Ecco cosa facciamo veramente nei consultori piemontesi

Ecco cosa facciamo veramente nei consultori piemontesi

Ecco cosa facciamo veramente nei consultori piemontesi

Gentile Direttore,
le scrivo dopo aver letto la lettera pubblicata sul vostro sito dell’Associazione "Chi si cura di te?", di cui ignoravamo l’esistenza. Non le nascondo lo sconcerto provato nel leggere accuse palesemente inventate e gravemente diffamatorie nei confronti dei Centri di Aiuto alla Vita, nonché lo stupore per la decisione della sua stimata testata di pubblicare quelle che riteniamo falsità
 
Noi per stile e per priorità data sempre al servizio, non amiamo la polemica e preferiamo sempre il dialogo anche con chi ha posizioni divergenti dalle nostre, però non possiamo tacere per un senso di giustizia e verità e, data la gravità delle accuse, le chiedo gentilmente di pubblicare questa nostra smentita con cui per l’ennesima volta e con tanta pazienza proviamo a fare chiarezza.
 
Come più volte precisato anche dall’Assessore Maurizio Marrone, nessuno ha mai parlato di associazioni “inserite all’interno dei consultori”, ma di esporre all’interno degli stessi materiale informativo su progetti e aiuti offerti dalle associazioni e di sportelli all’interno degli ospedali.
 
Inoltre il bando regionale non è riservato esclusivamente ai Centri di Aiuto alla Vita, ma a tutte le associazioni che presentino determinati requisiti, ed è sufficiente leggere l’elenco delle 24 al momento accreditate per rendersi conto che sono inserite anche altre realtà.
 
La collaborazione con associazioni di volontariato inoltre è già prevista dalla legge 194/78 per fornire alternative che consentano di non avere nell’aborto una scelta obbligata e quindi “contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza” (legge 194/78 art. 2 lettera d).
 
È singolare, anche se purtroppo non stupisce più che “mediche e medici” (come loro si definiscono) non conoscano i contenuti della norma che regola l’interruzione volontaria della gravidanza e viene spontaneo chiedersi perché non generi preoccupazione e biasimo che ci siano operatori sanitari indifferenti al bene delle donne e alla vera libertà di scelta.
 
La Regione Piemonte si prefigge la piena attuazione alla norma nazionale e non si comprende quindi in che modo si limiterebbe “l’accesso libero delle donne all’aborto”.
 
Gli operatori, sulla base di convenzioni che verranno sottoscritte con le singole Asl, potranno decidere di indirizzare le donne alle nostre associazioni (come già avviene da tempo in diverse città) e le donne saranno libere di ascoltare e di ricevere i nostri aiuti e poi decidere se proseguire o meno la gravidanza, ma certamente con qualche alternativa in più che vada ad ampliare quella libertà che, senza opzioni, si chiama costrizione e induzione all’aborto.
 
Detto questo respingiamo con forza l’assurdo elenco di espressioni e frasi che non ci appartengono, né tanto meno fanno parte del contenuto della nostra formazione.
 
Le riteniamo gravemente lesive della dignità delle nostre associazioni e dei nostri volontari, nonché offensive per l’intelligenza delle molte donne che in questi oltre 40 anni si sono rivolte ai nostri Centri, trovando quel supporto e quella vicinanza umana che a fatica e raramente hanno trovato nelle strutture pubbliche.
 
Nel nostro servizio offriamo accoglienza e ascolto nel massimo rispetto della persona e senza mai colpevolizzare la donna, anzi comprendendo bene le sue paure e i suoi timori e difendendola piuttosto dai giudizi cattivi e morali inflitti spesso da chi le sta attorno, per la sua condizione.
Piuttosto si pensi alle falsità che vengono raccontate da alcuni medici (certamente la minoranza e probabilmente gli stessi che poi scrivono questi comunicati), i quali raccontano alle donne che trattasi solo di un “grumo di cellule”, contro ogni evidenza ecografica.
 
Queste sì che sono definibili menzogne antiscientifiche, insieme a quelle scorrettamente imputate ai Cav. Questo sì che è un” insulto alle donne” private della verità scientifica e di ogni tipo di aiuto concreto e che spesso si rivela essere risolutivo per il bene di quelle donne e dei loro figli.
 
Inoltre le nostre associazioni sono “scevre da credenze religiose”, perché sono tutte statutariamente aconfessionali e dunque non utilizzano in alcun modo motivazioni religiose nel proprio servizio, anche perché spesso accolgono donne non credenti o di altre fedi religiose.
 
Ci auguriamo quindi che questa nostra comunicazione venga prontamente pubblicata e che al più presto si possano abbandonare falsità e approcci ideologici perché, al di là di quelle che sono le convinzioni personali sull’aborto, si consenta finalmente una seria prevenzione dell’IVG e una promozione dei veri diritti delle donne, rendendo così effettive la libertà della donna e l’auspicabile preferenza alla nascita.

Claudio Larocca
Pres. FederviPA (Federazione dei Centri di Aiuto alla Vita e Movimenti per la Vita di Piemonte e Valle d’Aosta)

18 Giugno 2021

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