Eliminare 2 miliardi all’anno di sprechi farmaceutici

Eliminare 2 miliardi all’anno di sprechi farmaceutici

Eliminare 2 miliardi all’anno di sprechi farmaceutici

Gentile direttore,
il Servizio Sanitario Nazionale è sempre più oggetto di attenzione da parte dei mezzi di comunicazione di massa. Con frequenza sono snocciolati dati sulle lunghe liste di attesa, sui costi del servizio sanitario, sul valore degli sprechi e sul numero di medici e infermieri mancanti. Con assiduità sono pubblicate classifiche sui sistemi sanitari regionali, che confermano ormai da anni la diseguaglianza tra Nord e Sud, e i confronti tra l’incidenza della spesa sanitaria sul prodotto interno lordo delle nazioni europee, dati che evidenziano sempre il sottofinanziamento del fondo sanitario nazionale.

A questa crescita di interesse mediatico corrisponde una attenzione politica maggiore prevalentemente durante il dibattito sulla legge di bilancio nel quale le dichiarazioni a difesa del SSN si sprecano; dichiarazioni che spesso servono a poco o a nulla se a queste non segue un reale governo del SSN. Un’azione concreta richiede scelte lungimiranti e coraggiose, gesti risoluti e probabilmente non indolori; solo agendo in questo modo è realmente possibile, ad esempio, ridurre gli sprechi farmaceutici e liberare così ingenti risorse per la cura dei pazienti.

Stime provenienti da fonti diverse concordano sul fatto che ogni anno gli italiani gettano in discarica farmaci per un valore annuale oscillante tra 1,6 e 2 miliardi! Ciascuno di noi può testimoniare questo spreco aprendo il cassetto o l’armadietto di casa dove conserviamo le medicine: troviamo tanti farmaci scaduti, scatole semipiene, flaconi di sciroppi che ormai difficilmente si possono aprire; farmaci destinati a finire nei rifiuti.

Questo spreco si può eliminare, o quantomeno ridurre, imponendo alle aziende farmaceutiche delle regole sulla confezione dei farmaci. Nel 2017 il Comitato Nazionale per la bioetica, istituito nel 1990 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, constatava che “sono ancora molte le confezioni in cui non vi è corrispondenza fra i giorni di trattamento ed il numero di unità terapeutiche (pillole, compresse, capsule o altro) in conformità alle prescrizioni mediche. Infatti, la maggioranza dei farmaci confezionati in blister spesso contiene un numero di compresse superiore o inferiore del 30%, in media, rispetto al normale ciclo terapeutico per cui viene impiegato. In tal modo si costringono i medici a prescrivere e i consumatori ad acquistare una seconda confezione del farmaco o a mantenere in giacenza la confezione, spesso fino alla scadenza del prodotto. Discorso simile per i medicinali in gocce, dato che frequentemente una frazione del contenuto rimane in boccetta inutilizzata” .

Due anni dopo questo autorevole e circostanziato parere fu annunciata dal Ministro della Salute la costituzione di un gruppo di lavoro interno all’Agenzia Italiana del Farmaco che avrebbe dovuto raccogliere informazioni sulle varie esperienze a livello internazionale, analizzando problemi e soluzioni. Di questa commissione si è persa traccia e nessun disegno o proposta di legge è stata presentata.

E’ giunto il momento che il Parlamento decida, così come hanno già fatto altri paesi. Il compito è ovviamente difficile, perché la riduzione degli sprechi comporta la riduzione del fatturato delle aziende farmaceutiche; la politica non può però girarsi dall’altra parte di fronte a uno spreco annuale di 2 miliardi con un SSN in grandissime difficoltà finanziarie e con nuovi farmaci innovativi sempre più costosi.

Antonio Saitta

16 Gennaio 2025

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