Con l’autonomia differenziata si rischia l’autarchia in sanità

Con l’autonomia differenziata si rischia l’autarchia in sanità

Con l’autonomia differenziata si rischia l’autarchia in sanità

Gentile direttore,
recentemente QS ha pubblicato due lettere importanti: la prima a firma del prof Villone, emerito costituzionalista, che ci ha spiegato i rischi insiti per il Paese riconducibili alla proposta Calderoli di Regionalismo Differenziato, la seconda, del prof Cavicchi, che ci ha descritto i pericoli a cui nello specifico la sanità pubblica sarebbe esposta se la stessa proposta dovesse affermarsi.

Entrambe le lettere ci hanno informato che per fermare l’iniziativa controriformatrice in atto un comitato di esperti ha definito una Proposta di Legge di Iniziativa Popolare che può essere firmata con lo SPID sul sito www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it

Rispetto a queste iniziative alle quali sono seguiti numerosi interventi di sostegno vorrei dare il mio contributo come specialista ambulatoriale che mi vede molto preoccupata e assolutamente favorevole a sostenere questa Legge di Iniziativa Popolare contro l’Autonomia Differenziata alla quale ho già aderito con la mia firma. www.coordinamentodemocraziacostituzonale.it

Chi lavora come me, in qualsiasi ruolo e funzione, nei poliambulatori pubblici in quello che si definisce territorio, ha molto chiaro il polso della situazione di declino del SSN e non ci vuole davvero una spiccata attitudine a cogliere i segnali per essere allarmati da una complessità in totale crisi.

Questo aspetto è un argomento che rattrista, indigna, e coinvolge tutti gli operatori sanitari che spesso fanno anche perdenti e malinconici paragoni col passato e rende i cittadini sempre più scontenti, attenti ai diritti pretesi a volte anche violentemente.

L’aria che si respira è proprio questa: ad una forte e nota crisi complessiva che tocca tutti gli aspetti del Sistema si è aggiunta negli ultimi tempi l’irreperibilità di colleghi medici, infatti nessuno ci sostituirà se per motivi plausibili ci assentiamo o andiamo in pensione, e l’irreperibilità dei farmaci che spinge i pazienti a ritornare per chiedercene altri a causa della delocalizzazione della produzione in aree del mondo asiatico per maggior profitto. Niente medici per una errata programmazione del passato a multiple responsabilità e quei pochi in attività o fuggono dal SSN appena pensionabili o non si avvicineranno mai al SSN perché mortificante dal punto di vista professionale ed economico con una inaccettabile e definitiva penalizzazione dell’assistenza territoriale. Insomma un Sistema che avrebbe bisogno solo di una riforma radicale coraggiosa e globale per non morire di consunzione come sta avvenendo e che forse solo per un po’ sopravviverà mestamente per categorie protette o fragili.

In questo contesto nessuno parla, non conoscendone l’esistenza, di quello che il ministro Calderoli ha depositato il 29 dicembre 2022 come Ddl, perché siamo talmente presi e consumati da problemi giornalieri che siamo distolti da quello che ci potrebbe riguardare nel prossimo futuro “come se non ci fosse un domani”. E’ anche quello che sta succedendo fra i malati: totalmente ignari. So che alcune associazioni dei pazienti per patologie respiratorie si stanno sensibilizzando ed attivando e spero che anche molte altre seguiranno; sono preziose associazioni impegnate nel segnalare i bisogni e i diritti negati dei malati che non tarderanno ad intuire la ricaduta sui loro associati nel territorio nazionale.

Non credo sia una mia impressione ma anche i media ne parlano pochissimo (c’è ben altro nella cronaca recente che aumenta l’audience) e questo contribuisce ad aumentare nel Paese una inconsapevolezza generale. Questo sottacere, evitando dibattiti e confronti, potrebbe diventare complice e favorirebbe il suo percorso “facilitato e furbo” impostato da un abile Ministro che spera di realizzare l’intento in un accordo fra Regioni e Governo. Ci ritroveremo così di fronte al fatto compiuto: la fine del SSN e del suo universalismo. Come se la pandemia non ci avesse insegnato nulla.

Cosa prevede l’autonomia differenziata? Una sorta di autarchia sul lavoro, sui contratti, sulla formazione, sugli incentivi, sulle competenze, sul sistema tariffario e di riscossione, sui ticket, sulla gestione dei farmaci… Niente più universalismo, eguaglianza dei cittadini italiani malati, solidarietà.

Come possiamo difendere il SSN? intanto diffondendo il più possibile il senso di questo DdL e il tentativo di renderlo vano con la compattezza che tutti, medici, operatori sanitari, cittadini sani e malati dimostreranno sostenendo anche la Legge di Iniziativa Popolare www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it.
Come possiamo pretendere che esso sia finalmente riformato in maniera complessiva e non controriformato perché qualsiasi micro intervento o aggiustamento è stato e sarà senza alcun effetto, anzi? C’è un coraggioso ed esperto cervello riformatore nel nostro Paese che si occupi di tutto questo a cui la politica potrà far riferimento?

Maria Luisa Agneni
Pneumologa ambulatoriale ASL Roma1

23 Gennaio 2023

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