanto all’incontro previsto per il prossimo 1° aprile”. Le OO.SS. ribadiscono tuttavia “la propria disponibilità a riaprire il dialogo, ma esclusivamente a fronte del ritiro dei provvedimenti ritenuti vessatori e della riattivazione di un confronto reale, trasparente e rispettoso del ruolo della Medicina Generale, in particolare nella gestione del paziente fragile e del malato cronico”.