Ecco perché Mangiacavalli sbaglia parlando degli Oss

Ecco perché Mangiacavalli sbaglia parlando degli Oss

Ecco perché Mangiacavalli sbaglia parlando degli Oss

Gentile Direttore,
le scrivo per commentare brevemente la lettera scritta dalla Federazione degli ordini infermieristici di Barbara Mangiacavalli, agli organi di informazione sul territorio nazionale. A leggere quella lettera ho avvertito un disagio, più forte di quello avvertito quando ho letto di infermieri scambiati per operatori socio sanitari (OSS), nei fatti di maltrattamento agli anziani.
 
A leggere quella lettera ho avvertito un disagio, più forte  di quello  avvertito  quando ho letto di    operatori socio sanitari (OSS) scambiati per infermieri, nei fatti di maltrattamento agli anziani.
 
Sugli anziani  maltrattati ho già espresso il mio pensiero  e il mio dolore nel merito e continuerò a farlo nei prossimi giorni.
 
Oggi esprimo ,invece, la mia vicinanza e solidarietà ai tanti Oss che ogni giorno compiono il loro dovere seriamente e con grande dedizione e senza che nessuno mai lo sappia e riconosca loro il merito che hanno. Vorrei che gli organi di stampa sapessero che sono ,per la maggior parte, persone perbene e dei buoni e bravi operatori. Noi malati affidiamo a questi operatori i nostri limiti umani e i nostri pudori.
 
Ho sempre considerato la figura dell’Oss ,e quella più in generale di coloro che sono “addetti alla assistenza di base”,come una figura virtuosa  e non perché  io conosca la loro motivazione intrinseca al lavoro, e sappia poi ricondurla con certezza alla disposizione morale a fare il bene, no , ma perché assicurano la soddisfazione di un bisogno  percepito dal mondo come  non “interessante”,  fra i meno animati , oggi ,paradossalmente, non attribuibile all’uomo “moderno” e quindi indefinibile mediante i caratteri e i criteri distintivi della personalità. ;ma per l’uomo malato è bisogno fondamentale . Per questo il malato e grato all’Oss , sempre.
 
Noi infermieri , e non solo, che ci narriamo come vicini al malato , dovremmo  sostenere il diritto degli Oss ad essere  riconosciuti e  apprezzati quotidianamente  , e non solo quando alcuni di essi sono   artefici dei  maltrattamenti , convalidando il loro agire buono e necessario ,e avvicinando ciò che deve essere a ciò che è, come risultato.
 
Questo sarà possibile non con l’apologia in astratto che la Federazione fa del diritto degli infermieri ad  essere riconosciuti come tali dai giornalisti , ma facendo in modo che ciò che deve essere non venga contraddetto da ciò che è .
La presidente lamenta il fatto che denominando erroneamente come infermiere chi non lo è  si rende ben più gravoso il compito di chi assiste le persone e ben più difficile, da parte delle persone con bisogni di salute, sapere esattamente a chi rivolgersi.


 


Questo pensiero è  pronunciato da chi sta nella posizione più alta del sistema socio -professionale e quindi assume un significato concreto, ma in realtà, sono parole e concetti  astratti, rispondenti ad una emotività che sembra mal contenuta, e  capaci di produrre coscienze non vere, ingenue e non sincere.


 


Concretezza vorrebbe che a distinguere un professionista autonomo e responsabile da un operatore con responsabilità ed autonomia limitate dal breve percorso formativo, malgrado i media, fossero sostanzialmente le prassi ed i risultati dell’operato.


 


Nelle prassi  i risultati dell’operato infermieristico non sono richiesti. La dirigenza infermieristica  è attenta prevalentemente a se stessa;  l’attuale  codice deontologico non consente all’infermiere di fare il proprio dovere; non avendo dati sugli esiti della assistenza fornita non siamo in grado di dimostrare che siamo portatori di un sapere unico e distinguibile;  il sindacato confederale, che rappresenta l’infermiere nelle aziende, e non solo, vuole che l’infermiere sia uguale a un non infermiere;  il cittadino è confuso e  non coglie differenza fra l’infermiere e l’Oss. Di tutto ciò  la responsabilità non è sicuramente dei giornalisti.


 


Nelle RSA gli infermieri si limitano, volenti o no, a somministrare la terapia medica o a fare le medicazioni; a  dirigere gli infermieri nelle RSA , leggere o pesanti, vi sono amministrativi; ad assistere vi sono , talvolta, solo gli Oss;  l’anzianità non è un valore per la nostra politica e neanche per le diverse  leggi regionali in merito  che , per esempio , non aiutano  a risolvere i veri problemi.


 


Gli infermieri se vogliono essere infermieri riconosciuti debbono iniziare ad esserlo nelle prassi o a pretendere di esserlo, giornalisti confusi o meno.


Credo, convintamente, che nel caso dei comportamenti infamanti sarebbe stato più utile allo scopo di tranquillizzare gli infermieri e rassicurare la popolazione, analizzare seriamente i processi e le dinamiche dei maltrattamenti e mostrare una minima capacità critica e analitica . Non esiste un’analisi, un  commento infermieristico nel merito, neanche da parte dei collegi, oggi ordini, delle province ospitanti le strutture coinvolte.


 


I maltrattamenti sono reali, ma vengono analizzati dal punto di vista della morale del mondo e quindi in maniera illusoria che serve solo a mascherare, confondere davvero ed esonerare chi di dovere a guardare sul serio  le questioni e risolverle. Più che puntare il dito sugli operatori socio sanitari ,tutti,  e distinguersi moralmente da essi, occorrono rimedi concreti, distinguendosi sui fatti.


 


Dopo questa lettera, presidente,  i cittadini devono iniziare a diffidare degli OSS ?
Oppure di un sistema che continua ad ignorare gli anziani,  i loro bisogni e chi li assiste?


 


Il mondo reale dei maltrattamenti mette a nudo la vera fragilità del mondo sognato, quello delle parole , e rivela che la vera fragilità non è quella attribuita all’anziano in quanto tale , ma alle ipocrite mistificazioni narrate su di essi e sulla vicinanza dell’infermiere ad essi.


 


La distanza tra le aspettative e la realtà, è oggi incolmabile e tutti i discorsi fatti a difesa o ad accusa di quello o di quell’altro operatore, professionista o no, finiranno per perdersi di fronte alla concretezza, dura, dei fatti di maltrattamento.


 


Occorre realismo  in questo nostro tempo di contraddizioni e nel realismo dovremmo tornare tutti ad essere inquieti ed a porci dei dubbi, oltre a distinguersi moralmente.

Marcella Gostinelli
Laurea magistrale
Scienze infermieristiche 

Marcella Gostinelli

30 Aprile 2018

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