Gli anestesisti, il codice dei medici e i tempi di “guerra”

Gli anestesisti, il codice dei medici e i tempi di “guerra”

Gli anestesisti, il codice dei medici e i tempi di “guerra”

Gentile Direttore,
la risposta del presidente FNOMCeO Anelli al documento SIAARTI ha trovato nell’intervento di Maurizio Mori una stringente analisi epistemologica a spiegare le ragioni SIAARTI; a questa, di carattere speculativo, vorrei aggiungerne una più pragmatica per la sua derivazione codicistica. Anelli si appella al Codice di Deontologia Medica (da ora CDM), in specie – credo – al Giuramento (3° cpv.: “di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute”) e al 1° cpv. dell’art. 3 del CDM là dove di legge “senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera.”.
 
Ma il CDM, con l’art. 77 (Medicina militare), che al 2° cpv. recita “Il medico militare, al fine di garantire la salvaguardia psico-fisica del paziente in rapporto alle risorse materiali e umane a disposizione, assicura il livello più elevato di umanizzazione delle cure praticando un triage rispettoso delle conoscenze scientifiche più aggiornate, agendo secondo il principio di “massima efficacia” per il maggior numero di individui.”, richiama quel principio che ha informato il documento SIAARTI.
 
Nel CDM, cioè, convivono due norme che dicono due cose diverse: da un lato agire per tutti senza alcun distinguo, dall’altro agire secondo il principio di “massima efficacia” per il maggior numero di individui.
 
Se poi si guarda anche al 1° cpv. dell’art. 77 (“Il medico militare, nell’ambito dei propri compiti istituzionali, ha una responsabilità che non muta in tutti gli interventi di forza armata sia in tempo di pace che di guerra.”, si vede come il richiamo della SIAARTI alla medicina delle catastrofi sia più limitativo – in sede decisionale – di quanto non sia il CDM, che mette sullo stesso piano l’agire in pace e in guerra, quando le contingenze sono ben diverse.
 
Rimedi? Riscrivere il CDM; ma questa è un’altra storia.
 
Marcello Valdini
Medico-legale, Piacenza

15 Marzo 2020

© Riproduzione riservata

Professioni sanitarie, una delega senza riforma
Professioni sanitarie, una delega senza riforma

Gentile Direttore, Il 28 ottobre la Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega sulle professioni sanitarie, l'AC 2700. Lo ha fatto senza accogliere un solo emendamento...

La cassa sanitaria come condizione di effettività del bene pubblico: proposte urgenti
La cassa sanitaria come condizione di effettività del bene pubblico: proposte urgenti

Gentile Direttore,la Corte costituzionale, con le sentenze n. 184/2016 e n. 247/2017, ha definito il bilancio un «bene pubblico». Di questa formula si discutono di solito la trasparenza, l’allocazione delle...

Disinvestiamo dall’ospedale per investire sul territorio. Se la sente ministro?
Disinvestiamo dall’ospedale per investire sul territorio. Se la sente ministro?

Gentile direttore,qualche giorno fa Qs ha riportato alcune affermazioni molto condivisibili del Ministro Schillaci per il quale le risposte alle difficoltà del sistema sanitario non possono essere affidate a interventi...

Salute mentale dimenticata nella Legge di Bilancio
Salute mentale dimenticata nella Legge di Bilancio

Gentile Direttore,in questi giorni comincia la discussione sulla prossima legge di bilancio 2027 ed è pertanto il momento nel quale porre con forza il tema delle risorse per la salute...