Gentile direttore,
poche idee ma confuse. Dagli interventi pubblicati su QS del 10 aprile del presidente Cimo e il 13 Aprile dal segretario Nursind emerge una sorta di neo intersindacale medica/infermieristica, (dove è da leggersi che la componente infermieristica viene al traino e un gradino sotto quella medica) e pare evidente che sul “governo clinico” la manipolazione della realtà è sempre all’ordine del giorno.
Da non credere, infatti, che la platea dei lettori di QS possa bersi l’ipotesi che “clinico” sotto intenda sempre un riferimento indissolubile alla classe medica, e nel contempo, quindi, che la professione infermieristica, altrettanto inesorabilmente, ne sia esclusa.
Nella pratica, una simile semplificazione non sarebbe azzardata nemmeno dall’altra metà dell’intersindacale e dai dirigenti che rappresenta. E’ questo deve anche far riflettere sul permanere di un retaggio culturale nei rapporti tra professionisti piuttosto che tra professioni.
I processi assistenziali devono essere gestiti nel primario interesse del raggiungimento, del mantenimento e della verifica della loro “qualità clinica”, e questo è possibile a condizione che i diversi livelli dell’organizzazione politico sanitaria ne siano parte diretta, integrante e non parcellizzata. “Qualità clinica” da intendersi come diagnostica-terapeutica-assistenziale-riabilitativa-educativa-tecnica-amministrativa-del management, e potremmo continuare. Una non esclude l’altra e tutte insieme chiudono il cerchio.
E’ veramente strabiliante, nel 2015, che ci siano ancora sacche di mentalità paramediche – e ancor di più che tali mentalità siano proprie di un infermiere, segretario nazionale di una associazione sindacale di categoria –adagiate all’idea del “governo clinico al medico e della gestione integrata delle cure all’infermiere”, e addirittura compiacenti al punto tale da “sedersi intorno ad un tavolo e discuterne”. Ma discutere di cosa? E’ una follia concettuale ferma al 1974.
Fortunatamente, per le professioni infermieristiche del III° millennio non parrebbe praticabile alcun arretramento rispetto alla strada intrapresa dopo averla tracciata al proprio interno e rifuggendo indicazioni di qualsiasi forma e sostanza da chiunque in quanto terzo, sia esso un ideologo o un paramedico: competenze specialistiche con una accelerazione rispetto allo stesso Comma 566 ormai incardinato in più di un passaggio normativo e cogente anche per l’intersindacale medico/infermieristica. Se ne facciano una ragione.
La nostra vituperata istituzione nazionale infermieristica mantiene intatte le potenzialità e capacità di autogoverno della professione che rappresenta, e nel darsi regole proprie in completa autonomia ed onestà intellettuale consegue la contaminazione, l’interazione e l’integrazione con altri punti di vista ma sempre nell’ottica di una gestione condivisa dei processi per il raggiungimento degli obiettivi. Nessuna imposizione dall’alto, ma nemmeno atteggiamenti in posizione prona, che sia chiaro. Se poi reciproche influenze saranno capaci di migliorare le performance nelle relazioni inter-pares a vantaggio dei fruitori ultimi dei servizi, ben vengano.
I tuttologi che ambiscono ad occuparsi di organizzazione del lavoro, contrattazione nazionale regionale e decentrata, massimi sistemi, PSN, PSR, atti aziendali, linee guida, protocolli, scendiletto e giardinaggio, dovrebbero provare a fare delle scelte e misurarsi solo in ciò per cui, in massima parte, sentono di poter dare un contributo.
E’ da rispedire al mittente, senza se e senza ma, che l’evoluzione professionale sia materia direttamente collegata solo al suo preventivo riconoscimento economico: è da prendere atto che l’incessante e spesso autonomo sviluppo professionale, intellettuale e tecnico dei professionisti in sanità è, prima che un dovere degli attori della contrattazione, un diritto dei lavoratori infermieri esperti o specialisti a vederselo certificato.
Infatti, un più efficace e qualificato “governo clinico” per il tramite di funzioni in ospedale, nel territorio o a domicilio, è possibile per le molteplici competenze di cui si occupano già tutt’oggi queste professionalità, avendo sviluppato approfondite ed avanzate conoscenze e appunto abilità in particolari contesti assistenziali, diagnostici e terapeutici. Agli infermieri esperti e specialisti è arrivato il momento di assegnare loro un’identità ed un ruolo nell’ambito dell’organizzazione del SSN.
Concludendo che:
1) la cornice dell’esercizio professionale infermieristico è promossa dalla sua massima rappresentanza istituzionale e il quadro normativo definito dal legislatore;
2) quanto ne consegue in tema di riconoscimento ed inquadramento economico è delegato alle parti della contrattazione collettiva, dove non hanno un ruolo nè la ns. istituzione né il legislatore;
3) in accordi integrativi non è precluso già oggi il recepimento della valorizzazione delle capacità dei dipendenti, il riconoscimento della professionalità acquisita e della qualità delle prestazioni individuali e dei servizi erogati;
4) tutto il percorso di concertazione e di condivisione tra infermieri e medici e loro rappresentanze professionali, scientifiche e sindacali per delineare le competenze avanzate e specialistiche è già tratteggiato nella forma più democratica e dinamica possibile e contenuta nella proposta di accordo condivisa dal Ministero della Salute e Regioni ormai assunto a norma primaria con il mitico Comma 566,
dimostrino alcuni dei soggetti della contrattazione, quando riusciranno, cosa come e con quali impegni dare risposte al riconoscimento di una situazione di fatto come l’ineludibile evidenza che i professionisti infermieri e sanitari in tanti contesti sono già ora al servizio del sistema sanitario nazionale con competenze avanzate senza che l’intersindacale medico/infermieristica se ne sia ancora accorta.
I dispensatori di consigli altrui farebbero bene a guardarsi in casa propria, ad iniziare dalla “qualità” e dal “governo” dei contratti decentrati.
Graziano Lebiu
Presidente IPASVI Carbonia Iglesias