Gentile Direttore,
il 09 aprile u.s. al salotto di prima serata televisiva di Lilli Gruber, su La7, nel merito dell’ “onda lunga” del referendum sulla giustizia e le preoccupazioni economiche legate alla guerra in medio-oriente, il dott. Nicola Gratteri ha esposto la seguente analisi:
«Le mafie oggi si presentano con il volto pulito, non sono più riconoscibili anche fisicamente; oggi la mafia è imprenditrice, è il mondo delle professioni, che siedono allo stesso tavolo; spesso nelle nostre indagini abbiamo visto tavolate con: politica, mondo delle professioni, pezzi delle istituzioni, senza rossore e senza vergogna, c’è una sorta quasi di sdoganamento … ».
Alla domanda della conduttrice: «Ma i segretari di partito, i capi, dovrebbero vigilare di più … è impossibile?», lo stesso Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, replica:
«Ma non è impossibile, la cosa difficile – e questa è la differenza tra un leader ed un altro – è di saper selezionare; ciò che vedo accadere in questi decenni è il famoso “cerchio magico”: impedire a chi comanda di vedere la realtà e quindi far vedere che tutto funziona, tutto va bene e tutto è ok … tu sei il migliore, sei il più bravo, il più intelligente ed il più capace … ed a furia di ripeterlo, uno si prende sul serio veramente, quando invece poi, se vai 30 metri più avanti, vedi che tutto sta cadendo a pezzi».
Successiva domanda della conduttrice: «Lei pensa che Georgia Meloni, Nordio, questo governo, i politici che hanno fatto propaganda per il “SÌ”, pensa che attaccheranno ancora in modo così virulento i pubblici ministeri, i giudici?»;
replica: «Se la storia serve ad imparare, penso che non convenga, visti i risultati: cioè l’arroganza non paga, l’aggressività non paga, ce lo ha spiegato questo risultato elettorale …».
Qualcuno potrebbe pensare che queste analisi restino circoscritte ai temi trattati, invece io penso che si tratti di uno spaccato della sociologia Italiana corrente, perché quelle irregolarità, quelle colpe, sono le stesse che da anni affliggono anche il mondo della sanità con i medesimi risultati: lo sdoganamento del peggio come normalità e l’incapacità di oggettività relativamente alla lettura di indicatori che non stanno misurando situazioni di normalità.
Negli ultimi tre anni mi sto confrontando con il mondo della libera professione, e già alcune analisi sono emerse, fuori da ogni cerchio magico ed ogni prepotenza: vedi le «radiologie da incubo» [1] o gli «elogi delle false perfezioni».
Pure il peggio di tale delineata particolare precarietà riguardante i radiographers Italiani, affonda nei temi ritornello dei miei precedenti personali interventi in questa rubrica.
Alcuni casi gravissimi, di allontanamento immediato dal posto di lavoro senza spiegazione alcuna o di minaccia di ritoccare i termini economici del contratto, sono ormai così comuni che – appunto come dice Gratteri – sembrano oggetto di uno sdoganamento senza rossore e senza vergogna, al punto che i soggetti destinatari di certi provvedimenti capiscono soltanto una cosa: devono mangiare questa mota al posto della minestra per non buttarsi dalla finestra, e questo per più ordini di motivazioni, i cui maggiori sono: 1: Il personale non dipendente è carne da macello rispetto agli altri lavoratori; 2 I quanto mai “variegati” termini contrattuali dei liberi professionisti sono così contortamente subdoli e perversi, che in una possibilissima controversia anche affidarsi ad un legale (ove peraltro risulti anche meramente sterile la eventuale richiesta della c.d. “intermediazione ordinistica”, così come attualmente concepita) potrebbe rivelarsi un’impresa che non valga la spesa; 3: Il solito, immancabile, tema della legge sulla radioprotezione, che pone in un irrisolvibile “sottopiedistallo” i TSRM, che in qualche caso devono fronteggiare – torniamo a citare Gratteri – una arroganza ed una aggressività che in questo caso invece paga eccome … ed anche a caro prezzo.
Lo stesso giorno, il 09 aprile, l’On. Giuseppe Conte, alla camera dei deputati ha contestato all’attuale governo: 4 anni, 0 riforme. Per il caso dei radiographers Italiani invece gli anni senza riforme (utili) ormai sono 26.
Durante l’ultima campagna referenderaria, tra i leader dei sostenitori del «NO», tra cui l’ex presidente ANM dott. Cesare Parodi ed il costituzionalista dott. Enrico Grosso hanno espresso il concetto per cui le tutele «debbano essere garantite in concreto e non soltanto in astratto»: ebbene, il caso dei TSRM Italiani è diventato da 26 anni il caso più evidente di virulento scivolamento verso l’astratto di quanto oltre 50 anni di norme di legge avevano inizialmente previsto per questa categoria – giusto caso – proprio in tema di autonomia ed indipendenza.
Quello che serve urgentemente a questa professione è:
1. una revisione della legge sulla radioprotezione che li ponga in un primo piano di formalità nei processi riguardanti le attività tipizzanti la loro professione (giustificazione ed ottimizzazione), oggi indicati – sembra un vero insulto, ormai svincolato nella dottrina – come «aspetti cruciali nella c.d. “radioprotezione pratica”»: come se possa esistere un livello nobile, solo teorico (da una parte) ed un altro ignobile, ovviamente in subordine, solo pratico (dall’altra).
2. per non lasciare la c.d. “attività libero professionale” troppo libera e (molto) poco professionale, la compilazione di un CCNL dei liberi professionisti, con salario orario minimo garantito e differenziato nelle varie tipologie e fasce orarie di attività, con espresso richiamo al rispetto dei carichi di lavoro.
Al pari del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, auspico che in questo anno e mezzo che rimane, il governo (ma l’appello riguarda – al solito – anche le massime rappresentanze istituzionali e sindacali) si impegni «per fare le riforme che servono a dare risposte alla gente» … anche a questa gente: i radiographers.
Mi consenta di ricordare che sono passati ormai 1953 giorni dalla pubblicazione della mia “chiamata” sulla proposta di una legge di iniziativa “popolare” per la pari dignità tra tutte le professioni sanitarie [3].
Dott. Calogero Spada
TSRM – Dottore Magistrale
Riferimenti
[1] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/radiologie-da-incubo/
[2] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/elogi-delle-false-perfezioni/
[3] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/una-legge-di-iniziativa-popolare-per-la-pari-dignit-tra-tutte-le-professioni-sanitarie/