Aborto farmacologico, le opinioni sui rischi non sono evidence-based

Aborto farmacologico, le opinioni sui rischi non sono evidence-based

Aborto farmacologico, le opinioni sui rischi non sono evidence-based

Gentile Direttore,
l’Associazione italiana ginecologi e ostetrici cattolici (Aigoc ) sostiene che l’aborto farmacologico “si conferma più rischioso per la salute delle donne “ (Avvenire del 26 ottobre). Affermazione falsa e priva di ogni evidenza scientifica. Nelle ultime linee guida prodotte dall’Organizzazione mondiale della sanità, del 2022, si sottolinea proprio come, alla base del processo di miglioramento dell’accesso e della qualità delle cure per l’aborto, vi sia il diritto di accedere ad informazioni sanitarie pertinenti e basate su evidenze scientifiche. Dal momento che le raccomandazioni delle più importanti società scientifiche, quali FIGO (Federazione Internazionale di ginecologia e Ostetricia), ACOG (American College of Obstetricians and Gynecologists), NICE (National Institute for Health and Care Excellence), per citarne solo alcune, sottolineano la sicurezza della procedura farmacologica sia per l’interruzione volontaria della gravidanza (IVG) che per il trattamento dell’aborto spontaneo, l’affermazione dei ginecologi cattolici mi sembra davvero insostenibile.

E’ sulla base di queste evidenze di sicurezza ed efficacia che la SIGO (Società italiana di Ginecologia e Ostetricia), consultata formalmente dal Consiglio Superiore di Sanità in merito alla modifica delle linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine (vedi allegato 1), nel 2020 ha espresso parere favorevole al ricorso alla IVG con metodo farmacologico fino a 63 giorni di età gestazionale ed in regime ambulatoriale/consultoriale oppure di Day Hospital. Nel documento la SIGO indica la possibilità di utilizzo di tali farmaci anche nell’induzione dei casi di aborto interno o e menziona il notevole risparmio economico rispetto all’aborto chirurgico sia in caso di IVG che di aborto spontaneo.

Si tenga presente che nel Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri sui LEA (livelli essenziali di assistenza) del novembre 2001, vengono definiti “inappropriati i casi di ricovero ordinario o in day hospital che le strutture sanitarie possono trattare in un diverso setting assistenziale con identico beneficio per il paziente e con minore impiego di risorse”. Tuttavia, nell’ultima relazione al Parlamento sull’applicazione della legge 194, il Ministro parla di appropriatezza solo in riferimento alle tecniche chirurgiche e alla metodica anestesiologica, mentre, dopo più di tre anni dall’aggiornamento di queste linee di indirizzo, l’aborto farmacologico continua ad essere eseguito nella quasi totalità dei casi in day hospital, e in alcuni casi addirittura in regime di ricovero ordinario.

Ne traggo una riflessione che, purtroppo, si potrebbe applicare a molte tematiche: come mai sia necessario distorcere i dati per affermare un proprio convincimento, senz’altro legittimo, ma fondato su ambiti altri da quelli scientifici, come quelli religiosi o culturali.

Si può essere contrari alla interruzione volontaria della gravidanza ma, non per questo, si è autorizzati a ricorrere ad argomenti contraddetti da fiumi di letteratura scientifica in proposito. Non essendo più giovanissima, e seguendo da molto tempo la discussione sull’aborto in Italia, ricordo una dichiarazione dell’allora Ministro della Salute del governo Berlusconi, Girolamo Sirchia, a proposito dell’introduzione della RU486: ”La soppressione della vita con un mezzo meccanico come il raschiamento o con uno strumento chimico non sposta di molto il problema » (L’Unità 30 Ottobre 2002). Ricordo che, dall’immissione in commercio della RU486 in Francia nel 1989, ci sono voluti ben venti anni prima che venisse approvata in Italia!

La stessa riflessione nasce dalla posizione della Aigoc sui rischi per la salute rappresentati dalla contraccezione di emergenza, al punto da invocare un intervento del Ministero della Salute per informare “sugli effetti di questi farmaci”. Allora torniamo alle informazioni dell’OMS: “Gli effetti collaterali derivanti dall’uso degli ECP (emergency contraceptive pills, pillole per la contraccezione di emergenza) sono simili a quelli delle pillole contraccettive orali, come nausea e vomito, leggero sanguinamento vaginale irregolare e affaticamento. Gli effetti collaterali non sono comuni, sono lievi e normalmente si risolvono senza ulteriori farmaci… I farmaci utilizzati per la contraccezione d’emergenza non danneggiano la fertilità futura. Non vi è alcun ritardo nel ritorno alla fertilità dopo l’assunzione di ECP”.

Insomma io mi chiedo se sia veramente utile sostenere le proprie opinioni con argomenti non evidence-based, e quindi molto facilmente contestabili, rispetto ad argomentazioni che appartengono ad ambiti non sovrepponibili.

Mirella Parachini
Ginecologa
FIAPAC (Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione)
Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica-APS)

Mirella Parachini

03 Novembre 2023

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