Caso di Bologna, riflessioni a margine

Caso di Bologna, riflessioni a margine

Caso di Bologna, riflessioni a margine

Gentile Direttore, abbiamo atteso qualche giorno, dopo la tragica morte di Abderrahim Fakir a Bologna, perché in nessun modo intendiamo mettere bocca nella ricostruzione dei fatti e delle eventuali responsabilità, oggetto di una inchiesta giudiziaria. Ma la vicenda è stata anche l’occasione...

Gentile Direttore,
abbiamo atteso qualche giorno, dopo la tragica morte di Abderrahim Fakir a Bologna, perché in nessun modo intendiamo mettere bocca nella ricostruzione dei fatti e delle eventuali responsabilità, oggetto di una inchiesta giudiziaria. Ma la vicenda è stata anche l’occasione per leggere e ascoltare che, se sul posto si fosse trovato un medico, l’uomo avrebbe potuto salvarsi. Alcune considerazioni a questo punto si impongono.

Primo, sul posto, e la cosa è accertata senza ombra di dubbio, era presente sì una ambulanza, ma senza la presenza né di un infermiere né di un medico: vale dire senza personale in grado di intervenire efficacemente, anche se ovviamente non possiamo sapere se questo avrebbe potuto portare ad un esito diverso. Il fatto è che In Emilia-Romagna il 45% dei mezzi di soccorso ha a bordo solo soccorritori volontari, è una scelta operativa di quella Regione.

Secondo, ancora una volta, e ancora una volta a danno degli Infermieri, siamo di fronte ad un modo di informare decisamente drogato: affermare che dove c’è il medico c’è speranza altrimenti no, nelle manovre salvavita, è tanto sbagliato quanto ingiusto. Certo è che il personale infermieristico con formazione post-universitaria con master di primo livello in infermieristica di emergenza – che dal prossimo anno accademico diverrà laurea magistrale specialistica ai sensi del DM 159 del 2026 – ha le competenze per riconoscere ed applicare tutte le manovre salvavita per dare la speranza: e tutto ciò in piena autonomia. È, senza polemiche prive di senso, una considerazione che va ribadita.

Terzo, almeno per questo, un plauso alla nostra Regione: nel Lazio, Ares 118 dispone infatti di 260 mezzi di soccorso tutti avanzati, vale a dire con infermieri: e ce ne sono una parte, ovviamente minoritaria, con a bordo sia un medico che un infermiere. Un dato su cui varrebbe la pena di riflettere.

Maurizio Zega
Presidente Opi Roma

28 Luglio 2026

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