Covid-19, uno stress test per il Servizio sanitario

Covid-19, uno stress test per il Servizio sanitario

Covid-19, uno stress test per il Servizio sanitario

Gentile Direttore,
dal 4 Maggio è partita la fase 2 e, quindi, c’è stato il via libera per le riaperture di tutte le attività in elezione precedentemente sospese. Si legge che la ripresa delle attività non è avvenuta ancora in tutte le regioni perché ci sono oggettive difficoltà: tutte le prestazioni (dalle visite agli esami strumentali di vario tipo) vanno effettuate garantendo la sicurezza dei cittadini e degli operatori sanitari.
 
Ciò significa, oltre alla mascherina, il distanziamento sociale nelle sale di attesa, la sanificazione degli ambienti dopo ogni visita e così via. La conseguenza è un allungamento della durata della prestazione per cui sarà ridotto il numero delle stesse per ogni giornata. Altro problema è il recupero delle tante prestazioni che sono state sospese da marzo a maggio e che vanno effettuate, ma come?
 
Tante le criticità che stanno emergendo e non tutte risolvibili in tempi brevi, purtroppo, perché il personale sanitario è sempre lo stesso e riesce a garantire a malapena il lavoro ordinario. Non vuole lavoro in straordinario perché stanco né gli si può chiedere di effettuare turni anche il sabato pomeriggio e la domenica per “recuperare” l’arretrato: la stanchezza, anche psicologica, che tutti stiamo avvertendo, è pericolosa e si rischia di minare la qualità dell’assistenza.
 
E’ vero che qui in Campania ed in molte altre regioni del centro sud non abbiamo vissuto lo tsunami che ha interessato il nord Italia ed abbiamo avuto il tempo di organizzare attività territoriali ed ospedaliere per fronteggiare l’emergenza COVID, ma il clima che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, la rimodulazione delle attività in relazione alle varie disposizioni che si sono susseguite, con pensiero rivolto sempre al bisogno di cura dei cittadini che, dal 4 Maggio, sono ritornati, giustamente, a chiedere il nostro aiuto, ha determinato grande turbamento e stanchezza negli operatosi che sono molto provati.
 
Oggi più che mai stiamo pagando la politica del risparmio che è stata condotta in Sanità per troppi anni e che ha portato alla riduzione di posti letto e di personale, alla scarsa organizzazione delle cure territoriali e tanto altro. 
Un virus, un organismo così piccolo, ha messo in risalto tutte le debolezze di un Sistema Sanitario che ci invidiano perché è l’unico che garantisce a tutti accesso gratuito alle cure ma che è arrivato il momento di riformare in maniera decisiva.
 
Tale riforma, però, come più volte ribadito anche a livello nazionale deve essere condivisa con gli attori principali: i medici e gli altri professionisti della Sanità che devono poter entrare nel percorso decisionale. Mi riferisco ai medici che quotidianamente lavorano sul campo nei vari settori, che sono sempre aggiornati sulle criticità da risolvere perché le vivono sulla loro pelle.
 
Non è possibile che la politica decida la programmazione e l’organizzazione senza confrontarsi con noi in maniera concreta. Se non si intraprende questa strada non ci saranno mai riforme adeguate: noi pensiamo con la logica dell’assistenza di qualità, altri pensano con la logica del risparmio, della burocrazia, dei conti da far quadrare. L’ottimizzazione, l’appropriatezza sono termini che ci sentiamo ripetere ormai da anni ma che dovrebbero, in primis, essere applicati a chi ci governa.
 
Ci sentiamo spesso manifestare la massima disponibilità alla collaborazione ma, quando si tratta di concretizzare questa cooperazione, o non siamo affatto interpellati o le nostre proposte vengono superate da altre perché non condivise.
 
La Legge 3/2018 definisce gli Ordini dei Medici quali organi sussidiari dello stato e, come tali, dovrebbero avere un maggior ruolo ma, a mio avviso, poco è mutato da quando eravamo semplicemente ausiliari.
 
L’emergenza COVID, a mio avviso, ci ha insegnato che si devono modificare le modalità con cui si realizzano le riforme e solo il lavoro in rete ed in sinergia tra istituzioni e chi lavora a contatto con i pazienti può garantire di trovare la migliore soluzione al fine di offrire la adeguata assistenza.
 
Erminia Bottiglieri
Presidente Ordine dei medici di Caserta

08 Giugno 2020

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