Alla ricerca del riposo negato

Alla ricerca del riposo negato

Alla ricerca del riposo negato

Gentile direttore,
la Costituzione della Repubblica italiana all'articolo 36 recita: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.
 
Partendo da queste poche parole – che di questi tempi suonano come fortemente eversive – ho deciso di dare i numeri.

Qualche giorno fa su un giornale della mia città è uscito un mio articolo che parlava dell'enorme accumulo di ferie arretrate da parte dei medici ospedalieri che lavorano nella mia azienda.

A fine 2012 – anno in cui fu emanata la legge sulla “spendig review” che vietava tassativamente la monetizzazione delle ferie non fruite – ne avevano accumulato complessivamente per oltre 127 anni, con una media di circa 66 giorni a testa.

All’epoca l’azienda – pressata dalle circostanze – aveva mandato una lettera a tutti i Direttori di struttura, richiamandoli al rispetto delle norme e a predisporre un piano di recupero ferie, cosa che in massima parte non fu fatta perché avrebbe comportato conseguenze negative sull’attività assistenziale.
 
Due anni dopo (settembre 2014, ultima rilevazione a noi nota sulle ferie) le cose erano leggermente migliorate: Il numero di giorni di ferie non godute era calato a circa 28.000, pari a 78 anni, soprattutto perchè i medici che andavano in pensione – non essendo possibile la monetizzazione – non potevano evitare di consumarle tutte ed insieme, prima del collocamento a riposo. Ovviamente senza essere sostituiti lasciavano a chi rimaneva la loro parte di lavoro.

All’epoca ci fu fornito anche il numero di ore fatte oltre il dovuto contrattuale (e regolarmente autorizzate dai responsabili, a testimonianza dell’effettivo bisogno), pari al 30 settembre 2014 a circa 26.500, cioè 4.200 giorni, cioè 11 anni e mezzo.

Al settembre 2014, quindi, tra ferie non godute e giorni lavorati in più da recuperare, i Medici della AOU di Pisa, quelli ospedalieri perchè degli universitari niente si sa e niente si deve sapere, avevano accumulato circa 90 anni di lavoro aggiuntivi al debito contrattuale.

Il tempo passa e la legge Fornero avanza: i medici anziani che si portavano dietro un grosso numero di giorni di ferie raggiungono meritatamente la pensione e – ovviamente – non tutti vengono sostituiti. Cosa succede a quelli che rimangono? Ovvio lavorano anche per quelli che non ci sono, ben al di là del debito contrattuale…

Un semplice calcolo aritmetico che prende in considerazione un semestre del 2015, tutto il 2016 e il primo trimestre del 2017 – effettuato su dati forniti dall’amministrazione – evidenzia che in questo periodo di tempo i circa 800 medici ospedalieri della mia azienda hanno effettuato oltre 149.000 ore di lavoro in più del dovuto stabilito dal CCNL(tutte regolarmente autorizzate). Se le dividiamo per 38 (che sono le ore settimanali dovute per contratto), complessivamente abbiamo lavorato in più per 3930 settimane; se dividiamo questa cifra per 52 (le settimane che compongono un anno) fanno altri 75 anni nel periodo considerato. In pratica, in ciascuno di questi ultimi due anni tutti insieme abbiamo regalato oltre 42 anni di lavoro in più e ognuno di noi ha lavorato ogni anno in media 20 giorni più del dovuto, senza contare i mancati riposi dopo turni di guardia di notte o di reperibilità.

Calcolando approssimativamente e per difetto – alle retribuzioni attuali previste dal CCNL della dirigenza medica – il costo lordo di un giorno di lavoro 250 euro (compresi gli oneri fiscali e contributivi), abbiamo x 20 giorni x 800 medici, 4 milioni di euro “risparmiati” all’anno dall’azienda, tra salario e oneri fiscali e contributivi.

Tornando alle reperibilità e al lavoro notturno, l’esempio più eclatante a questo proposito è l’attività di trapianto di fegato. I miei validissimi colleghi nel 2015 hanno eseguito 119 trapianti (primi per numero in Italia) e 136 nel 2016, lavorando in media quindi una notte su tre.

Nel primi tre mesi di quest’anno ognuno di loro ha eseguito da un minimo di 50 ad un massimo di 80 reperibilità notturne o festive (da 16 a 26 turni di reperibilità al mese alla faccia di quanto disposto dal CCNL!) ed uno di loro in questo periodo ha fatto oltre 178 ore straordinarie (quasi 60 al mese). Tutti conoscono e sanno quanto guadagnano Cristiano Ronaldo o il diciottenne portiere Donnarumma, ma quanti sanno dell’esistenza, e delle retribuzioni, di questi silenziosi eroi quotidiani?

L’amara e paradossale considerazione a questo punto è che mentre noi ci prodighiamo per cercare di far si che il diritto alla salute dei cittadini sancito dalla nostra carta costituente sia effettivamente esigibile, salute, ferie e riposo per noi hanno smesso di rappresentare un diritto costituzionalmente garantito per diventare un privilegio che prima o poi dobbiamo “scontare” o – purtroppo – pagare in termini di salute, come ci insegnano le tristi cronache di questi giorni.

E le aziende sanitarie continuano in un illecito arricchimento scaricando sui medici l’obbligo di garantire continuità ai servizi sanitari e sulla loro attività intramoenia la colpa della progressiva riduzione della accessibilità alle cure. Preferendo far lavorare di più pochi, anche a rischio della sicurezza, pur di non fare lavorare tutti.
 
Gerardo Anastasio
Segretario Anaao Azienda AOU Pisana
Componente Direzione Nazionale Anaao Assomed 

10 Luglio 2017

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