Decreto Pnrr. Dalla precarizzazione ai consultori, fino al ‘no’ al green pass: tutte le bastonate del governo al Ssn

Decreto Pnrr. Dalla precarizzazione ai consultori, fino al ‘no’ al green pass: tutte le bastonate del governo al Ssn

Decreto Pnrr. Dalla precarizzazione ai consultori, fino al ‘no’ al green pass: tutte le bastonate del governo al Ssn

Gentile direttore,
ho appena descritto l’altro giorno cosa presumibilmente accadrà alla sanità pubblica dopo le elezioni europee e l’approvazione della proposta di legge sul regionalismo differenziato. La Meloni ma pure noi nostro malgrado senza una strategia, senza una idea, cioè senza un ministro adeguato, si trova praticamente come un pugile spinto nell’angolo del ring che prende cazzotti da tutte le parti. E noi cioè i nostri diritti con lei. Il nostro paese come sappiamo a causa dei suoi conti pubblici è a rischio di subire dall’Europa una procedura di infrazione. Se ciò fosse sarebbe davvero l’inizio della catastrofe.

Che esista questo rischio e che il governo Meloni provi a mettere le mani avanti per non cadere indietro lo si vede già da quello che bolle in pentola cioè da questo decreto sul PNRR che sta per essere approvato dal Senato.

Leggendo questo decreto è già possibile capire quale sarà il bastone che ci romperà le ossa.

La prima bastonata sono le norme previste per le assunzioni, cioè la decisione di sfondare il tetto che come un giogo ci portiamo sul collo da 23 anni.

Tutte le assunzioni previste anche quelle che riguardano i policlinici sono tutte a tempo determinato cioè in pratica siamo di fronte semplicemente ad una misura che si limita ad ampliare l’area del precariato e in particolare l’area degli incarichi liberi professionali, delle convenzioni, dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa, dei contrati di formazione lavoro e perfino dei contratti di somministrazione di lavoro quelli che permettono alle aziende di richiedere la prestazione di uno più lavoratori ad agenzie autorizzate (somministratori).

Francamente sono sconcertato ma come si fa a non capire che la precarietà del lavoro è in realtà un modo per silurare il servizio sanitario pubblico, cioè il più grande incentivo per gli operatori ad abbandonare il pubblico a favore del privato e a lasciare addirittura il nostro paese per andare a lavorare all’estero.

Stando all’ultimo report dell’Istituto nazionale di statistica ogni anno il 5-8% di profili altamente formati migra al di fuori dei confini della penisola italiana. L’8% dei laureati in medicina ogni anno espatria. In un solo decennio abbiamo perso 79 mila medici. Ma la stessa cosa più o meno vale per gli infermieri.

Ma a parte gli operatori che lasciano l’Italia è del tutto evidente che acuire la precarizzazione del lavoro in sanità diventa l’anticamera per la sua privatizzazione il che vuol dire che a questo governo non interessa il pubblico e meno che mai pensa di svilupparlo e di stabilizzarlo ma sapendo di rischiare la procedura di infrazione interessa tenersi le mani libere per eventuali dismissioni.

Mi sorprende che il sindacato ancora non si sia fatto sentire. Questo del PNRR è un segnale inequivocabile contro il lavoro.

L’altra bastonata riguarda i consultori e la decisione di ammettere il terzo settore come un organico supplementare in competizione con gli operatori pubblici.

Cosa vuol dire coinvolgere nel servizio pubblico “i soggetti del Terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità”?

Tutti come è giusto che sia hanno messo in evidenza i significati di questa misura contro le donne ma essa è anche una misura contro gli operatori pubblici.

Il servizio pubblico proprio perché pubblico deve essere garantito con dei titoli e delle referenze e degli accreditamenti. Quali sono i titoli che danno al terzo settore la facoltà di operare nei consultori pubblici? Quali professioni esso impiegherà per “sostenere la maternità”? Come farà l’azienda responsabile dei consultori, ma gli stessi operatori pubblici, ad accertarsi che gli operatori del terzo settore hanno una “qualificata esperienza”? Ma soprattutto cosa vuol dire “sostegno alla maternità”, cioè un sostegno a questo punto sussidiario perché evidentemente si pensa che esso non sia garantito da tutte le professioni titolate a occuparsi di maternità? Ginecologi ostetriche psicologi e infermieri. Ma vi rendete conto della madornale superficialità di questa norma e delle sue possibili implicazioni giuridiche? Ma anche di quanto sia lesivo dellacredibilità e della dignità degli operatori che di fatto sono trattati come se fossero dei macellai senza scrupoli e come se non avessero nessun tipo di deontologia.

La superficialità di questa norma è spaventosa quanto rischiosa anche sul piano legale quanto prevaricatrice e violenta come se per gli operatori dei consultori fare l’IVG per una donna sia come farsi un bidet.

L’altra bastonata che confesso di aver fatto fatica a capire riguarda il green pass una misura prima accettata dal governo Meloni e poi rifiutata e sulla quale mi ha colpito anche in questo caso il silenzio generale ma soprattutto il silenzio di coloro che tutte le sere durante la pandemia ci hanno spronato alla vaccinazione.

Dire di no al Green Pass globale, cioè all’iniziativa dell’Oms e dell’Unione europea sulle certificazioni sanitarie digitali condivise a livello mondiale è dire di no ad una idea di prevenzione estesa e non mi sembra con una pandemia appena superata e con il rischio di altre pandemie una buona idea.

Intuisco che dietro la posizione dell’Italia vi sono problemi di sovranità nei confronti dell’OMS ma in tutta franchezza dopo la batosta che abbiamo preso con la pandemia l’idea che la prevenzione sia inficiata dalle logiche sovraniste del governo Meloni in tutta franchezza non mi convince.

Da ultimo il ministro Giorgetti che sul Def in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, sembra cominciare a mettere le mani avanti e a preparare la batosta.

“Credo che serva un ripensamento complessivo in termini di offerta sanitaria, che è un argomento sensibile non basato semplicemente sul tema risorse”, ha dichiarato il ministro. Un ripensamento, ha proseguito, “rispetto alla domanda che cresce in termini sia dimensionali, sia di standard qualitativi, sia rispetto all’invecchiamento della popolazione. Ci sono da un lato aspetti legati alle possibilità dell’intelligenza artificiale e altro e dall’altro alla difficoltà di avere medici e infermieri in numero adeguato”.

Il ministro Giorgetti nel suo discorso prova a mettere la “questione delle risorse” tra parentesi e a spostare l’attenzione sull’uso efficiente delle risorse pubbliche teorizzando l’esistenza di un grande “spazio di miglioramento per il recupero della capacità di offerta”.

Vuoi vedere che dopo le elezioni europee oltre alla precarizzazione della sanità pubblica torneremo pure alla spending review.

Ivan Cavicchi

Ivan Cavicchi 

24 Aprile 2024

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