Cure palliative ancora penalizzate dalla spending review

Cure palliative ancora penalizzate dalla spending review

Cure palliative ancora penalizzate dalla spending review

Gentile Direttore,
come è ben noto, ma deve essere ricordato con forza, le Cure Palliative non allungano e (soprattutto) non accorciano la vita, ma ne migliorano la qualità, quale loro vero scopo principale. Tale principio è fondamentale, sia che ci si trovi nella fase finale della vita, sia (soprattutto) che ci si trovi ad attuare il doveroso sollievo della sofferenza in qualsiasi fase di malattia altamente sintomatica. Sarebbe davvero il momento di ricordarsi dell’importanza della qualità di vita del malato, non solo in prossimità della sua fine, ma anche in ogni fase di ogni malattia sintomatica potenzialmente guaribile.
Ciò è fondamentale, tanto più nel corso di una malattia nuova e sconosciuta quale il COVID 19 in cui ovviamente vanno date al malato tutte le chance di sopravvivenza, alle quali anche il miglioramento della qualità di vita, se ben attuato può contribuire.
 
L’applicazione delle CP e della Terapia del Dolore, laddove anche questo sintomo sia presente, andranno ovviamente attuate con scrupolosa attenzione, in particolare anche ad ogni eventuale interazione con i numerosi farmaci in uso e quindi in stretta sinergia con tutte le altre discipline mediche coinvolte, personalizzando i trattamenti necessari (tayloring). 
 
Prendendo come esempio quanto accade nel ben più noto ambito oncologico, in presenza di un malato altamente sofferente, va in ogni caso attuato il miglior controllo possibile della sofferenza ed attuata la miglior terapia di supporto; talora proprio dopo aver ottenuto tale obiettivo il paziente si mostra in grado di attuare con efficacia trattamenti eziologicamente orientati che altrimenti potevano sembrare improponibili..
 
Va evidenziata la significatività del recentissimo  “POSITION PAPER  SICP – SIAARTI – FCP  Le Cure Palliative nel trattamento dei malati COVID-19/SARS- CoV-2”, che ricorda come “uno strenuo sforzo è in atto per aumentare la disponibilità dei posti letto ospedalieri” e che “altrettanta importanza si deve attribuire al trattamento dei sintomi che generano intense sofferenze in questa malattia epidemica. Il tutto a conferma dell’indicazione a implementare le cure palliative durante le emergenze umanitarie, comprese le epidemie e pandemie, come autorevolmente raccomandato con forza dalla OMS”. 
 
Ci si augura che, essendo ora in una fase più matura della gestione dell’emergenza COVID 19 ed in previsione anche di eventuali fasi successive di ricorrenza che purtroppo potrebbero presentarsi, si possa maggiormente inserire il trattamento della sofferenza nel corso complessivo delle cure per questa grave malattia, al fine di migliorare la qualità di vita dei malati nel corso della stessa, elemento indirettamente potenzialmente migliorativo anche dell’outcome.
 
Certo non si può dimenticare che la scarsità e spesso l'assenza di cure specialistiche per la sofferenza in ospedale è stato frutto di una scelta precisa di spending  review attuata con il DM 70 del 2015 ancora pienamente e cogentemente in vigore, che nella clamorosa globale riduzione dei posti letto che oggi stiamo purtroppo pagando, aveva cancellato anche le Cure Palliative dagli ospedali, incurante della palese violazione della legge 38/2010 (fatto oggetto di reiterate interrogazioni parlamentari).
 
Tale situazione infatti ad oggi permane, non essendo stata di fatto emendata neanche dall’art. 38 comma 2 dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza del 2017 che doveva infine garantire nuovamente la presenza delle CP, ma che in effetti non ha avuto ancora alcun serio regolamento attuativo a distanza di 3 anni.
 
Marco Ceresa
Medico operante in Cure Palliative e Terapia del Dolore

 

Marco Ceresa

20 Aprile 2020

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