I dazi di Trump sui farmaci: molti probabili danni, vantaggi dubbi

I dazi di Trump sui farmaci: molti probabili danni, vantaggi dubbi

I dazi di Trump sui farmaci: molti probabili danni, vantaggi dubbi

Gentile direttore,
i dazi reciproci del 25% sull’import promessi da Trump, per i farmaci riguardano un imponibile di 306.4 miliardi di dollari, di cui 94.4 per gli importati negli USA, 212 per quelli “reciproci” provenienti dagli USA (fonte: COMTRADE 2025, valori 2023 sui prodotti finiti)

Il 25% varrebbe quindi globalmente 76.6 miliardi di dollari l’anno, che le industrie farmaceutiche pagherebbero agli erari di USA (23) e dei Paesi di import dagli USA (46.6), in un macroscopico trasferimento finanziario dall’industria agli Stati.

Abbiamo calcolato che gli USA incasserebbero 23 miliardi di dollari, l’EU-27 12, la Germania 3.05, l’Olanda 2.27, CAN 1.29, UK SP 1,28, B 1.16, IR 1,13, IT 0,79, CH 0.79, FR 0.48

La misura di Trump mira a riportare i produttori negli Stati Uniti così da essere esentati dal nuovo balzello. Vanno tuttavia considerati alcuni aspetti e possibili conseguenze.

I dazi di frontiera, un medievale “permesso di passaggio”, sono una spesa a zero valore aggiunto, senza corrispettivo, antitetici al basilare “principio del beneficio”.

Si rischia un ingente effetto inflazionistico: i rilevanti costi daziari aggiuntivi a carico delle Industrie farmaceutiche verrebbero ineluttabilmente trasferiti da queste sul prezzo finale dei loro beni e quindi riversati sull’acquirente finale.

Che però nel farmaceutico sono le sanità pubbliche monopsonistiche, ovvero gli Stati, gli stessi che avevano incassato i dazi (USA inclusi con Medicare, Medicaid, Veterani, infanzia disagiata e gli altri programmi di assistenza pubblica)

In altre parole, con i dazi reciproci di Trump sui farmaci, gli Stati prendono con la mano destra le gabelle aggiuntive, per restituirle, almeno in parte, con la sinistra per i prezzi di rimborso aumentati dalla spirale inflazionistica che gli stessi dazi avranno generato.

Con, nel mezzo, le maggiori difficoltà delle “AIFA” degli Stati nel dovere negoziare-calmierare i prezzi di rimborso divenuti più elevati richiesti dalle industrie proprietarie come reazione ai costi aumentati dall’aggiunto carico fiscale: anche in questo la dicotomia del legislatore, alza i prezzi con la destra e li abbassa con la sinistra

Inoltre, il suddetto effetto inflazionistico sarebbe a spirale: prezzi più elevati, maggiori i dazi da pagare, quindi prezzi ancora più su e così via a crescere, in una pericolosa escalation che ad un certo punto richiederebbe interventi normativi che imporrebbero in modo direttivo regole calmieratrici anti-mercato a loro volta potenzialmente foriere di ulteriori distorsioni e anomalie

Alcuni prodotti diventerebbero non più profittevoli e quindi a rischio di essere ritirati dalle rispettive industrie. Conseguenze anche nella filiera sia a monte, globale per contributo al prodotto finale (principi attivi API, semi-lavorati e indotto da Paesi diversi) sia a valle nello sbilanciamento su accesso, prezzo e rimborso e quote di mercato, per non parlare degli effetti ricerca e sviluppo ovvero sull’innovazione

Ultima riflessione sulle rilocazioni negli USA, obiettivo di Trump nell’imporre la sua gabella del 25%: trasferire impianti ed headquarters richiede tempo (forse più dello stesso mandato presidenziale), investimenti e poi costi di gestione ordinaria sicuramente più elevati in USA rispetto a quelli attuali nei Paesi a basso costo, infatti, appositamente scelti dalle industrie (costo del lavoro, damping sociale e ambientale, aree “Tax-shelter”, ecc.)

In sintesi, tra discutibile effetto rilocazione in USA, a fronte dell’effetto inflazionistico a spirale, incassi daziari per gli erari-Stati minimizzati dai rimborsi a prezzi inflazionati, impatto negativo sulla filiera, sulle dinamiche di mercato e sugli investimenti in innovazione, i dazi di Trump, sembrano fare solo grandi danni. Dazi, per abusare di una vecchia battuta da Commedia all’Italiana, amari.

Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria

27 Febbraio 2025

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