Gentile Direttore,
è facile rilevare come la collega psichiatra Dina Nerozzi, nel suo intervento in audizione al Senato, abbia abusato del titolo di psichiatra per umiliare le persone omosessuali. La collega ha certamente il diritto di esprimere il suo parere contrario al riconoscimento delle Unioni Civili, ma la sua professione ed il codice deontologico (che attualmente cita solo un laconico "senza discriminazione alcuna") non le permettono di paragonare le persone agli animali, ma nemmeno persone che si amano liberamente ai criminali pedofili.
Molto fantasiosa e contraria alle conoscenze in materia anche quelle relative all'epidemia di Aids, con informazioni sull'epidemiologia e la mortalità vaghe e contrarie alla realtà storica. Devo richiedere pertanto alla Fnomceo ed al SSN un intervento restrittivo nei confronti della collega, per accertata incompentenza e per violanzione del codice deontologico, ma devo anche chiedere alla Fnomceo ed al Ministero della Sanità, che in qualche modo si esprimano in materia in modo esplicito assumendosi delle responsabilità nel merito dei seguenti argomenti sui quali si sono finora rifiutati di rispondere, nonostante le numerose sollecitazioni:
1) L'omosessualità e la bisessualità sono come l'eterosessualità o meno delle normali varianti della sessualità umana?
2) Viene o meno abrogato del tutto la dicitura "omosessualità egodistonica" ed ogni sua possibile variante dall'elenco ufficiale delle patologie, che di fatto nega la prima affermazione e ripropone in altri termini le stesse discriminazioni?
3) Come vengono considerate le cosiddette "terapie riparative" o sotto altro nome ogni forma di terapia atta a cambiare l'orientamento sessuale, applicate notoriamente solo a cambiare quello delle persone omosessuali e bisessuali e considerate dagli anni novanta dall'OMS come prive di basi scientifiche e in certi casi forme di tortura?
4) In che modo viene applicato nel SSN l'Articolo 21 della carta di Nizza e il D.L. 216 del 2003 al fine di attivare protocolli di inclusione sociale attiva nei confronti del personale sanitario e dei pazienti Lgbt, sia per ridurre il Minority Stress, aumentare la sicurezza e la salute sul posto di lavoro e applicare i criteri del Diversity Management, sia per contrastare attivamente i fenomeni di omofobia, lesbofobia e transfobia, modificando gli aspetti istituzionali coinvolti, dalla raccolta dati epidemiologici all'accoglienza, dal ricovero alla ricerca, dalla prevenzione all'informazione, dall'accoglimento del disagio dei genitori di adolescenti Lgbt all'accoglienza delle famiglie con genitori omosessuali, lesbiche o transessuali e via dicendo?
Estendo questa richiesta anche direttamente alla UNAR perchè le competenze di psichiatri e medici italiani non siano più barbaramente abusati, in assenza di indicazioni chiare da parte degli enti competenti, Fnomceo e Ministero della Sanità, finora latinatni, ai danni di milioni di cittadini italiani.
Manlio Converti
Psichiatra
Attivista Arcigay Napoli