Il caso Cecchettin e le soluzioni immediate

Il caso Cecchettin e le soluzioni immediate

Il caso Cecchettin e le soluzioni immediate

Gentile Direttore,
quando compaiono fatti a forte impatto emotivo, come la tragica vicenda di Giulia Cecchettin, è facile rivolgersi alle istanze più immediate che offre il senso comune e la psicologia popolare, anche se non sono necessariamente le soluzioni più affidabili.

Le riflessioni su quanto accaduto hanno portato infatti a due versanti popolari di interpretazione ed intervento, peraltro non facilmente integrabili.

Da una parte chi ha sottolineato come non si tratti di un caso isolato, ma solo della realizzazione drammatica ed estrema di un atteggiamento di prevaricazione maschile di cui è fortemente intrisa la nostra realtà sociale. Questo lettura porta allora a ritenere che sia da agire su questi meccanismi culturali, operando con interventi mirati ad un processo informativo/educativo, dove la scuola svolge un ruolo prioritario. L’idea è sicuramente importante, ma è necessario guardarsi dalle trappole delle facili scorciatoie basate sul senso comune, che suggerisce che qualche ora di formazione nelle scuole possa avere un qualche risultato. I meccanismi con cui le persone modificano i loro atteggiamenti sono molto più complessi e in genere lontani da quello che si potrebbe pensare come soluzione ovvia ed intuitiva.

Se si ha la umiltà di guardare cosa è stato fatto nel mondo e con quali risultati, si scopre che purtroppo i risultati di approcci di questo tipo hanno molti limiti. Una importante metanalisi fatta recentemente (Lee, Bouchard & Wong, 2023), partendo da oltre 12.000 lavori sul problema e selettivamente ridotti ad un centinaio per affidabilità scientifica, implicanti varie modalità di approccio, mostra che interventi di questo tipo hanno risultati contrastanti, agendo in genere poi più sulla conoscenza del problema che su un cambiamento effettivo di atteggiamento e la induzione di comportamenti conseguenti; tutto questo inoltre con risultati temporanei.

Questi dati ci suggeriscono che un intervento preventivo deve esser accuratamente studiato, tenendo conto dei risultati delle varie metodologie intraprese, e che i risultati sono comunque modesti e non possono suscitare in nessun modo la fantasia che con questo si sia inciso realmente sul problema. C’è una intera cultura appunto da affrontare ed in questa la scuola, per quanto importante, è solo una componente, sapendo poi che modificare atteggiamenti e comportamenti raramente passa per puri aspetti informativi o qualche intervento esperienziale.

Il secondo estremo, a mio parere poco compatibile con il primo, a meno che non si intenda trasformare in tratti clinici un intero aspetto sociale, tende a patologizzare questi comportamenti, costruendo la facile equivalenza della follia con l’orrore che questi suscitano e con gli aspetti di distanza ed incomprensibilità che per fortuna ancora conserviamo nei loro confronti.

Sorge allora l’inevitabile attribuzione di competenze ai Servizi di Salute Mentale, e la conseguente accusa di inerzia. In realtà – a mio parere – un approccio di questo tipo ha tre fragilità: la prima è che i servizi di salute mentale attualmente sono, ahimè, servizi di psichiatria e come tali si occupano di patologie psichiatriche, nel cui ambito solo alcuni comportamenti antisociali, o immorali o di “sragione” sono collocabili.

Il secondo è che le norme attuali offrono pochi strumenti per valutare ed intervenire su situazioni che non siano una conclamata manifestazione di patologia mentale, offrendo il paradosso che si invita a segnalare i problemi senza che siano dati gli strumenti per intervenire.

Ed il terzo è che, allo stato attuale delle conoscenze, non si sa molto circa una possibile reale prevenzione di aspetti patologici psichiatrici che non siano una diagnosi precoce, con tutte le difficoltà che questa comporta e con tutti i limiti, di risorse, conoscenze ed esiti, che emergono per gli interventi in questo ambito.

Credo che di fronte a queste tragedie occorra prendere atto che certe risposte immediate possono probabilmente tranquillizzarci che facciamo qualcosa, ma senza tuttavia offrire quella efficace soluzione che vorremmo.

Andrea Angelozzi
Psichiatra

24 Novembre 2023

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