Ecco perché è necessario uno scudo per manager e operatori

Ecco perché è necessario uno scudo per manager e operatori

Ecco perché è necessario uno scudo per manager e operatori

Gentile Direttore,
Nei giorni scorsi abbiamo posto alle massime autorità del Paese il tema del riconoscimento delle condizioni di stato di necessità e di forza maggiore nelle quali stanno lavorando sanitari, manager e personale della filiera gestionale impegnati nel contrasto alla diffusione della epidemia da COVID-19.
Come era ovvio, la proposta ha aperto un dibattito che pian piano sta prendendo corpo, e sollevato obiezioni da parte di importanti stakeholder. Consideriamo questa riflessione molto utile, e ci auguriamo che si sviluppi ulteriormente nei prossimi giorni, perché riguarda la vita del Servizio sanitario universale e quindi tutti noi, come cittadini, e anche perché ci offre l’opportunità di chiarire alcune questioni.
 
In primo luogo non comprendiamo per quale ragione si tenti di separare l’operato di medici, infermieri, operatori sanitari in genere da quello di chi è impegnato nella filiera gestionale. Questa contrapposizione è ingannevole, artefatta e pericolosa, e introduce un vulnus nel clima di coesione indispensabile e decisivo per il superamento della emergenza. In questa lotta contro il virus il management è impegnato in prima linea, tanto quanto medici e infermieri. E non siamo schierati su parti contrapposte della barricata, siamo tutti dalla stessa parte.
 
Chi prende decisioni, assumendosi responsabilità ogni giorno, 24 ore su 24, in una situazione di stato di necessità e di forza maggiore, assicurando le soluzioni organizzative straordinarie richieste dalle condizioni di urgenza e precarietà attuali, ha responsabilità identicamente essenziali nel contrasto della epidemia. Questi professionisti agiscono in condizioni di estrema difficoltà, e sono costretti a mettere da parte, spesso, procedure e cautele che sono parte ordinaria e strutturale del loro modus operandi.
 
Chiunque abbia esercitato responsabilità in questa emergenza, ai diversi livelli, ha assunto decisioni con un obiettivo prioritario: fare bene e in fretta, con i mezzi – non sempre e non tutti – a disposizione, consapevole che il tempo in questa vicenda non è una variabile indipendente. Quante volte abbiamo sentito e letto che il virus corre più in fretta di procedure e burocrazia? 
 
Lo sforzo organizzativo senza eguali che è stato messo in campo, che ha consentito la riconversione di reparti e di intere strutture, il raddoppio delle terapie intensive, la revisione profonda di modelli organizzativi e di lavoro, solo per citare alcuni esempi, non sarebbe stato possibile senza l’impegno del management e della intera filiera gestionale. Certo, c’è sempre la possibilità di far meglio, e se potessimo tornare indietro, forti della esperienza acquisita, probabilmente non rifaremmo tutto allo stesso modo. Ma siamo sicuri di avere dato il massimo e fatto il possibile, mettendo in campo tutte le competenze, le professionalità e la generosità delle quali siamo capaci, in situazioni a volte straordinariamente difficili.
 
Siamo in lutto per quanti tra le fila di medici ed infermieri hanno perso il loro bene più prezioso, la vita, sacrificandolo per la collettività. Sono uomini e donne del SSN che onoriamo, e concordiamo con chi propone la creazione di un fondo apposito per il loro indennizzo. Ma il dovere di riconoscimento a quanti hanno perso la vita compiendo fino in fondo il proprio dovere, con senso civico oltre che con professionalità, non può essere messo in contrapposizione con l’esigenza di riconoscere il rischio che si sono assunti il management e la filiera gestionale nell’adempimento del proprio dovere.
 
Senza provvedimenti che vadano in questa direzione, toccherà sul piano civilistico alle Aziende rispondere alle innumerevoli denunce che già oggi si palesano e che metteranno in ginocchio l’intero sistema sanitario e la sua sostenibilità sin dai prossimi mesi. E, di conseguenza, sul piano della responsabilità contabile a chi in questi mesi ha assunto sulle proprie spalle, ogni giorno, il peso di far fronte a questa situazione totalmente extra ordinem, anche senza disporre sempre di tutti i mezzi necessari.
 
Che il pericolo sia grave e potenzialmente esplosivo lo dimostra la sempre più frequente diffusione sui media, da parte di professionisti senza scrupoli, di iniziative per sostenere la proliferazione delle denunce nei confronti delle Aziende. Tanto che l’Ordine degli Avvocati è stato costretto ad assumere provvedimenti di diffida verso comportamenti non etici, ma accattivanti, di alcuni dei suoi iscritti, che già si stanno diffondendo. Quando l’emergenza si concluderà, non potremo permetterci di ripartire aprendo una stagione infinita di conflitti e di richieste di risarcimenti. La lunga convivenza con il virus, che già si annuncia, ci costringerà a ripensare il nostro modello di offerta di cure e assistenza, i nostri ospedali così come il territorio. Vogliamo disperdere le nostre energie e risorse in un contenzioso infinito?
 
La tutela del nostro operato è indispensabile per metterci in condizioni di lavorare con serenità, in un clima costruttivo, pur nella emergenza, e non certo di meno nella fase 2 che sta per aprirsi. Siamo una parte sana dello Stato, che ha dimostrato con abnegazione e professionalità, pur tra le mille difficoltà delle crisi finanziarie degli ultimi anni, di tenere e rispondere con soluzioni innovative, che hanno fortemente contribuito a rendere il SSN universale uno dei migliori sistemi al mondo, come è stato autorevolmente sottolineato anche nel corso di questa emergenza. Non stiamo perorando la causa di una corporazione, quasi alla ricerca di impunità, ma quella dell’intero SSN.
 
L’epidemia ci ha obbligati a ripensarci come componenti di una comunità. Siamo un organismo unico, il nostro SSN, nel quale tutti gli attori, con le rispettive responsabilità, sono inestricabilmente connessi gli uni agli altri. Ciò che facciamo o non facciamo, in questo momento più che mai, ha riverberi sull’intero sistema. E l’effetto delle nostre azioni ricade sulla intera collettività. Alimentare un dibattito pernicioso sostenendo una sterile contrapposizione tra professionisti e Aziende avrà effetti nefasti, e ci farà perdere tempo, energie e risorse preziosi. E di quel tempo, di quelle energie e di quelle risorse abbiamo bisogno per dare un senso a questa emergenza e comprendere cosa fare, tutti insieme, quando finalmente si aprirà la lunga fase di ritorno progressivo alla normalità.
 
Francesco Ripa di Mena
Presidente F.I.A.S.O.

Francesco Ripa di Meana

10 Aprile 2020

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