Gentile Direttore,
la barca della scienza naviga verso orizzonti sempre nuovi e, per esplorare territori ancora in parte ignoti, richiede oggi un approccio globale – quello della “One Health” – e il ricorso a équipe multidisciplinari, indispensabili per affrontare la complessità delle questioni che la ricerca e la sanità odierne ci pongono.
Eppure, sembra che taluni Ordini professionali continuino a guardare a queste trasformazioni con una visione miope ed egocentrica, sostanzialmente orientata ad accampare per il proprio segmento competenze maggiori e migliori o, quando ciò non sia oggettivamente possibile, a limitare quelle altrui, anche quando esse siano legittime, appropriate e normativamente fondate. Mi riferisco alla grave e inaccettabile querelle che da tempo alcune sigle – a cui si è aggiunta, con argomentazioni tanto false quanto infondate, la FNO-TSRM-PSTRP – stanno alimentando nel disperato tentativo di ostacolare l’imminente approvazione delle modifiche al DPR 328/2001, che disciplina la professione del Biologo.
Siamo di fronte a un’ingerenza che nasce da un’erronea interpretazione della normativa e che scade in una narrazione distorta della realtà. Si ipotizza, in modo del tutto surreale, un confronto interprofessionale orizzontale tra categorie che hanno ruoli, percorsi e livelli formativi totalmente diversi, confondendo surrettiziamente corsi di laurea triennali con lauree magistrali e specializzazioni di cinque-nove anni. I Biologi non si sono appropriati di competenze altrui, né ne hanno rivendicate di nuove a danno di altre professioni. L’aggiornamento della nostra categoria – la cui legge istitutiva, la n. 396, risale al 1967 – è stato previsto dall’impianto della riforma delle lauree abilitanti (Legge n. 163/2021). Il testo in via di approvazione si limita rigorosamente a riordinare e declinare funzioni già assegnate ai biologi dalla legge ordinaria e dai decreti successivi.
La questione è molto semplice: le scienze biologiche sono profondamente cambiate negli ultimi decenni. Le indicazioni del 1967, necessariamente scarne, dovevano essere adeguate alla luce dell’evoluzione scientifica e tecnologica. Basti pensare alla genetica, alla genomica, all’embriologia clinica, alla procreazione medicalmente assistita, alla bioinformatica, al biorestauro, all’epigenetica o all’ecotossicologia. Non stiamo inventando una nuova professione, ma aggiornando le metodiche di una figura chiamata a misurarsi con tecnologie che sessant’anni fa semplicemente non esistevano.
Rappresentare questo passaggio come una minaccia per la salute pubblica è un atto di sciacallaggio corporativo, finalizzato a un malcelato e illegale tentativo di erodere le competenze storiche dei Biologi. Inoltre, ricordo che questo percorso non è un monologo della FNOB: il provvedimento è il frutto di un articolato iter istituzionale che ha ottenuto il parere favorevole dei Ministeri competenti e del Consiglio Superiore di Sanità.
A spazzare via ogni dubbio e a confermare la piena legittimità del nostro operato è intervenuto, da ultimo, anche il Consiglio di Stato con il parere n. 1343/2026. I giudici di Palazzo Spada hanno ribadito che le competenze elencate corrispondono esattamente a quelle della previgente legislazione, senza l’introduzione di alcuna nuova prerogativa. Il Consiglio di Stato si è limitato a rammentare l’ovvia natura “biologica” delle attività del biologo. Una tautologia oggettiva: di cos’altro dovrebbe occuparsi un biologo?
Eppure, anche questa evidenza è stata maldestramente strumentalizzata dagli oppositori nel tentativo di sminuire il valore dei nostri titoli e l’accesso alle nostre attività tipiche.
Alla fine della fiera, ciò che emerge è solo la paura della crescita e dell’evoluzione della nostra categoria.
Come FNOB restiamo sempre aperti al confronto costruttivo e alla collaborazione con tutte le Federazioni e le Associazioni scientifiche, ma non tollereremo più attacchi pretestuosi. Nella sanità moderna non c’è posto per guerre di territorio: la complessità impone integrazione e rispetto reciproco. “A ciascuno il suo”, senza pretendere di congelare una professione al 1967.I fatti, alla fine, sono testardi e su di essi si infrangeranno le ansie, i sospetti e le interessate furbizie altrui.
Unicuique suum. A ciascuno il suo, appunto.
Vincenzo D’Anna
Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB)