Chirurgia di guerra

Chirurgia di guerra

Chirurgia di guerra

Gentile Direttore,
qualche giorno fa ho letto tra i vari comunicati, quello relativo per l’adesione all’ ”Unità chirurgica” regionale di supporto alle missioni del Posto Medico Avanzato (AMP’s Advanced Medical Post with Surgery,  per le missioni dell’Emergency Medical Team della Regione Piemonte, MAXI EMERGENZE, connesse al Progetto nazionale “Colonna mobile nazionale delle Regioni”, depositato presso il Settore Protezione Civile.

Si legge che lo scopo di questa struttura è prestare, ove necessario, il proprio concorso tecnico–operativo alla gestione delle Emergenze regionali, nazionali ed internazionali, con moduli sanitari in “caso di catastrofe”, con definiti criteri per la tempestiva attivazione e disimpiego dei Moduli Sanitari delle Colonne Mobili Regionali, tramite il coordinamento tra le strutture Regionali di Protezione civile e il Dipartimento della Protezione civile. Tra le note, emerge che la richiesta di assistenza in stati esteri è sempre più in aumento per cui è necessario estendere i requisiti per l’adesione all’Unità chirurgica anche ad altro personale del settore (anche non dipendenti del SSN) o sanitari in pensione, con meno di 70 aa. Periodo ipotizzato di servizio, circa 20 giorni.  

Vi è bisogno di personale medico-infermieristico del settore chirurgico o delle emergenze mediche, con disponibilità alla mobilitazione rapida, anche fuori dall’Italia. 

In questo momento mi verrebbe da pensare ad eventi nei territori vicino ai confini dove insorgono gli scontri bellici, riferimenti forse sottintesi e di argomento alquanto delicato e complesso, visto quanto si sta verificando in questo periodo per la vicenda internazionale Russo-Ucraina. 

Fatte queste premesse, rifletto come medico potenzialmente coinvolto nel dare l’adesione, essendo gli oculisti presenti tra le specialità chirurgiche che potrebbero essere purtroppo necessarie in traumatologie da scoppio o da schegge. A distanza di circa 30 aa, ricordo ancora i pazienti visti in corsia quale quello di un artificiere colpito da un ordigno in fase di disinnesco, casi di scoppio di batterie di auto o altri incidenti deflagranti con sostanze chimiche.

Per strana coincidenza, mi viene quindi in mente un interessante Seminario CHIRURGIA DI GUERRA di straordinaria valenza, tenutosi presso l’Ordine dei Medici di Torino nel luglio scorso, in cui  sono stati trattati svariati aspetti delle ferite e lesioni di ogni tipo, delle varie complicanze e conseguenze a medio e lungo termine. Si è rimasti molto turbati alla vista di tanta sofferenza e, allo stesso tempo, ci si chiede di quale forza d’animo e fisica siano dotati i colleghi che hanno esposto la loro esperienza sul campo, costretti talvolta ad operare senza la corrente elettrica, in condizioni ambientali estreme e pericolose. 

Ho assistito a questo seminario con una sorta di proposito a supportare, in qualche modo, eventuali iniziative umanitarie da poter fare qui in loco.

L’indice degli argomenti esaminati, non contemplava solo le catastrofi dovute ai conflitti ma sono stati citati esempi di disastri ambientali, come esempio quello avvenuto a Bophal in India, e i pericoli derivanti da contaminanti chimici industriali accidentali o radioattivi.

Si è trattato di un notevole aggiornamento didattico che non è parte della preparazione ordinaria della maggior parte dei medici, soprattutto riguardo su come curare le persone con questo tipo di ferite, evitando prima di tutto di fare danni tramite le manovre di soccorso, tenendo conto dei protocolli di intervento, talora totalmente diversi, in base all’agente chimico in causa, nonché delle procedure specifiche di decontaminazione della persona colpita e dei soccorritori stessi. Grande attenzione veniva richiamata per le indispensabili misure di protezione per i soccorritori stessi, a rischio di essere loro stessi contaminati in maniera inavvertita e inesorabile.

Ritornando al tema del personale sanitario che si presta ad intervenire in questo Modulo di Pronto Intervento, sorge quindi un altro sottinteso problema: mentre si drena personale sanitario e di logistica per soccorso urgente in un Paese colpito da evento catastrofico, come si gestiscono le assenze di personale cardine negli ospedali e nelle ASL, in cui le liste di attesa degli interventi chirurgici per una serie di motivi (specie legati al Covid) sono a un livello critico? Occorre avere un piano di quali elementi potrebbero essere assenti improvvisamente, per un periodo determinato (al ritorno dal quale non sono certo in grado di essere freschi e riposati, magari qualcuno riporta anche qualche acciacco per i relativi disagi di operatività ad alta intensità e tensione). 

Probabilmente sono tutte variabili già prese in esame dagli addetti ai lavori e mi auguro che questi drammi non si verifichino mai; mi sono, quindi, permesso di portare in evidenza tutto questo, dopo aver letto il comunicato e sentito i vari TG.

In conclusione, ricordo anche un approfondimento riguardo l’aiuto fornito dall’impiego della terapia con Ossigeno Iperbarico, in particolar modo per contrastare il pericolo di gangrena dato da ferite ad alto rischio di infezione e necrosi.  Per chi volesse approfondire, ne ho trattato una sintesi in questo articolo Rapid Response sul THE BMJ:  “Hyperbaric Oxygen Therapy for War Wounds, related diseases and heavy sequelae. Conflicts produce serious injuries: the injured people could arrive in hospitals in non-war countries to be treated.

Dr. Gianni Zuccheri
Medico Oculista

 

 

Gianni Zuccheri

07 Ottobre 2022

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