Dopo due anni di pandemia nulla è cambiato se non in peggio

Dopo due anni di pandemia nulla è cambiato se non in peggio

Dopo due anni di pandemia nulla è cambiato se non in peggio

Gentile Direttore,
durante il periodo pandemico il personale sanitario è stato sottoposto ad un enorme stress psicofisico caratterizzato da turni massacranti, condizioni lavorative disagiate, sospensione delle ferie. Il mantra che veniva ripetuto da tutto il mondo socio-politico era che questo periodo buio sarebbe servito a rilanciare il sistema sanitario nazionale, valorizzando e premiando chi, con spirito di abnegazione era ed è in prima linea. Dopo due anni di pandemia nulla è cambiato se non in peggio, la sensazione è quella di essere in un permanente stato di emergenza senza disporre di una vera programmazione: i Reparti “Covid” vengono aperti e chiusi in “urgenza” senza prevedere personale dedicato o adeguatamente formato, e spesso un solo Medico deve garantire l’assistenza sia ai Pazienti positivi che ai Malati ricoverati per altre patologie. Risulta evidente anche ai profani il chiaro rischio infettivo e l’allarmante rischio clinico che si crea nella gestione dell’urgenza.

La “nuova” emergenza, è la carenza di personale ospedaliero in generale e specialmente nel Dipartimento dell’Emergenza-Urgenza. Da anni ormai la scorretta programmazione degli ingressi in specializzazione associata alle condizioni lavorative inaccettabili di chi lavora in PS, hanno reso tali reparti luoghi in carenza costante di personale, dove coloro che rimangono in trincea sono sempre più in affanno. Ormai molti turni nei vari Pronto Soccorsi e nei Reparti sono scoperti. Purtroppo questa non è una novità, sono carenze note e ormai croniche che non sono mai state affrontate in maniera strutturale, fino ad ora i servizi si sono mantenuti aperti solo grazie agli sforzi del personale che lavora, già da molto tempo, in condizioni di disagio. Questa è solo la punta di un iceberg.

Si è proposto di risolvere temporaneamente la situazione utilizzando specialisti di altre branche (cardiologi, neurologici, chirurghi, etc.). Tale soluzione risulta palesemente irrispettosa della dignità e salute dei Pazienti oltre che rischiosa per gli operatori stessi, esposti ad evidenti rischi medico-legali. Ad aggravare ulteriormente la situazione è l’inaccessibilità dei Servizi di Diagnostica nei vari ospedali. Lavorare in un Pronto Soccorso senza una Radiologia e un Laboratorio analisi h24, senza Rianimatori e consulenze specialistiche è da considerare non sicuro sia per gli operatori che per i cittadini.

Inoltre, come è facilmente intuibile, se altre figure specialistiche venissero utilizzate nei Pronto Soccorsi, inevitabilmente alcuni servizi (soprattutto ambulatoriali) dovrebbero essere per l’ennesima volta sospesi, allungando le liste di attesa, in un momento in cui la presa in carico della patologie croniche riveste un ruolo cruciale e strategico nel SSN dopo due anni di pandemia.
Il quadro che ne risulta è quello di un Sistema Sanitario Regionale ormai allo sbaraglio dove si naviga a vista, risolvendo le emergenze sulla pelle di chi lavora da anni con sacrificio e dedizione nonostante le difficoltà. In questo momento storico in cui è difficoltoso reperire medici specialisti, in cui il sistema umbro è poco attrattivo per i professionisti e chi è all’interno del sistema sanitario regionale è spesso poco valorizzato e mal utilizzato, non ci possiamo permettere un ulteriore peggioramento del livello della sanità pubblica. Tale contesto è inaccettabile e deve essere reso noto al vero fruitore del Sistema Sanitario: la popolazione.

Invochiamo un incontro urgente tra rappresentanti degli operatori sanitari, politici e cittadini per trovare soluzioni in grado di garantire un servizio adeguato ai bisogni dei cittadini e il rispetto delle competenze professionali dei sanitari.

David Giannandrea
Segretario aziendale USL Umbria 1 dell’Anaao Assomed

31 Maggio 2022

© Riproduzione riservata

Autonomia professionale: tra la fuga in avanti degli infermieri e i passi indietro del TSRM
Autonomia professionale: tra la fuga in avanti degli infermieri e i passi indietro del TSRM

Gentile Direttore, ho letto con estremo interesse l’intervento del collega Antonio Alemanno sull’irresistibile tentazione di dividere le professioni sanitarie. Si tratta di una riflessione lucida che centra perfettamente il punto:...

Suicidio medicalmente assistito, il Position Paper Sicp e il dilemma del non abbandono
Suicidio medicalmente assistito, il Position Paper Sicp e il dilemma del non abbandono

Gentile Direttore, com’è noto in Italia negli ultimi mesi mesi 4 Regioni (Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna, Veneto) hanno legiferato sul SMA (Suicidio Medicalmente Assistito), e ora un quarto dei cittadini (circa...

Dimissioni dal Ssn: la voce inascoltata e l’esodo dei medici
Dimissioni dal Ssn: la voce inascoltata e l’esodo dei medici

Gentile Direttore,l’indagine Anaao sulle dimissioni volontarie dal SSN, che hanno superato i pensionamenti, ha suscitato preoccupazione e un ampio dibattito. Queste scelte individuali, dai rilevanti effetti collettivi, possono essere lette...

Libera professione, quasi nessuno la utilizza. Servono regole più semplici
Libera professione, quasi nessuno la utilizza. Servono regole più semplici

Gentile Direttore,meno di due infermieri su cento utilizzano la possibilità di svolgere attività professionale extraistituzionale in deroga al vincolo di esclusività. È un dato che, credo, meriti di entrare nel...