Enpam. Il paradosso del patrimonio bloccato ed il welfare negato

Enpam. Il paradosso del patrimonio bloccato ed il welfare negato

Enpam. Il paradosso del patrimonio bloccato ed il welfare negato

Gentile Direttore,
il comma 24 dell’art. 24 della legge  214 del 22 dicembre 2011 disponeva,  per gli  Enti Previdenziali Privatizzati,  misure volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche secondo bilanci tecnici riferiti ad un arco temporale di cinquanta anni. Successivamente una disposizione permetteva di considerare,  in aggiunta alle entrate contributive, il rendimento del patrimonio degli Enti suddetti. In parole povere gli Enti Previdenziali Privatizzati, e tra questi l’ENPAM, dovevano garantire la sostenibilità a cinquant’anni senza considerare il patrimonio accumulato.
 
Dal 2011 ad oggi molte cose sono cambiate nelle Professioni Medica ed Odontoiatrica e, personalmente, ho grosse difficoltà ad immaginare come saranno tali Professioni fra dieci anni, figuriamoci nel sesto decennio di questo secolo.
 
Tale doverosa premessa ci da la misura di quanto paradossale, sul piano attuariale, sia tale disposizione, così come rilevato dal Consiglio Nazionale degli Attuari. Si può negare all’accorto padre di famiglia, che sapientemente ha accumulato un patrimonio, di utilizzare tale risparmio in momenti di esigenze straordinarie della sua famiglia?
 
Tutto quanto sopra ha portato ENPAM a definire una riforma previdenziale impegnativa per i propri Contribuenti, al fine di rispettare i discutibili parametri dettati dalla disposizione legislativa suddetta.
 
Il debito pubblico italiano dal 2011 ad oggi è cresciuto di circa 420 miliardi di euro, il patrimonio dell’ENPAM di oltre otto miliardi.
 
Nella cronaca politica dei giorni scorsi annoveriamo l’approvazione dei decreti attuativi del reddito di cittadinanza e di quota cento liquidati dalle Commissioni Lavoro e Affari Sociali in seduta congiunta. Come è facile immaginare l’adozione di tali provvedimenti peseranno non poco sulle casse dello stato, contribuendo ad accrescere il già pesantissimo debito pubblico.
 
Basti pensare che il provvedimento quota cento permetterà a molti italiani di andare in pensione anticipatamente senza alcuna penalizzazione. Assurdo attuariale o altro?
 
Dal 2011 ad oggi ENPAM, nonostante le rigidità imposte dal rispetto della sostenibilità a cinquant'anni senza toccare il patrimonio, ha prodotto importanti novità in campo assistenziale e previdenziale, solo per citarne alcune: le nuove norme per la tutela della genitorialità, la reintroduzione dei mutui per l'acquisto e la ristrutturazione della prima casa e dello studio, la polizza LTC, il passaggio da assistenziale a previdenziale della tutela per l'invalidità assoluta temportanea per tutti i Liberi Professionisti a prescindere dai tetti reddituali.
 
Un recente emendamento, riferito alla possibilità di utilizzare un 5% del rendimento del patrimonio ENPAM per l’erogazione di presidi assistenziali a favore dei Medici e degli Odontoiatri, presentato nell’ambito della discussione nelle Commissioni Lavoro e Affari Sociali in seduta congiunta sui già citati decreti attuativi per “reddito di cittadinanza” e “quota cento”, è stato dichiarato inammissibile per estraneità di materia.
 
Quindi, secondo le succitate Commissioni, una richiesta di utilizzo di una piccola parte delle somme derivanti dal rendimento dell’ENPAM per politiche di Welfare a favore dei Contribuenti, della stessa Cassa, e le loro Famiglie, è estranea alla discussione sui decreti attuativi di provvedimenti di Welfare generale, quali sono il “reddito di cittadinanza” e “quota cento”.
 
Lascio al lettore ogni considerazione e riflessione in merito, nella triste consapevolezza che l’autonomia, pienamente legittima, dell’Ente di Previdenza ed Assistenza dei Medici ed Odontoiatri Italiani è declinata, dai vari decisori e controllori, a geometria variabile secondo un filo logico che è difficile interpretare!!!
 
Pasquale Pracella
Consigliere di amministrazione Enpam

03 Aprile 2019

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