Gentile Direttore,
il Senatore Zaffini, senatore di Fratelli d’Italia e Presidente della commissione Sanità del Senato, continua ad utilizzare i dati Ocse per mascherare la crisi del Ssn. Come riportato su Qs, ha dichiarato che l’ulteriore finanziamento al Ssn conferma il primato di risorse destinate alla sanità e che i risultati sulla salute degli italiani sono evidenti in base ai dati Ocse sull’aspettativa di vita, sulla mortalità prevedibile e sui ricoveri evitabili. Ho già commentato su Qs analoghe precedenti affermazioni dello stesso Senatore, della maggioranza e (purtroppo) del Ministero, ma oggi vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che questo uso propagandistico dei dati Ocse nasconde non solo la crisi del Ssn (un po’ come il Governo fa con i dati sul costo della vita e gli stipendi degli italiani), ma nasconde le sofferenze degli italiani in aree della assistenza socio-sanitaria di enorme rilevanza che i dati Ocse non esplorano.
Partiamo dalle demenze, uno dei problemi di salute ai primi posti in Italia sia tra gli uomini (terzo posto) che tra le donne (primo posto) come anni di vita persi per morte prematura, uno degli indicatori del Global Burden of Disease e quindi del carico complessivo di malattia (vedi un articolo molto interessante al riguardo su Epidemiologia&Prevenzione). In Italia, come riportato pochi giorni fa qui su Qs, in Italia circa 1,19 milioni di over 65 convivono con una demenza, con costi per 23,5 miliardi di euro l’anno, per il 63% a carico delle famiglie. Ma soprattutto è nota la quasi assenza di servizi in alcune Regioni italiane. A solo titolo di esempio, nelle Marche che pure non è una delle Regioni più arretrate i dati sui servizi diurni e residenziali per le demenze sono tanto impietosi quanto estranei alla agenda della politica con 1668 persone in liste di attesa per l’inserimento in posti letto residenziali per le demenze. E se poi ci piacciono di più i dati europei, i dati dell’European Dementia Monitor 2023 evidenziano per l‘Italia una serie di classifiche e valutazioni che testimoniano una situazione di insufficienza e inadeguatezza, tra cui il 22esimo posto come “affordability” della assistenza in questo settore, ovvero dell’aiuto economico che le famiglie ricevono per l’accesso ai servizi.
La situazione della assistenza psichiatrica in Italia è stata fotografata dalla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica in un Rapporto presentato di recente alla Camera e commentato di recente qui su QS. Da questo Rapporto riprendo due soli, ma significativi, passaggi. Il primo riguarda il fatto che la spesa per assistenza psichiatrica in percentuale sul Fondo Sanitario Nazionale è la più bassa tra i Paesi del G7, attestandosi a circa il 3%. Mancano oltre 2 miliardi di euro di investimenti per raggiungere la “soglia psicologica” del 5%, che è un riferimento per i Paesi a basso-medio reddito mentre i Paesi ad alto reddito tra i quali l’Italia dovrebbero aumentare la loro allocazione per la salute mentale ad almeno il 10% del bilancio sanitario totale. In termini di investimento pro-capite, quello italiano (69,8 euro) risulta ancora abissalmente distante da quelli di Francia, Germania e Regno Unito (rispettivamente: 510, 499 e 344). Il secondo passaggio riguarda la durata media di permanenza nelle strutture residenziali che è largamente superiore rispetto alle indicazioni, un fenomeno che rischia di sfociare in un processo di “re-istituzionalizzazione” o “trans-istituzionalizzazione” in cui le strutture residenziali diventano “case per la vita”, limitando così la possibilità di tornare a una vita indipendente.
Se poi concentriamo la attenzione sulla neuropsichiatria infantile e degli adolescenti (NPIA), la situazione diventa ancora più tragica. Qui su Qs circa un anno fa Antonella Costantino, Past President della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ricordava come i servizi di NPIA oggi seguano più di 600.000 utenti a livello nazionale, un numero che si avvicina più a quello della psichiatria adulti, ma operano con risorse assai inferiori. Al momento erano presenti 1485 medici contro i 5000 della psichiatria, con 403 letti di ricovero ordinario di NPIA (che corrispondono a 4 letti ogni 100.000 minorenni, per tutti i disturbi NPIA e non solo per quelli psichiatrici) contro i 3786 degli adulti (9,3 letti ogni 100.000 abitanti), pochissimi centri diurni e un numero di posti limitato in residenzialità terapeutica, in buona parte localizzati nelle regioni del nord. Per avere una ulteriore idea della drammaticità della situazione basta vedere la condizione a livello delle Regioni della valutazione dei ragazzi disabili che chiedono di poter fruire dell’assistenza scolastica. Nelle Marche ad esempio i minori in lista d’attesa sono passati da 1.911 del 2024 a 1.502 del 2026, un numero ancora troppo elevato con un lieve miglioramento dei tempi di attesa per la valutazione ma ancora inaccettabili perché mediamente fanno perdere un anno scolastico ai minori con disabilità che rimangono per tutto quel periodo senza assistenza educativa scolastica.
L’elenco delle altre aree in cui il SSN arranca, ma soprattutto i cittadini soffrono assieme alle loro famiglie, è lungo: la assistenza domiciliare e residenziali agli anziani, le cure palliative, i consultori, i servizi per le dipendenze patologiche e la presa in carico della disabilità grave. Tutte situazioni caratterizzate come le tre esaminate con maggiore dettaglio (demenze, salute mentale e neuropsichiatria infantile) da alcuni elementi comuni: forte carico sociale oltre che sanitario e necessità di una capacità di presa in carico territoriale con una forte integrazione tra servizi sociali e sanitari. Sono tutte aree scarsamente coperte sia dagli indicatori Ocse che da quelli del Nuovo Sistema di Garanzia utilizzato dal Ministero della Salute per il monitoraggio della erogazione dei LEA. Ma soprattutto scoperte in termini di attenzione della politica.
E quindi il Senatore Zaffini con la sua dichiarazione ricordata all’inizio fa venire in mente uno degli aforismi più noti e triti, ma in questo caso particolarmente adatto: l’intervento è riuscito, ma il paziente è morto. Come dire (ma si era capito), il Governo sulla sanità sta facendo bene, ma il SSN chissà perché è sempre più in crisi e gli italiani stanno sempre peggio. L’importante è che l’Ocse non se ne accorga.
Claudio Maria Maffei