HIV/Aids. Se ad alimentare lo stigma è il personale sanitario

HIV/Aids. Se ad alimentare lo stigma è il personale sanitario

HIV/Aids. Se ad alimentare lo stigma è il personale sanitario

Gentile Direttore,
è di due giorni fa il caso di una persona che si è presentata al pronto soccorso dell’Ospedale SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria per un mal di testa e che è uscito dal reparto di malattie infettive con un’anamnesi discriminatoria e pregiudizievole. In Italia è vero che l’omosessualità non è legalmente depatologizzata motivo per cui all’anagrafica sanitaria si può consentire la raccolta di dati sensibili ininfluenti e privati soprattutto in presenza di personale sanitario ancora aderente a questa “scuola di pensiero”.
 
L’OMS (l’organizzazione mondiale della sanità) ha cancellato questo criterio dalla lista delle malattie mentali nel 1990 mentre in Italia la situazione è ancora a questo punto. Ma ancora più deplorevole è il fatto che in base a questo dato personale sia stato proposto il test per l’HIV senza quindi nessuna base scientifica che correlasse sintomatologia e necessità di esecuzione del test. Il proprio orientamento di genere non costituisce scientificamente fattore di rischio bensì sono i comportamenti sessuali non protetti a dover suggerire ai medici la possibilità di eseguire il test dell’HIV.
 
Questo episodio non fa altro che confermare la ricerca socio-scientifica, sostenuta dal Ministero della Salute, fatta in Italia nel 2011 dal titolo “Stigma: discriminazioni socialmente trasmissibili” condotta da NPS Italia Onlus, dall’Università di Psicologia Applicata di Padova e dalle associazioni di lotta all’Aids, in cui si afferma che le maggiori discriminazioni verso le persone con Hiv provengono dal settore socio-sanitario.
 
Se solo venisse applicato l’attuale PNAIDS (Piano Nazionale AIDS) che prevede un capitolo specifico, nel quale abbiamo personalmente lavorato come NPS Italia Onlus, dal titolo “La formazione degli Operatori coinvolti nella realizzazione delle attività del PNAIDS” avremmo già un inizio di lavoro che per ora aspetta di essere messo in pratica; non è possibile che le competenze che abbiamo messo a servizio della comunità e che hanno prodotto documenti operativi come questo restino chiusi nei cassetti degli uffici ministeriali.
 
È anche di questi giorni la notizia che uno stabilimento balneare della provincia di Bari ha rifiutato gli ospiti della casa alloggio per persone con HIV/Aids Raggio di Sole ai quali è andato tutto il nostro appoggio e la nostra solidarietà di lotta allo stigma; la questione è ruotata intorno ad argomentazioni pregiudizievoli per cui la condizione sierologica è legata a un immaginario tipico degli anni ’80. Tutto ciò è sintomo di un clima generale mal disposto verso le persone con HIV, causato dalla totale disinformazione prodotta dal silenzio intorno a questa patologia di cui non si parla più in termini di attualità scientifica.
 
Dagli anni ’80 ad oggi i cambiamenti e i successi sono stati unici e impareggiabili tanto che ora che le persone con HIV hanno un’aspettanza di vita pari alle persone sane; inoltre le persone in cura aderenti alla terapia antiretrovirale (ovvero le persone che si curano regolarmente) non trasmettono più il virus dell’HIV secondo il principio oggi definito U=U ovvero non rilevabile= non trasmissibile.
 
Per concludere in Italia abbiamo una legge che ci tutela la 135/90 e che all’art. 5 comma 1 recita “gli operatori sanitari che, nell'esercizio della loro professione, vengano a conoscenza di un caso di AIDS, ovvero di un caso di infezione da HIV, anche non accompagnato da stato morboso, sono tenuti a prestare la necessaria assistenza adottando tutte le misure occorrenti per la tutela della riservatezza della persona assistita” e che in casi come questo viene puntualmente disattesa.
 
Porteremo questi casi all’attenzione della Ministra nell’ambito dei compiti assegnati al CTS gruppo M sezione del volontariato lotta all’Aids, per concordare un’azione congiunta di intervento contro questi casi di discriminazione.
 
Dott.ssa Margherita Errico
Presidente di NPS Italia Onlus

15 Luglio 2019

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