Chiamiamo le cose con il loro nome: quella in corso tra medici e infermieri è una “guerra”

Chiamiamo le cose con il loro nome: quella in corso tra medici e infermieri è una “guerra”

Chiamiamo le cose con il loro nome: quella in corso tra medici e infermieri è una “guerra”

Gentile Direttore,
ho letto e cercato di comprendere l’articolo del prof. Daniele Rodriguez ma ammetto di avere fallito. Noto, ancora una volta, che non si vogliono chiamare le cose per ciò che sono realmente. Siamo di fronte ad una “guerra” tra professioni e, in questo contesto, l’analisi esasperata del dettaglio in stile azzeccagarbugli di manzoniana memoria non serve a molto.
 
Vorrei, pertanto, esprimere la mia opinione in merito alla questione delle competenze professionali degli infermieri cercando di essere chiara e sintetica, sottolineando, per dovere di precisione, che la regione Veneto interpreta il concetto di competenza come “pertinenza” e non come capacità.
 
Se l’assunto del prof. Rodriguez fosse vero (in sintesi valgono solo le capacità), potremmo arrivare a sostenere che se l’infermiere è più abile di un medico – ad esempio neo-laureato – in una data procedura (magari perché l’ha vista effettuare per 20 anni), allora la procedura dovrebbe diventare, in quel caso, infermieristica. Viceversa, se quello stesso infermiere si trovasse al cospetto di un medico esperto, quella procedura tornerebbe ad essere prerogativa del medico.
 
Cosa dovrebbe ordunque accadere se infermiere e medico fossero ugualmente “capaci” rispetto ad una procedura? Dovrebbero giocarsela a sorte? Oppure sorteggiarla? Mi pare che il principio del “fa chi sa fare” sia illogico perché porta a conseguenze illogiche, se non anche criminali, perché ben potrebbe accadere che un infermiere recatosi in un Paese in guerra, imparasse come si amputa un arto per poi proporsi come chirurgo vascolare in Italia.
In realtà, per esercitare in modo corretto l’arte medica non bastano le capacità meramente esecutive. Occorre anche, e soprattutto, la capacità valutativa, la possibilità di scegliere il trattamento più indicato, anche a costo di disapplicare una linea guida, se il caso concreto lo richiede, nonché l’abilità di interpretare in modo corretto la situazione clinica del paziente nel suo complesso.
 
Non basta, cioè, cambiare le gomme della Ferrari per “diventare sul campo” un ingegnere della Ferrari. Per tornare alla questione veneta, per quanto attiene alla ormai famosa delibera, e alle perplessità espresse ufficialmente da Fnomceo, ho reso noto di aver proceduto a presentare un esposto per verificarne il rispetto della legge penale.
 
Per tale ragione, la Magistratura penale dovrà pronunciarsi sul contenuto (e quindi sul merito) della delibera stessa. In secondo luogo, come già anticipato in modo estremamente chiaro dal dr. Anelli, la delibera apre ad un ulteriore problema che è quello della uniformità dei percorsi formativi (post-base che significa?) degli infermieri e quindi, di riflesso, della parità di trattamento dei cittadini rispetto alla possibilità di accedere alle cure.
 
Non è possibile inventare percorsi differenziati su base regionale perché l’infermiere veneto e l’infermiere siciliano devono presentare un profilo professionale uniforme. Inoltre non credo sia concepibile, né corretto né democratico, che gli infermieri si auto-attribuiscano nuove competenze (non importa se definite “avanzate”) – si noti – non solo in mancanza di un nostro (intendo Fnomceo) placet ma addirittura con il nostro espresso dissenso. Non ritengo accettabile che gli infermieri ci impongano (e impongano ai cittadini) il task-shifting.
 
Pertanto il problema cruciale della questione è il seguente: può una delibera regionale attribuire nuove competenze agli infermieri in assenza di una legge nazionale che “tolga” al medico quelle stesse competenze per “cederle” agli infermieri? Non avrebbe senso, infatti, creare doppioni – ammesso si possa parlare di sovrapposizioni – dal momento che in ogni caso il medico rimane culturalmente superiore all’infermiere e il cittadino avrebbe in ogni caso il diritto di scegliere da chi farsi trattare. Il problema che sollevo non è astratto perché riguarda tutti i cittadini italiani.
 
Creare modelli regionali dove il 118 diventa per editto “feudo infermieristico” significa trattare in modo diverso i pazienti di quella regione rispetto a quelle nelle quali c’è maggiore medicalizzazione del sistema 118. Non si può sostenere, a difesa dei sopracitati modelli, che nella regione A gli infermieri “sappiano fare”, mentre nella regione B no, perché la sanità italiana deve garantire un livello di assistenza uniforme su tutto il territorio dello Stato.
 
In conclusione, non si può lasciare un tema così delicato all’iniziativa di un Presidente di Regione, alla delibera di un direttore Generale di una Azienda Sanitaria o al capriccio di qualche Opi che rivendica a sé competenze mediche sbattendo i piedi. Bisognerebbe, per lo meno, fare in modo che i cittadini potessero, dapprima, avere contezza di quanto sta accadendo e poi la possibilità di esprimersi sul tema.
 
Ritengo pertanto che in attesa di una riforma legislativa ogni sconfinamento rimane configurabile come esercizio abusivo di professione medica. Come nota finale, una riflessione: le competenze avanzate sono “gratis” cioè non sono retribuite come tali. Perché allora tanto interesse verso questo “avanzamento”? Basta forse la soddisfazione di essere del “quasi-medici”?
 
Dr. Barbara Balanzoni
Medico Anestesista Rianimatore  

19 Dicembre 2019

© Riproduzione riservata

Salute mentale, un diritto a geografia variabile. Servono risorse, dati e una regia nazionale
Salute mentale, un diritto a geografia variabile. Servono risorse, dati e una regia nazionale

Gentile Direttore,il Rapporto 2026 della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica sulla qualità dell'assistenza per la salute mentale in Italia conferma quello che operatori, pazienti e familiari sperimentano ogni giorno: nel...

La sanità non si misura soltanto in miliardi
La sanità non si misura soltanto in miliardi

Gentile Direttore, l’incremento delle risorse si trasforma davvero in una maggiore capacità di produrre salute? Ogni volta che si dibatte in merito al finanziamento del servizio sanitario pubblico, a mio...

Anziani, ora la riforma diventi realtà
Anziani, ora la riforma diventi realtà

Gentile Direttore, con l’approvazione da parte del CIPA del Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana 2025-2027 e delle Linee guida...

Direttori generali, una proroga che interroga il modello di governance e rischia di rinviare l’innovazione
Direttori generali, una proroga che interroga il modello di governance e rischia di rinviare l’innovazione

Gentile Direttore, il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva con voto di fiducia, la conversione in legge del DL 7 agosto 2026 n°144.  La proroga prevista dall’art. 4,...