Aggressioni al personale. Risposta istituzionale sia focalizzata sulla tutela della sanità territoriale

Aggressioni al personale. Risposta istituzionale sia focalizzata sulla tutela della sanità territoriale

Aggressioni al personale. Risposta istituzionale sia focalizzata sulla tutela della sanità territoriale

Gentile Direttore,
in un momento in cui il tema della violenza contro i professionisti sanitari assume una rilevanza crescente nella cronaca e nel dibattito pubblico, sento il dovere di contribuire alla riflessione con ulteriori spunti, nella speranza di arricchire il confronto su questo grave fenomeno. Mi associo, in particolare, alle considerazioni espresse dalla nostra Federazione durante l’incontro del 16 settembre con il Ministero della Salute, occasione in cui si è ribadita l’urgenza di intervenire su diversi aspetti critici legati alla violenza subita dai professionisti del settore.

Tra le figure sanitarie più esposte troviamo i fisioterapisti, che sempre più frequentemente esercitano la loro attività a domicilio, in linea con l’evoluzione del sistema sanitario verso una “sanità di prossimità”, che pone la casa del paziente al centro del percorso di cura. Questo cambiamento, se da un lato risponde a un bisogno crescente della sanità territoriale, dall’altro solleva la necessità di ripensare le modalità di tutela per i professionisti che operano in un contesto così particolare e complesso.

Il domicilio, infatti, rappresenta un setting di cura profondamente diverso dall’ambiente organizzato di una struttura sanitaria. Qui, il fisioterapista si trova spesso solo, in un contesto che non è il proprio, ma quello del paziente, dove la violenza può manifestarsi come espressione di disagio o fragilità del paziente stesso o del contesto familiare. Questa situazione è particolarmente delicata per i giovani professionisti, che spesso lavorano in regime di libera professione, talvolta con contratti precari o “obbligati”. Mentre il libero professionista che non afferisce a un servizio pubblico può, in teoria, rifiutare un incarico per tutelare la propria sicurezza, coloro che operano nell’ambito dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) o in altre forme di assistenza domiciliare, non hanno questa possibilità e si trovano esposti a contesti sociali potenzialmente pericolosi, senza la rete di supporto che si avrebbe in un ospedale o in una clinica.

Va sottolineato, inoltre, che la nostra professione è fortemente rappresentata da donne, il che rende ancor più urgente una riflessione mirata sulle specifiche misure di tutela da adottare per chi lavora in ambito domiciliare. È fondamentale che la dimensione domestica rientri a pieno titolo nella pianificazione delle misure di protezione che il Governo e le Federazioni stanno sviluppando con grande impegno.

La raccolta di dati relativi agli episodi di violenza in ambito domiciliare risulta spesso difficoltosa, e ciò rende la rappresentazione di questo fenomeno frammentaria e meno chiara. Tuttavia, è essenziale che la risposta istituzionale sia focalizzata sulla tutela della sanità territoriale, che è destinata a crescere, così come il numero di pazienti cronici e l’invecchiamento demografico della nostra professione. Tutti questi elementi rappresentano “fattori di rischio” che, se non affrontati adeguatamente, potrebbero compromettere la sostenibilità del sistema e tradursi in comportamenti violenti o disfunzionali a livello sociale.

Confido nel fatto che il mondo delle professioni sanitarie saprà, ancora una volta, unirsi e offrire risposte collettive, all’altezza delle sfide che ci attendono.

Angelo Giovanni Mazzali
Presidente dell’Ordine Interprovinciale della Professione Sanitaria di Fisioterapista di Milano, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Monza Brianza, Sondrio e Varese

18 Settembre 2024

© Riproduzione riservata

Progetto di vita e Pri: se i percorsi non dialogano, i diritti restano sulla carta
Progetto di vita e Pri: se i percorsi non dialogano, i diritti restano sulla carta

Gentile Direttore, una persona che, dopo una lesione midollare, desidera tornare a vivere autonomamente e riprendere il lavoro ha bisogno di una casa accessibile, di trasporti adeguati e di sostegni...

Violenza giovanile: responsabilità individuali, responsabilità collettive
Violenza giovanile: responsabilità individuali, responsabilità collettive

Gentile Direttore,gli episodi di violenza e aggressività con protagonisti gli adolescenti di cui la cronaca puntualmente reca notizia rappresentano un fenomeno complesso, che merita attenzione, approfondimento e una risposta istituzionale...

Sviluppo di linee guida e buone pratiche: comunità scientifiche e professionali invitate a rafforzare la collaborazione al SNLG
Sviluppo di linee guida e buone pratiche: comunità scientifiche e professionali invitate a rafforzare la collaborazione al SNLG

Gentile Direttore,sempre più nei prossimi anni si sentirà parlare di Buone pratiche clinico-assistenziali (BPCA) e si avvertirà l’esigenza di orientare in tal senso la cultura, e dunque la formazione di...

Benessere interno ed organizzazioni adhocratiche nel futuro Ssn/Ssr
Benessere interno ed organizzazioni adhocratiche nel futuro Ssn/Ssr

Gentile Direttore, oggi è sempre più necessario uno stabile quanto diverso approccio alle molteplici dinamiche che coinvolgono le organizzazioni sanitarie che sono considerate sistemi adattivi complessi ad alta affidabilità ed...