Centrali uniche d’acquisto. Dall’indagine di QS risultati interessanti e da approfondire

Centrali uniche d’acquisto. Dall’indagine di QS risultati interessanti e da approfondire

Centrali uniche d’acquisto. Dall’indagine di QS risultati interessanti e da approfondire

Gentile direttore,
abbiamo letto con vivo interesse l’indagine di Quotidiano Sanità sulle Politiche d’Acquisto dei Dispositivi medici,  focalizzata sulla Centralizzazione degli acquisti, modello ormai acquisito  nella Pubblica Amministrazione, e dunque nel Ssn italiano.

Se il risultato delle interviste ai vari responsabili regionali delle politiche di acquisti in campo sanitario non poteva che fornire risposte ovviamente istituzionali, appaiono particolarmente interessanti e meritevoli di approfondimento le opinioni fornite dai professionisti sulle Centrali uniche d’acquisto.

Anche noi siamo colpiti dai dati emersi: se da una parte il 75% esprime un giudizio positivo sulle centrali uniche quali via migliore per risparmi di spesa, non solo il 63% ritiene che le stesse disincentivino l’innovazione perché lontane dai bisogni reali e dalle esigenze dello specialista utilizzatore, ma, e questo merita approfondimento, il 53% dei rispondenti afferma di non utilizzare i dispositivi medici che sono stati forniti, fornendone poi varie motivazioni, dalla tecnologia obsoleta alla mancata aderenza alla terapia. Ed è questo il dato che colpisce, e che vorremmo però fosse approfondito.

I dispositivi sono diventati obsoleti nel tempo trascorso tra l'elaborazione dei fabbisogni e l'aggiudicazione? O era già inadeguato il capitolato tecnico? Ma soprattutto, quel 53% di professionisti che afferma di non utilizzare i dispositivi medici che sono stati forniti, (è una percentuale importante, e ci si augura almeno che non ci sia spreco di materiali effettivamente acquistati e poi non utilizzati, ma solo una mancata adesione a quanto aggiudicato dalle centrali d’acquisto),  quali dispositivi utilizza poi in azienda, e forniti come, da chi, e con quali procedure?

Elisa Petrone
Segretario aggiunto Fedir 

Elisa Petrone (Fedir)

28 Luglio 2017

© Riproduzione riservata

Il miglior scudo penale per il medico? L’ascolto del paziente
Il miglior scudo penale per il medico? L’ascolto del paziente

Gentile Direttore,c'è una domanda che viene fatta frequentemente durante i corsi ECM e cioè: qual è il migliore scudo penale? Prevenire è meglio che curare, dice un noto aforisma di...

Pnrr e Adi, il paradosso della copertura senza cura. Un’occasione mancata per la cronicità e la non autosufficienza
Pnrr e Adi, il paradosso della copertura senza cura. Un’occasione mancata per la cronicità e la non autosufficienza

Gentile Direttore, l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) rappresentava uno dei pilastri strategici del PNRR per la riorganizzazione territoriale del Servizio Sanitario Nazionale. L’obiettivo era chiaro: spostare il baricentro dell’assistenza verso il...

Quando il territorio diventa un confine: il caso della salute mentale
Quando il territorio diventa un confine: il caso della salute mentale

Gentile Direttore,In questo gran parlare di paziente al centro, di one health come presa in carico totale, si dimentica che c’è un ambito che ne è stato pioniere e ne...

Autismo, oltre il muro delle residenze: verso un nuovo modello di vita
Autismo, oltre il muro delle residenze: verso un nuovo modello di vita

Gentile Direttore,l’autismo in Italia si trova oggi a un bivio cruciale: da un lato la necessità di superare i modelli segreganti, dall’altro l’urgenza di dare risposte concrete a migliaia di...