Tumore colon-retto. Al San Camillo-Forlanini nasce il programma di diagnosi precoce per giovani adulti

Tumore colon-retto. Al San Camillo-Forlanini nasce il programma di diagnosi precoce per giovani adulti

Tumore colon-retto. Al San Camillo-Forlanini nasce il programma di diagnosi precoce per giovani adulti

Il progetto di prevenzione, rivolto alla popolazione dai 35 ai 49 anni, garantisce un percorso dedicato con visita specialistica e colonscopia. Rocca: “Strumento concreto di speranza per una sanità che non aspetta la malattia, ma si prende cura delle persone”.

Il tumore del colon-retto è la seconda neoplasia nelle donne e la terza negli uomini in Italia e rimane globalmente la terza causa di mortalità cancro-correlata, con un aumento significativo negli ultimi anni di diagnosi nelle persone sotto i 50 anni di età. Contemporaneamente, è uno dei tumori più prevenibili se diagnosticati in uno stadio precoce. È in quest’ottica che l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini lancia il progetto Diagnosi precoce del tumore del colon-retto nei giovani adulti, rivolto alla popolazione di età compresa tra i 35 e i 49 anni, ovvero quella fascia non inclusa nei programmi di screening già attivi nel Lazio, previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e attivi dai 50 ai 74 anni.

Si tratta, spiega l’Ao in una nota, della seconda grande iniziativa di prevenzione integrata dell’Azienda Ospedaliera, che lo scorso anno ha avviato il programma di diagnosi precoce del tumore al polmone – che in 12 mesi ha permesso di individuare numerose neoplasie in stadi iniziali, operate e trattate con successo. L’azienda ospedaliera, pur non essendo direttamente coinvolta nei programmi di screening di popolazione previsti nei LEA (sono infatti a carico delle ASL), intende così contribuire in modo complementare al sistema di prevenzione regionale, intercettando quelle patologie o quelle fasce di popolazione che i programmi di screening standard, per limiti di età o di criteri di accesso, non riescono a coprire.

“Ci sono battaglie che non possiamo permetterci di combattere in ritardo e il tumore del colon-retto, soprattutto tra i più giovani, è una di queste”, dichiara nella nota il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. “Iniziative come quella del San Camillo Forlanini hanno un valore profondo: non sono solo progetti sanitari, ma strumenti concreti di speranza. Significa dire a tanti uomini e donne tra i 35 e i 49 anni che non sono invisibili, che la loro salute conta, che la prevenzione può fare davvero la differenza. Vogliamo costruire una sanità che non aspetta la malattia, ma che si prende cura delle persone prima, quando è possibile proteggere il futuro. Perché ogni diagnosi precoce è una possibilità in più, ogni vita salvata è una vittoria di tutta la nostra comunità”, conclude Rocca.

Il tumore del colon retto è un nemico subdolo, i cui sintomi iniziali sono spesso sottovalutati o attribuiti ad altre condizioni meno gravi. Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato come l’incidenza nei giovani adulti, in particolare la fascia 40-49 anni, sia in aumento, raggiungendo il 10-12% di tutte le nuove diagnosi. Anche a causa della maggiore aggressività con cui questi tumori tendono a manifestarsi nei più giovani, spesso i nuovi casi arrivano all’attenzione dei medici in stadi già avanzati.

Sebbene non sia ancora stato stabilito un nesso causale, tra i fattori di rischio del tumore al colon retto figurano uno stile di vita sedentario, una dieta ricca di cibi ultra-processati, di carne rossa o con un basso consumo di fibre (frutta e verdura), obesità, diabete, il fumo e l’abuso alcolico oltre a familiarità di primo grado, patologie gastrointestinali croniche o sintomi sospetti come variazioni delle abitudini intestinali, dimagrimento, sanguinamento rettale, dolore addominale, anemia ferro-carenziale.

Tutta la popolazione compresa nella fascia d’età 35-49 anni potrà rispondere al questionario di autovalutazione disponibile sul sito del San Camillo Forlanini (https://www.scamilloforlanini.rm.it/w/primo-piano-progetto-per-la-diagnosi-precoce-del-tumore-del-colon-retto). Le domande mirano a individuare coloro che presentano fattori di rischio, e coloro che risulteranno idonei verranno contattati per una visita specialistica di approfondimento e, se necessario, l’esecuzione di una colonscopia presso l’Ospedale San Camillo Forlanini.

“Questo progetto, intervenendo su una fascia di popolazione al di fuori del tradizionale target dello screening, risponde ad un bisogno crescente di salute pubblica”, spiega il Dott. Roberto Faggiani, direttore della UOC Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva presso il San Camillo Forlanini. “La diagnosi precoce nelle persone giovani può salvare vite, migliorare la qualità della vita e ridurre i costi sanitari associati al trattamento di tumori in fase avanzata. Un approccio innovativo e mirato, con la creazione di un percorso dedicato e preferenziale, può fare la differenza nel contrastare questa patologia in rapida crescita”, conclude il Dott. Faggiani.

“Questo progetto si inserisce pienamente all’interno della strategia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, che negli ultimi anni ha investito in modo significativo sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce e sull’innovazione organizzativa, con l’obiettivo di anticipare la malattia prima che si manifesti in forme avanzate e più difficili da trattare. In questo contesto, le aziende ospedaliere, anche quelle con una prevalente attività di elezione e di alta complessità, possono e devono contribuire al servizio regionale non solo curando, ma anche intercettando precocemente le patologie – dichiara Angelo Aliquò, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini -. La diagnosi precoce, oltre al valore umano di salvare vite, contribuisce anche a ridurre l’impatto sociale ed economico della malattia. Investire in prevenzione e diagnosi precoce significa quindi non solo curare meglio, ma rendere più sostenibile nel tempo breve il servizio sanitario pubblico”.

Il programma di prevenzione del San Camillo Forlanini, oltre a individuare in anticipo i casi di tumore al colon-retto tra i giovani adulti, riduce la mortalità e migliorare la prognosi tramite diagnosi tempestive e trattamenti precoci mini-invasivi, mira ad aumentare la consapevolezza in merito ai fattori di rischio e ai sintomi nella popolazione generale.

Indirettamente, il programma contribuirà a valutare se questa neoplasia nei giovani adulti presenti caratteristiche diverse rispetto a quelle osservate nei pazienti più anziani, se fattori ambientali o specifici stili di vita possano contribuire all’aumento dell’incidenza del tumore nella popolazione più giovane, o se esistano specifici o diversi fattori di rischio tra le due fasce di età.

Lo screening per il tumore del colon-retto nel Lazio: stato dell’arte
Lo screening per la prevenzione del tumore al colon retto nella Regione Lazio ha preso avvio nel 2015 e comprende circa 1.006.000 residenti di età compresa tra i 50 e i 74 anni. Nel corso del 2023, la copertura degli inviti ha raggiunto il 100% degli aventi diritto sull’intero territorio regionale: a ciascuno è stato proposto il test di primo livello, ovvero la ricerca di sangue occulto nelle feci, ma solo il 18,9% ha scelto di partecipare, corrispondente a circa 175.000 persone. Tra queste, il 5,1% ha ottenuto un risultato positivo al test, per un totale di quasi 9.000 individui indirizzati alla colonscopia come approfondimento diagnostico. Di questi ultimi, l’85,1% ha effettivamente eseguito l’esame endoscopico, a seguito del quale sono stati individuati 270 carcinomi e 2.225 adenomi avanzati. Sul fronte della mortalità, i dati stimano nel Lazio circa 29 decessi ogni 100.000 uomini e 19 ogni 100.000 donne attribuibili a questa patologia ogni anno. A fronte di questi numeri, vale la pena sottolineare come, tra chi aderisce allo screening, la diagnosi precoce consenta tassi di sopravvivenza che arrivano fino al 90%.

03 Aprile 2026

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