Cosa manca per un monitoraggio più trasparente delle liste di attesa

Cosa manca per un monitoraggio più trasparente delle liste di attesa

Cosa manca per un monitoraggio più trasparente delle liste di attesa

Gentile direttore, sono da poco usciti i dati dell’Agenas sull’andamento delle liste di attesa in Italia aggiornati al 30 settembre 2026. Il Documento dell’Agenas merita qualche riflessione sul modo di rendere più trasparente e soprattutto utile il loro monitoraggio.

Gentile direttore,
sono da poco usciti i dati dell’Agenas sull’andamento delle liste di attesa in Italia aggiornati al 30 settembre 2026. Il Documento dell’Agenas merita qualche riflessione sul modo di rendere più trasparente e soprattutto utile il loro monitoraggio. Così come i dati sono stati presentati il loro uso propagandistico da parte di Governo e Ministero è scontato visto che sono stati di fatto commentati solo i due dati relativi al confronto tra i primi tre trimestri del 2025 e del 2026: le prestazioni che aumentano e la percentuale di prestazioni prenotate nei tempi previsti è aumentata.  Inciso: i dati si riferiscono a 14 prime visite specialistiche e 22 esami diagnostici. Nei primi 9 mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso le prenotazioni oggetto di monitoraggio sono aumentate dell’8% per le prime visite e del 13,3% per gli esami diagnostici. Quanto al rispetto dei tempi qui su Qs si è ricordato come per le prime visite la percentuale di prenotazioni nei tempi sale dal 76,9% al 78,6%, mentre per gli esami diagnostici passa dall’83,3% all’85%.

I dati buoni dell’Agenas contrastano però col vissuto dei cittadini e con l’apertura di un numero sempre maggiore di centri privati. Contrastano anche con i dati dell’ultimo Rapporto BES (Benessere Equo e Solidale) 2026 dell’ISTAT in cui si dice che dopo una crescita significativa dal 2019, nel 2025 l’indicatore relativo alla rinuncia alle prestazioni è stabile rispetto al 2024 (9,6%), ma comunque molto alto corrispondendo a oltre 5,6 milioni di persone che hanno dichiarato di avere rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria pur avendone bisogno. Dice l’ISTAT: “le lunghe liste di attesa restano il motivo prevalente della rinuncia (6,5%), seguito dal costo economico delle prestazioni (5,2%), mentre solo l’1,4% dichiara che ha rinunciato per motivi legati alla scomodità.”

Cosa manca nella Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa dell’Agenas? Innanzitutto mancano dei dati che pure l’Agenas ha visto che compaiono aggiornati al 2025 nelle slide utilizzate nel corso di un incontro dello scorso maggio dal Direttore  dell’Agenas. Il primo dato (vedi Tabella 1) è la percentuale di prescrizioni di prime visite e di esami diagnostici che non si sono tradotte in una prenotazione. Si tratta di percentuali altissime che vanno nelle varie Regioni dal 33,7% al 67,7% per le prime visite e dal 37,3% al 73,4% per gli esami diagnostici. Che fine fanno le prestazioni prescritte, ma non prenotate? Una buonissima parte si perde nei gorghi dei CUP. Ad esempio, nelle Marche tu chiami il CUP e se non trovi posto finisci nelle cosiddette liste di garanzia, in cui la garanzia più probabile non è quella di essere chiamato, ma quella di “non” essere richiamato. In questo modo le Aziende e le Regioni aggirano l’obbligo di garantire comunque o con la libera professione o col privato accreditato la prestazione che il sistema pubblico non riesce a dare nei tempi previsti. La variabilità tra Regioni è verosimilmente legata in larga misura alla diversa modalità di gestione delle agende da parte dei rispettivi CUP. È in questa quota di prescrizioni perse che ci sono le rinunce e il ricorso alle prestazioni a pagamento.

Un secondo dato che l’Agenas ha in pancia è relativo al tasso di prescrizioni ogni 1000 abitanti sia per le visite che per gli esami diagnostici. Anche questo dato relativo al 2025 era presente nelle slide citate (vedi Tabella 2) dove si evidenzia una enorme variabilità tra Regioni con un tasso che passa per le visite dalle 904,8 prescrizioni ogni 1000 abitanti della Emilia-Romagna ai 503,1 della Campania mentre per gli esami diagnostici passa dai 775,9 del Lazio ai 371,4 del Piemonte.

Dove invece c’è un cono d’ombra assoluto è sulle prestazioni di controllo che sono decisive nel valutare la capacità di presa in carico del sistema sanitario sia dei casi acuti da approfondire con corsie privilegiate che dei pazienti con condizioni croniche da monitorare. Il rischio di ridurre le agende per i controlli non monitorate per far crescere quelle di primo accesso monitorate va evitato e tenuto sotto osservazione.

Con questi pochi dati in più (oltre ad altri già disponibili che non commento) e con l’estensione del numero delle prestazioni monitorate forse cominceremo a capirne un po’ di più sulla crescita del mercato privato (pericoloso perché aumenta l’inappropriatezza e aumento il carico burocratico dei medici di medicina generale) e sul fenomeno delle rinunce, davvero doloroso.

27 Ottobre 2026

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