Dirigenza Sanitaria al bivio: scomparsa definitiva o rilancio

Dirigenza Sanitaria al bivio: scomparsa definitiva o rilancio

Dirigenza Sanitaria al bivio: scomparsa definitiva o rilancio

Gentile Direttore,
a nome degli specializzandi biologi, vorrei sottoporle un’analisi e una denuncia sulla ormai estenuante situazione degli specializzandi di area sanitaria, tristemente definiti “non medici”. Nonostante la pandemia che stiamo vivendo abbia mostrato (qualora ce ne fosse stato bisogno) come il Servizio Sanitario Nazionale sia basato su una complessa e indispensabile multidisciplinarietà, la politica continua a vedere in maniera miope la sanità solo nella figura del medico.
 
Eppure esiste un’articolata schiera di professionisti appartenenti alla stessa categoria dei medici, i cosiddetti dirigenti sanitari (biologi in primis), che viene sempre dimenticata dalla politica. Il riferimento è chiaramente alla mancata retribuzione delle scuole di specializzazione di area sanitaria riservate ai “non medici”. Già questa dicitura, ormai diventata normale nella dialettica politica e sanitaria, pone una distanza e una differenza tra figure che in realtà diverse non sono tant’è che il Decreto Interministeriale n. 716/2016 “Riordino delle Scuole di specializzazione ad accesso riservato ai non medici” ha formalmente uniformato i percorsi formativi tra le due figure.
In sostanza, stessi doveri ma diritti diversi.
 
Nonostante si sia perpetuato l’errore nel non trovare fondi per la formazione di questi professionisti sanitari, la beffa degli ultimi anni ha reso ormai queste categorie delle semplici comparse e non più attori principali (quali sono) del SSN.
Infatti, l’aumento di fondi e di conseguenza il numero di borse per la formazione specialistica medica ha gravato pesantemente sulla formazione degli altri professionisti sanitari.
 
Se per l’anno accademico 2018/2019 (ante pandemia) erano destinate 244 borse per i corsi di specializzazione medica dell’area dei servizi clinici (Patologia clinica e Biochimica clinica, Microbiologia e Virologia, Genetica medica, Farmacologia e Tossicologia clinica, Scienze dell’alimentazione, Statistica sanitaria e Biometria), per gli aa.aa. successivi 2019/2020 e 2020/2021 (post pandemia) sono state rispettivamente 596 e 827 (vedi tabella seguente).
 
Dettaglio del numero di posti e borse stanziate per la formazione specialistica di medici nel triennio 2019-2021
 

Inevitabilmente tutto ciò ha creato un enorme danno nella formazione specialistica di biologi, farmacisti e chimici e nella loro futura presenza nel SSN.
 
Prima conseguenza: le Università non hanno più pubblicato con costanza i bandi di accesso per le scuole di specializzazione di area sanitaria riservati ai “non medici” (non esiste un unico concorso nazionale), o riducendo il numero di posti a loro riservati, vedendosi “invasi” da personale medico all’interno di laboratori e reparti.
 
Seconda conseguenza: tra pochi anni esisterà solo personale medico all’interno di laboratori e totale scomparsa delle altre categorie.
 
Terza conseguenza: fondi destinati per la formazione medica persi. Molti dei medici che entrano in una delle su citate scuole di specializzazione dopo il primo anno cambiano specializzazione, preferendo una ad indirizzo prettamente clinico, lasciando di fatto le borse a loro destinate in un limbo la cui fine è ai più ignota.
 
È necessario e urgente risolvere quanto prima questa situazione che ormai da anni interessa la formazione specialistica di biologi, farmacisti e chimici. Ora si è giunti al limite massimo, o si interviene oppure si decreterà la scomparsa definitiva di questi professionisti sanitari dalla dirigenza sanitaria e dal SSN.
 
Per questo motivo si chiede al Ministro della Salute, al Ministro dell’Università e Ricerca, ai Presidenti degli Ordini professionali coinvolti, al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle province autonome, a tutti gli organi Parlamentari interessati e ai sindacati della dirigenza sanitaria di intervenire a sanare questa assurda situazione che penalizza e discrimina professionisti della dirigenza sanitaria.
 
Le azioni da intraprendere per scongiurare tutto ciò:
– Remunerazione degli specializzandi di area sanitaria “non medici”;
– Concorso unico nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria riservato ai “non medici”;
– Numero di posti messi a concorso pari al fabbisogno nazionale;
– Borse di studio/contratti di formazione per tutti i posti messi a concorso;
– Creazione di un osservatorio nazionale sulla formazione specialistica di area sanitaria.

Dott. Gianfranco La Bella
Rappresentante Specializzandi Biologi, Puglia

04 Ottobre 2021

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